La casa di un altro mondo: piccole storie per grandi temi

La casa di un altro mondo

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambiamento della letteratura per l’infanzia, che cerca -giustamente- di stare al passo con i tempi e con le trasformazioni della nostra società. Non solo sono nate case editrici specializzate in libri per bambini ma alcune hanno dei cataloghi molto interessanti che toccano tematiche complesse e delicate. Trovo questo passaggio notevole e di grande importanza: con un mondo che diventa sempre più difficile da saper leggere e interpretare, è fondamentale che, fin da piccoli, ci si eserciti ad aprire la mente, lo sguardo e il cuore. Ecco quindi che troviamo libri sull’educazione gender, che parlano di bullismo, di integrazione, di immigrazione…il tutto attraverso immagini colorate, parole semplici perchè poi non servono paroloni per spiegare ai bambini. Sono molto più bravi di noi su certe cose.

Il libro di cui vi parliamo oggi si inserisce proprio in questo filone. La casa di un altro mondo (MondadoriRagazzi) scritto da Małgorzata Strękowska-Zaremba e tradotto in italiano da Raffaella Belletti, affronta una questione complicata, delicata e che ha assolutamente bisogno di trovare il suo spazio: la violenza domestica.

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Wioletta Greg – Un frutto acerbo

Un frutto acerbo Wioletta Greg

Nata in un paesino della Slesia nei pressi di Częstochowa, la 46enne Wioletta Grzegorzewska ha scelto di abbreviare il proprio cognome per venire incontro alle difficoltà dei lettori anglosassoni nel pronunciarlo. Una decisione controversa, ma che sembra averle dato sinora ragione visto il successo di critica ottenuto Oltremanica tanto dalla sua poesia quanto dalla sua prosa. Avere rinunciato al proprio cognome per le esigenze del mercato editoriale, non ha tuttavia interrotto in alcuna maniera lo stretto legame fra Grzegorzewska e la Polonia. Basti ricordare che l’autrice continua a scrivere e pubblicare in polacco – sia poesia che narrativa – nonostante viva da vari anni in Inghilterra, fra l’Essex e l’isola di Wight.

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Karol Omyła – Storia di un soldato polacco della Grande guerra

Karol Omyła

Lo spazio letterario della prima guerra mondiale ha delle coordinate ben precise. Nonostante non sia mai stata trattata e analizzata quanto la seconda, la Grande guerra conserva un posto nell’immaginario collettivo, costruito anche attraverso diari, romanzi, testimonianze più o meno letterarie.

C’è il ritratto crudo e drammatico che ne ha fatto il tedesco Remarque nel suo Niente di nuovo sul fronte occidentale, o quello ironico e grottesco del ceco Hašek che con Il buon soldato Sc’vèik ha creato evocazioni talmente solide e riconoscibili che persino chi non l’ha mai letto lo riesce a inquadrare. Per non parlare delle raccolte di lettere, i memoriali, i diari e i romanzi più o meno riusciti che di quella guerra tragica raccontano gli aspetti patriottici e i grandi panorami internazionali, a volte con tono di denuncia, altre volte con lo sguardo edulcorato della prospettiva a distanza.

Nell’ottobre del 2019, l’editore polacco Wydawnictwo literackie ha dato alle stampe il diario di un soldato della Grande guerra. Il titolo suona più o meno così: “Breve storia di un soldato qualsiasi della guerra europea” (Krótki życiorys pewnego żołnierza z wojny europejskiej), dove la guerra europea è ovviamente la prima guerra mondiale e il soldato qualsiasi è Karol Omyła, un sottufficiale polacco dell’esercito asburgico. È un diario straordinariamente interessante per la prospettiva che pone e il modo di raccontare le vicende.

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Il fantasma di Cracovia – storia di un serial killer della PRL

Mazurkiewicz - il fantasma di Cracovia

L’hanno chiamato il fantasma di Cracovia o l’assassino elegante. In un libro la storia del serial killer più feroce del Novecento in Polonia – di Salvatore Greco – Un giorno di settembre, un uomo di nome Stanisław Łobudziński arriva all’ospedale di Solec a Varsavia a bordo della sua Opel Olympia.…

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Kastor – il volto noir della Polonia anni ’90

Kastor

Dicono quelli bravi: il noir è un genere brillante nel modo in cui, con il pretesto di una storia criminale, racconta ambizioni e paure di uno spaccato di società. Se crediamo a questa prospettiva, allora Kastor di Wojtek Miłoszewski (W.A.B. 2018) è davvero un grande noir e un romanzo che tutti dovrebbero leggere per conoscere la Polonia di oggi. Un titolo in grado di fare compagnia a scaffale a gente come il nostro Massimo Carlotto, per dirne una.

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Esorcizzare il passato per vivere il presente – A tu per tu con Jacek Dehnel

Dehnel

Jacek Dehnel è, senza mezzi termini, uno dei migliori scrittori polacchi viventi. Il suo primo romanzo, Lala, è uscito nel 2006 garantendo al suo autore un grande successo in patria e all’estero, considerate le numerose edizioni in lingue straniere. Compresa quella italiana, uscita nel 2009 per Salani nella traduzione di Raffaella Belletti e con il titolo di Sotto il segno dell’acero. Lo stile di Dehnel, maturato negli anni, si fonda su una ricchezza linguistica fuori dal comune e sulla capacità di trarre verità complesse e attuali da narrazioni apparentemente distanti dalla quotidianità.

Il suo ultimo romanzo, A z naszymi umarłymi (E con i nostri defunti, i diritti per l’Italia sono rappresentati da Nova Books Agency), uscito per Wydawnictwo Literackie nel 2019, compie proprio un esperimento estremo in questa direzione ponendo in modo originale e sconvolgente il tema del rapporto della Polonia con il proprio passato e l’idea che ha di sé stessa: il risveglio dei morti, in forma di zombie, in un cimitero fuori Cracovia.

Di questa scelta coraggiosa, e di tutto un modo di concepire la letteratura, abbiamo parlato direttamente con Jacek Dehnel che ci ha concesso questa ricca e interessante intervista.

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Stramer – vita e sorti di una famiglia di ebrei polacchi

Stramer

Nathan Stramer torna a Tarnów per amore. O perlomeno è quello che racconta a sé stesso. Di certo, appena rimette piede in Polonia è a una donna che pensa, la bella Rywka. E la sposa. Anche se è tornato dall’emigrazione con le pive nel sacco, è sempre all’America che pensa. Immagina business strampalati, impreca in inglese, nelle difficoltà della vita quotidiana nella provincia polacca ripensa al fratello Ben, che in America ci è rimasto. E nel frattempo mette su famiglia. La piccola casa in cui abita con Rywka nella parte più povera del quartiere ebraico di Tarnów si riempie di bambini: Rudek, Salek, Hesio, Rena, Wela, Nusek. Sono loro gli eroi involontari di questo grande romanzo di Mikołaj Łoziński, premiato come miglior libro del 2019 da Magazyn Książki. Sono loro gli Stramer.

I lettori italiani più attenti alle cose polacche sparse qua e là forse ricorderanno il cognome di Łoziński dal momento che i tipi di Atmosphere libri hanno pubblicato nel 2015 il suo romanzo d’esordio, Libro, nella traduzione di Laura Rescia. In quel primo romanzo, Łoziński stendeva le vicende di tre generazioni di una famiglia polacca di religione ebraica che parte da prima della guerra, passa per i sopravvissuti all’Olocausto e arriva fino al marzo ’68, ultima pagina nera del destino degli ebrei polacchi. Con Stramer, Łoziński resta negli stessi climi, fa un passo indietro nel tempo e uno avanti nella sua capacità letteraria, sfornando uno dei libri migliori degli ultimi anni.

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Brucio Parigi – manifesto rivoluzionario di un futurista polacco

Brucio Parigi

Chissà cosa devono aver pensato i borghesi parigini la mattina del 20 febbraio 1909 sfogliando la copia appena acquistata di Le Monde. Perché proprio quel giorno, lo storico quotidiano francese ospitò questa e altre affermazioni incendiarie, provocatorie e violente firmate da un poeta italiano ancora poco noto e sotto un titolo che annunciava un movimento nuovo sulla scena letteraria: Manifesto del futurismo.

Sappiamo bene invece cosa pensarono quegli stessi borghesi parigini quasi vent’anni dopo, nel 1928, quando sulla rivista L’Humanité apparve a puntate un romanzo ispirato da quei concetti di futurismo e che parlava della distruzione della città venerata per definizione, la loro Parigi. Sdegno, raccapriccio, e la volontà di cacciare l’autore di quell’opera così dissacrante. Il libro in questione si intitolava Palę Paryż, era firmato da un polacco che si faceva chiamare Bruno Jasieński e oggi finalmente possiamo leggerlo in italiano, nella traduzione di Alessandro Ajres uscita per i tipi di Miraggi edizioni, con il titolo di Brucio Parigi.

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Dieci libri dagli anni Dieci – titoli che hanno cambiato la Polonia

Mi scuso preventivamente con tutti coloro i quali, aprendo questo articolo, avranno mescolato la curiosità a uno sbuffo di impazienza verso l’ennesima lista di fine anno. La verità è che il passaggio di decina nel conto degli anni e delle cose umane suggerisce, se non addirittura impone, uno sguardo di prospettiva, a prescindere da quanto questo carico di simboli sia legittimo.

Di certo gli anni tra il 2010 e il 2019 per la Polonia sono stati tante cose diverse: sono stati il primo decennio vissuto interamente dentro l’Unione europea, hanno mostrato una costante ma asimmetrica crescita economica, hanno introdotto nel dibattito temi nuovi come ecologia e migrazioni, hanno preparato e poi celebrato il centenario della riconquistata indipendenza (1918-2018).

In letteratura il simbolo di questi anni Dieci sarà quasi inevitabilmente il Nobel tornato in Polonia, nelle mani e con la penna di Olga Tokarczuk. Sarebbe ingrato tuttavia rinchiudere le gemme letterarie del decennio nel bozzolo di un –pur meritatissimo e celebratissimo- successo internazionale. Quelli che salutiamo sono stati dieci anni di libri che hanno trasformato, ognuno a modo suo, il panorama letterario. Alcuni entrandoci a pieno titolo, altri infilandosi di straforo dalla porta di servizio.

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