Il mundial di Karol – La banda dei quattro (estratto)

Il mundial di Karol

Pubblichiamo oggi in esclusiva, su concessione di Alba Edizioni, il capitolo La Banda dei quattro tratto da Il mundial di Karol, libro di Alberto Bertolotto dedicato alla nazionale polacca ai mondiali di Spagna del 1982. Il capitolo tratta nel dettaglio la storia nota come “l’incidente di Okęcie”, un incidente diplomatico consumato il 28 novembre 1980 all’aeroporto di Varsavia prima del match di qualificazione contro Malta che la Polonia avrebbe dovuto giocare per raggiungere la fase finale dei campionati del mondo di due anni più tardi.

Tratto da Il Mundial di Karol di Alberto Bertolotto, Alba Edizioni, codice ISBN: 9788899414412

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Disneyland (Stanisław Dygat) – estratto in italiano

Dygat Disneyland

Estratto in italiano del romanzo Disneyland di Stanisław Dygat – di Stanisław Dygat, traduzione italiana a cura di Francesco Annicchiarico – CAPITOLO  II Mio padre era un terribile imbranato. La cosa ebbe una certa ripercussione su di me, perché un bel giorno se ne uscì dicendomi che essere imbranati non…

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Dygat, Dygat, sempre Dygat

Dygat Disneyland

Di quella lista mi restò impresso il nome Dygat, Stanisław, scrittore varsaviano, ricordato perlopiù come autore de Il lago di Costanza (titolo approssimativo, trattasi del celebre Jezioro Bodeńskie). Scrittore varsaviano. Dygat.

Occhio a Wikipedia:

Stanisław Dygat, classe 1914, morto a Varsavia nel 1978. Fu autore di sei romanzi (tra questi Podróż, graziato da una meravigliosa traduzione di Feltrinelli nel 1960, con il titolo Il viaggio) e alcune raccolte di racconti che segnarono un’epoca. O forse no, non segnarono quell’epoca di martiri e soffocamenti, ma ne parlarono con borghese distacco, quasi ignorandola. Da uno dei suoi libri, Disneyland, venne tratto un film ritenuto classico, Jowita, per la regia di Janusz Morgenstern nel 1967.

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Katarzyna Bonda: anche la Polonia si tinge di giallo

Bonda PoloniCult

Che ognuno abbia il suo genere preferito, è un dato di fatto. Personalmente non leggo i gialli da quando ho undici anni perché hanno perso ogni attrattiva e stimolo. Ho però fatto un’eccezione quando mi sono stati proposti i due volumi editi da Piemme di Katarzyna Bonda la quale è stata definita la “risposta polacca a Jo Nesbø”; volevo capire il motivo di così tanta popolarità. Insomma, ero curiosa e ad una prima lettura della trama, mi sembrava potessero risultare interessanti, specie per gli elementi storici presenti nei testi. Oggi vi presenteremo Non esistono buone intenzioni e Nessuna morte è perfetta usciti per Piemme nella traduzione rispettivamente di Walter Da Soller e Laura Rescio.

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Cronache dal confine di Meekhan (estratto in italiano) – R. Wegner

Wegner Meekhan

Gli Shadoree sbucarono proprio da dove ci si sarebbe aspettato. Dodici uomini carichi come muli sopraggiunti dal bosco, diretti al versante orientale del pascolo. Si fermarono sul limite della foresta. Avevano l’aspetto di chi ha camminato per giorni senza fermarsi, sporchi, non rasati, affannati. Scendeva la sera e avevano il sole che gli brillava dritto di fronte, e la distesa del pascolo, delicatamente ondulata e ricoperta di neve fresca, dava una sensazione di pulito e di conforto. Li illudeva con la speranza di essere il tragitto più semplice e senza pericolosi trabocchetti.

Ovviamente mentiva.

Il primo degli uomini mise qualche passo in avanti, affondando nello strato soffice fino al ginocchio. Era chiaro che la neve risaliva solo alla notte precedente. L’uomo si sistemò meglio il grosso sacco che portava sulle spalle, sbraitò qualcosa al resto dei suoi e continuò ad avanzare, nell’idea di tagliare attraverso il pascolo, per la strada più breve. Gli altri lo seguirono a distanza di qualche passo. Un centinaio di passi dopo la guida si fermò, col respiro pesante, e fece segno al secondo della fila di sostituirlo. Attese che tutto il gruppo gli passasse davanti, prima di sistemarsi dietro. Cento passi dopo seguì un’altra sostituzione, poi un’altra ancora. Per essere uomini che avevano un’intera notte di cammino alle spalle, mantenevano un ritmo piuttosto elevato. Erano a metà strada, un quarto d’ora dopo.

E fu in quell’istante che furono traditi.

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Benvenuti a Meekhan – l’onda fantasy che viene dalla Polonia

Impero. Quante immagini, quanti simboli questa parola è in grado di evocare nella mente di ognuno. Un concetto di fronte alla cui ampiezza persino il vocabolario Treccani, sinonimo quasi religioso di esattezza, sembra vacillare. Cito: 1. letter. In senso ampio, potere assoluto, autorità piena, incontrastata. Tutto vero, ma sufficiente? L’impero è il sinonimo di una grandezza impossibile da abbracciare a occhio nudo, di un’ambizione di grandezza che -come pochissime altre cose umane- ha valicato le generazioni, le epoche, le trasformazioni tecnologiche e i cambi di paradigma filosofico. È una provocazione, o forse no, dire che poche cose al mondo ritraggono l’umano come la sua tendenza a voler creare (o distruggere) un impero. E forse è per questo che Robert Wegner ha deciso di scrivere la sua maestosa saga attorno a un impero. Non uno di quelli esistiti, ma uno da lui inventato di sana pianta, l’impero Meekhan.

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Uomini renna – Mariusz Wilk sulle tracce dei Sami

Wilk

Sulle pagine di PoloniCult il reportage ha da sempre un ruolo dominante. Lo ha perché quello che si raccoglie attorno alla definizione di literatura faktu è un mondo amatissimo dai lettori polacchi, fatto di sfumature scrittorie che raccolgono spunti tipici della letteratura di viaggio, del giornalismo d’inchiesta oltre a molti altri stimoli accomunati dalla definizione di non-fiction.

Ultimamente il termometro del genere, fatto di misurazioni rigorose come le vendite e la critica ma anche di misurazioni più alla buona fatte osservando quello che la gente legge sul tram, pare promuovere un tipo di reportage più puramente giornalistico, in cui l’autore quasi si vergogna di apparire o forse è semplicemente chiamato a nascondersi dietro le quinte della storia che racconta. Tuttavia, senza scomodare necessariamente Ryszard Kapuściński, il grande fascino di questa corrente letteraria passa anche da autori che hanno deciso di essere voce e portavoce delle proprie storie, di raccontarle dall’interno guadagnando in intensità narrativa e fascino della testimonianza quello che potrebbero aver perso in rigorosità.

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Messer Taddeo – voci in poesia dalla tradizione

Messer Taddeo PoloniCult

Ci si può avvicinare – ed innamorare – alla Polonia in diversi modi. Chi ci arriva tramite l’università perché ha scelto consapevolmente (!) di studiarne lingua, storia e letteratura, si ricorderà benissimo di quel momento in cui, per uno degli esami, ha dovuto leggere Pan Tadeusz di Adam Mickiewicz… Fu il primo testo polacco con il quale mi cimentai. E se la mia carriera da polonista fosse dipesa solo da quel libro, probabilmente sarei finita a fare altro. Fortunatamente venni coraggiosamente salvata dal suo libro più antitetico, Ferdydurke. Qualcuno potrà anche ribattere che neppure Gombrowicz scherza in fatto di semplicità e leggerezza, e sono anche d’accordo, ma il caro Messer Taddeo lascia il segno… un po’ come Manzoni con I Promessi Sposi, quelle letture scolastiche obbligatorie che proprio non digerisci. Per fortuna venne in mio soccorso il film di Wajda…

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Della modernità o la società “cuculizzata”

Marciszuk

“Qualcuno” un po’ di tempo fa scrisse un libro il cui titolo era Cattiva maestra televisione. Se Karl Popper fosse ancora vivo, cosa direbbe davanti all’onda distruttiva rappresentata da media e social network? Forse, la televisione è il minore dei mali in questa società narcisistica fondata sull’apparire e sull’avere…

In Quaderni per una responsabilità pedagogica, Katarzyna Marciszuk ci parla di questo e di molto altro. Saggista e studiosa biscegliese di origini polacche, ha da pochissimo pubblicato per Monetti Editore una breve raccolta di saggi volta a fare una critica costruttiva di alcuni elementi caratteristici della modernità – o submodernità – in cui viviamo. I Quaderni sono quattro testi di una manciata di pagine l’uno che ci presentano tematiche diverse ma legate tra di loro non solo perché trattano dell’uomo, ma perché parlano della perdita (o del rischio di perdita) dell’uomo all’interno di un sistema di eccessi che lo incastra e lo immobilizza cuculizzandolo – per dirla con il termine che userebbe Witold Gombrowicz, autore che ritroviamo in uno dei saggi.

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