PoloniCult sotto l’albero – consigli per il Natale 2017

Puntuale come Babbo Natale il 25 dicembre, arriva l’articolo di PoloniCult sui consigli natalizi. È ormai una tradizione da queste parti e certamente non verremo meno quest’anno. Di lavoro ne è stato fatto parecchio, di libri ne sono stati letti molti (anche se la pila che attende sui nostri comodini è lunga il doppio) e fiumi di parole sono state scritti con cura. Anche quest’anno abbiamo cercato di portare a voi e sulla pagina una ben precisa selezione di testi secondo quelle che sono diventate le nostre linee editoriali. Oggi vi proponiamo un breve riassunto di quello che ci ha dato il 2017, un testo per categoria (più o meno) in modo da accontentare tutti i librofili. Ovviamente vi rimandiamo alla sezione Libri del sito per più titoli e per le recensioni.

Continua a leggere

Condivisioni 27

Le avventure di Sindbad il marinaio: una e mille fiabe sulla vita

Le avventure di Sindbad il marinaio - Lesmian

Che mi piaccia leggere è un dato di fatto o non sarei qui a scrivere di libri. C’è però una cosa che mi piace ancora di più ed è ascoltare storie – siano esse fiabe o resoconti di amici su viaggi bizzarri. Il massimo, poi, è mettere insieme le due questioni: ascoltare storie sui libri, su come i loro proprietari ne siano entrati in possesso, perché e in che modo siano legati ad essi. Purtroppo, la maggior parte delle volte entriamo semplicemente in libreria e compriamo un libro, o lo leggiamo per l’università, o lo chiediamo in prestito in biblioteca – a volte però, e chissà come mai questi poi diventano i nostri preferiti – taluni giungono a noi in modo bizzarro e si portano addosso storie colorate e avventurose. È il caso del libriccino di cui vi parlerò oggi: per ben due volte e da due persone diverse ho ascoltato cosa si cela dietro questo testo e posso dire che anche io ne sono entrata in possesso in modo del tutto inaspettato assicurando così un’altra avventura a questo piccolo tesoro – Le avventure di Sindbad il marinaio.

Continua a leggere

Condivisioni 42

O Canada! – il regno liberale dei balocchi visto dalla Polonia

Canada

I vari capitoli via via dedicati da noi di PoloniCult alla fertile vena del reportage polacco hanno gettato uno sguardo attento sulla capacità del reportage in Polonia di farsi osservatore e narratore anche di realtà geograficamente e culturalmente lontane dal Paese sulla Vistola. Un recentissimo esempio di questa felice tendenza è il libro da poco uscito per l’editore Agora a firma della giornalista di Gazeta Wyborcza Katarzyna Węzyk: Kanada, ulubiony kraj świata (Canada, il mio Paese preferito al mondo). Kanada, più che un libro uniforme, è una silloge di vari reportage in forma di feuilleton che l’autrice ha dedicato al Canada da inviata di Gazeta Wyborcza in seguito alla rielezione a Primo Ministro di Justin Trudeau. Nei fatti però l’elezione di Trudeau e il ritratto che ne consegue sono solo l’antefatto a un reportage che partendo da toni leggeri e frizzanti riesce poi ad approfondire temi profondi, complessi e talvolta non privi di un lato oscuro.

Continua a leggere

Condivisioni 9

Król – Alef (Traduzione italiana)

Król PoloniCult

Mio padre è stato ucciso da un ebreo alto e forte, un pugile del Maccabi Varsavia dalle braccia lunghe e le spalle massicce che adesso è in piedi, sul ring, per l’ultimo incontro della serata. È  l’ultima ripresa dell’incontro e lo sto seguendo seduto dalla prima fila. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non esisto. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non sono un uomo, non sono nessuno, io non sono qui, non esisto. Sono un magro povero figlio di nessuno seduto a osservare l’assassino di mio padre in piedi sul ring, bello e forte. Il mio nome è Moises Inbar, ho sessantasette anni. Ho cambiato cognome. Sono seduto alla macchina da scrivere e sto scrivendo. Non sono nessuno. Non ho neanche un nome vero.

Continua a leggere

Condivisioni 23

Krzysztof Kieślowski dietro le quinte

Kieslowski

Ridotta all’osso, è la trama del film di Krzystof Kieślowski Przypadek (Il caso, o Destino cieco), terminato nel 1981 ma uscito sei anni dopo causa rogne con la censura. Il film lo avremo probabilmente visto tutti, ma non a tutti sarà capitato di leggere, di pugno del regista, il soggetto. Oggi al lettore italiano si offre l’opportunità di sfogliare un’agile silloge di soggetti e sceneggiature kieślowskiane pubblicata per La nave di Teseo a cura di Marina Fabbri, dal titolo Il caso e altre novelle. Vi sono raccolte le sceneggiature narrative dei primi quattro lungometraggi e i progetti, anch’essi di qualche dignità letteraria, dei suoi documentari più importanti.

Continua a leggere

Condivisioni 25

Król – il re di Varsavia

Król PoloniCult

Eppure Twardoch è lo stesso autore di Morfina, di qualche anno prima. Un libro di quelli che restano, e che aveva avuto un successo clamoroso. Qui in Belgio, tra tutti gli expat  polonofili, e non siamo così pochi, nel 2012 non si era parlato d’altro. Tutti avevano acquistato o letto Morfina, e si parlava di questo autore in grado di mantenere alta la tensione per più di 400 pagine, che descriveva il rapporto tra narratore, sua moglie, sua madre e la sua amante viziato dalla sua dipendenza per la sostanza del titolo mentre Varsavia cadeva presa dai tedeschi, nel settembre 1939. Una lettura affascinante e disturbante, di sicuro successo.

Continua a leggere

Condivisioni 35

S. Banach – se da Cracovia si rifonda la matematica

Banach

Però qui nel 1916 siamo ancora nel cuore della Galizia, dentro quel grandioso esperimento di Europa Unita ante litteram che fu l’impero asburgico, in un luogo che fu il prodotto di una mitopoietica politica e antropica fiorita miracolosamente sullo spartiacque tra i due secoli, aperto agli apporti di popoli e culture multiformi. Tra Vienna, Leopoli e Cracovia una continua corrente d’idee fluisce vigorosa. Tutto può accadere.

Tant’è vero che noi che passeggiamo lungo i Planty non siamo gente qualsiasi, ma Władysław Hugo Dionizy Steinhaus, già allievo di David Hilbert a Gottinga, fondatore della scuola di matematica di Leopoli ed ivi professore all’università. E allora come non fermarsi di botto, come non abbracciare quei giovani, come non gioire di fronte al talento finora misconosciuto del più brillante tra loro, Stefan Banach, un autodidatta cui non mancava che l’incontro con un mentore capace di intuirne e svilupparne il genio?

Continua a leggere

Condivisioni 8

Kraków pod ciemną gwiazdą

Il testo che qui si presenta è opera di Krzysztof Jakubowski, divulgatore che ha dedicato non poche opere a Cracovia, tra le quali voglio ricordare un’interessante Kawa i ciastko o każdej porze, ovvero una storia delle caffetterie e delle pasticcerie della città del Wawel. La sua fatica più recente, il cui titolo è approssimativamente traducibile con “Il volto oscuro di Cracovia”, è una raccolta di brevi resoconti dedicati a singoli episodi criminosi che lì si sono verificati in un arco temporale che si estende dal 1885 al 1967. Il libro, edito da Agora nel 2016, è scandito da tre macrocapitoli, dedicati rispettivamente agli omicidi, alle truffe e a quei casi che hanno avuto, per ragioni diverse, implicazioni con la politica. Ogni capitolo si articola in svariati microparagrafi, ognuno dei quali racconta – sarebbe meglio dire “relaziona” – di un caso specifico.

Continua a leggere

Condivisioni 12

Żeby nie było śladów – Il racconto di una storia sbagliata

Zeby nie bylo sladow

In un giorno di maggio un diciannovenne decide di fare un giro in centro con un gruppo di amici per festeggiare la fine degli esami di maturità. Ritenuto troppo rumoroso e trovato senza documenti, viene fermato dalla polizia, condotto in commissariato per l’interrogatorio. Alle domande si alternano calci, pugni e manganellate. Il ragazzo, congedato, finisce velocemente in ospedale dove muore due giorni dopo. Nei giorni, mesi, anni successivi il dolore della famiglia e la volontà di giustizia di chi gli sta attorno si scontrano con la rete di omertà e autodifesa dei corpi di polizia e di chi li gestisce.

Continua a leggere

Condivisioni 24

Henryk Grynberg, Monolog polsko-żydowski

Monolog Polsko-Zydowski

Ma le violenze non esauriscono il dramma. Non lo esaurisce la stessa Shoah: i cui resoconti, certamente vitali per il dovere alla memoria di cui tutti gli uomini sono investiti, sono, paradossalmente, superflui. Il trauma, l’interrogativo, il confine tra prima e dopo congelato nell’incomprensibile è la svuotamento assoluto della Polonia dalla vita e dalla cultura ebraica. L’assenza, il vuoto, dove prima c’era un continuum inscindibile di identità ebraica ed identità polacca. Volutamente fraintendendo il senso di uno slogan che Kosinski fece circolare nel 1988 (“La Polonia è la nazione più spirituale d’Europa”), Henryk Grynberg usa la polisemia della parola duch per gridare che la Polonia è la nazione più popolata di fantasmi.

Continua a leggere

Condivisioni 21