Daniil Charms, il ritratto di un artista incompreso

Charms PoloniCult

Vorrei dedicare questo articolo di ESTensioni a Daniil Charms, autore che ho riscoperto di recente in modo del tutto casuale. Parlo di riscoperta, perché avendo trascorso la mia infanzia in Russia, sono letteralmente cresciuta con le poesie di Charms, Maršak e Majakovskij, come immagino la maggior parte dei bambini russi. Ho un vivido ricordo di un libro illustrato che ho consumato a furia di letture e riletture, zeppo di sottolineature e orecchie, un libro appartenuto ancor prima a mia mamma e mia zia. Avevo, tra l’altro, completamente rimosso il titolo del libro in questione e ho indagato durante la stesura dell’articolo: il libro si chiamava era ‘‘Что это было?’’, una raccolta di poesie di Charms edita a Mosca nel 1967.

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L’anima smarrita – se Joanna Concejo incontra Olga Tokarczuk

L'anima smarrita PoloniCult

Ogni volta che in Italia arriva un nuovo albo illustrato di Joanna Concejo è una festa: non solo per chi gli albi li studia e li colleziona, ma anche per quei lettori occasionali che si ritrovano a sfogliare le novità del settore.
Questo in parte perché la Concejo ha uno stile tra i più riconoscibili ed è impossibile non notarla: nata a Słupsk nel 1977, si è diplomata  all’Accademia di Belle Arti di Poznań nel 1998 ma è a Parigi, dove vive e lavora, che produce da più di un decennio i suoi albi. In Italia i suoi volumi sono tutti pubblicati da Topipittori, casa editrice milanese che è da anni un punto di riferimento per l’illustrazione per l’infanzia – e non solo.

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A spasso per la Moldavanka con Babel’

I racconti di Odessa Babel'

Nonostante la citazione iniziale, ogg non parliamo di musica bensì di Izaak Babel’ e del suo libbricino Racconti di Odessa ( Bur, 2012), un libbricino molto klezmer. Babel’, di famiglia ebraica, ce lo aveva nel sangue quel ritmo particolarmente salterino che caratterizza questo genere musicale. Nato a Odessa, scrisse I testi presenti nella raccolta tra il 1923 e il 1932 scegliendo proprio come ambientazione la Moldavanka – il quartiere ebraico della città. Odessa, all’epoca, doveva essere un luogo pieno di fascino come tutte le città portuali e quindi piena di vita, di colori, di odori, di lingue che si mescolavano, di etnie… come scrive Rossana Platone nell’introduzione ai Racconti: “all’origine del mito di Odessa c’è quello che la rende unica tra tutte le città russe, la solarità, l’eterogeneità dei suoi abitanti […]. terra ricca di promesse e di commercio, attira da ogni parte gente operosa e solerte in cerca di fortuna, e una folla di speculatori, gabbamondo, contrabbandieri, lestofanti a caccia di facili guadagni”.

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Tutti i russi amano le betulle: di integrazione e ricerca di un posto nel mondo

Tutti i russi amano le betulle

Tutti i russi amano le betulle, scritto in tedesco ed acclamato in Germania, dove è stato insignito del premio Klaus-Michael Kuehne e il premio Anna Seghers, con il suo titolo divertente e vagamente ruffiano, è il romanzo d’esordio di Olga Grjasnowa, giovanissima scrittrice dall’identità culturale fluida e multisfaccettata,  Edito in Italia da Keller editore, più che un romanzo, lo si potrebbe definire un’autobiografia romanzata dell’autrice, che trae liberamente ispirazione della sua esperienza, non esattamente lineare, di vita.

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Nozioni di base di Petr Král: un caleidoscopio della quotidianità

Petr Kral PoloniCult

Petr Král è uno scrittore e poeta ceco nato a Praga ed emigrato a Parigi nel 1968, dopo l’invasione sovietica. È stato una figura di spicco dell’editoria clandestina fiorita a Parigi nonché dell’intelligenza praghese antisovietica. Diplomato alla FAMU di Praga, ha contribuito a veicolare la cultura non ufficiale svolgendo l’attività di critico letterario e cinematografico, ma anche di interprete, traduttore e insegnante, dedicandosi alla scrittura di saggi, sceneggiature, diverse raccolte di versi in ceco e in francese tra cui Enquête sur des lieux (Flammarion, 2005). Ha contribuito anche alla traduzione e alla diffusione della letteratura ceca in Europa, curando importanti antologie come Le Surréalisme en Tchécoslovaquie (Gallimard 1983) e Anthologie de la poésie tchèque contemporaine 1945-2002 (Gallimard 2002).

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Nessuno pensa da solo

Lev Vygotskij PoloniCult

Vygotskij ebbe assieme l’onore e l’onere di vivere pressoché interamente uno dei periodi più complessi della storia russa e mondiale. Nato nel 1896 in una cittadina delle propaggini bielorusse dell’impero zarista, si trasferì presto a Mosca per i suoi studi di giurisprudenza conclusi nel 1917, data dalla cui evidenza simbolica è impossibile sfuggire. Gli anni successivi lo videro scalare numerose posizioni negli ambienti che contavano della psicologia e della pedagogia approfittando anche di un mondo -quello della nuova Russia socialista- ancora in assestamento geopolitico e alla ricerca di una sua identità definita. Fino al 1934, anno della sua morte per tubercolosi, il mondo non era pressoché per nulla a conoscenza di quanto Vygotskij aveva teorizzato, studiato e dibattuto in 17 anni di intensa attività e non lo sarebbe stato ancora per diverso tempo, dal momento che la rete a maglie strette del realismo socialista promossa dal ministro stalinista Zdanov non avrebbe in nessun modo potuto comprendere la psicologia nella cornice del sapere proletario.

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Gillo Dorfles: il giocoliere nel bazar

Gillo Dorfles PoloniCult

Dorfles nasce a Trieste, e questo lo rende immediatamente uomo della Mitteleuropa almeno tanto quanto italiano. Si ricordi, del resto, quanto della città giuliana scriveva Guido Piovene in Viaggio in Italia: “per quanto sembri un paradosso, l’italianità di Trieste si difende anche mantenendole il suo carattere di metropoli borghese cosmopolita, per la cultura, il costume e l’economia”. In altri termini, di Trieste tanto più si esalta e si sviluppa il carattere italiano quanto più le si riconosce uno statuto di città speciale, di luogo di frontiera e più ancora di confluenza, di equilibrio lungamente costruito nel corso dei secoli fra tre mondi tanto diversi tra loro: il mediterraneo, il tedesco, lo slavo.

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Viaggio ad Est – destinazione Leopoli

Leopoli

La Galizia per noi polonisti è un po’ una terra mistica, un luogo non più esistente nelle mappe ma ben presente nell’immagine collettiva, nei cuori delle persone e ovviamente nella Storia. È quel luogo in cui può accadere di tutto, solcato da sofferenze e guerra. Uno spazio non più rintracciabile se non nei racconti o nei libri, nelle pagine perdute di grandi storie… ecco perché ho voluto andare a Lviv, per vedere con i miei occhi, per toccare con entrambe le mani e per ascoltare le voci.

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Viva la Bulgaria! – un documentario sul neofascismo a Sofia

Viva la Bulgaria

Dalla primavera scorsa in Bulgaria la destra neofascista è al governo in coalizione con il partito di centrodestra Gerb del premier Bojko Borisov. Dopo le elezioni parlamentari del marzo 2017 i Patrioti Uniti, un’alleanza di tre partiti dell’estrema destra razzista (Ataka, Patriotičen Front e Vmro), pur avendo registrato un calo nei voti attestandosi al 9%, è entrata per la prima volta nella maggioranza di governo con un ruolo molto rilevante. Ai “Patrioti” sono stati infatti assegnati due poltrone di vicepremier e tre importanti ministeri: difesa, economia e ambiente. Si tratta di un risultato che corona una lunga storia della destra radicale bulgara che va dalla dittatura degli anni ’30 del secolo scorso, fino alla rinascita nella seconda metà degli anni ’80 sotto l’ala protettrice del regime comunista e alla forte crescita negli anni duemila. A partire dal 1° gennaio di quest’anno, con l’inizio del semestre in cui Sofia ha la presidenza di turno dell’Ue, i neofascisti bulgari si trovano addirittura al timone dell’Unione. Era inevitabile quindi che anche il cinema bulgaro affrontasse il fenomeno. Il mese scorso, durante il Sofia Film Festival, c’è stata la prima del documentario Viva la Bulgaria! (“Da živee Bālgarija”), diretto da Adela Peeva, una regista bulgara attiva da alcuni decenni e nota internazionalmente soprattutto per un altro documentario che ha riscosso un notevole successo nel circuito dei festival, “Di chi è questa canzone?” (“Čija e tazi pesen?”, 2003).

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Il Battello Bianco di Tschingis Aitmatov

Il battello bianco

È sempre un’avventura approcciarsi per la prima volta alla letteratura di un paese lontano, di cui si conosce poco, e così è stato con questo libro di Tschingis Aitmatov, scrittore kirghiso che con Il Battello Bianco (edito in Italia da Marcos y Marcos nella traduzione di Gigliola Venturi) ci trasporta in una piccola riserva forestale sulle sponde del lago Issyk-Kul’, nel Kirghizistan. Čyngyz Aitmatov, seppur poco noto in Italia, rappresenta una pietra miliare nella letteratura sovietica. Nei suoi romanzi ha esplorato a fondo temi legati alla crescita e all’adolescenza, al conflitto tra il bene e il male, dando sempre una grande rilevanza al folclore del suo amato paese natio, il Kirghizistan. Il Battello Bianco, pubblicato nel 1970 nell’Unione Sovietica, rappresenta il suo primo romanzo scritto direttamente in russo, in quanto la produzione letteraria precedente rispecchia il bilinguismo dell’autore che era solito scriver prima in kirghiso, traducendo successivamente in russo. Da questo libro è stato tratto l’omonimo film sovietico del 1976.

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