Anna Kańtoch – Buio – Benvenuti nel ricordo del non accaduto

 

I luoghi letterari più belli sono quelli che non esistono. Quelli che scrittori abili sono capaci di creare invitandoci a partecipare a un immaginario creato da mille spunti diversi e che diventa reale nello spazio delle pagine che leggiamo. Anna Kańtoch in questo ha pochi rivali tra i suoi colleghi, in Polonia e non solo. La lunga esperienza maturata nel microcosmo della letteratura fantastica, e in particolare nel filone new-weird, l’ha resa sensibile alla creazione di mondi e all’idea di raccontare storie che in questi mondi possano nascere, crescere, coinvolgere i lettori e lasciare una traccia. Creare mondi non significa necessariamente immaginare pianeti lontani o regni affollati di orchi e draghi. A volte basta tirare un po’ le maglie fitte del reale e scovare spazi nelle sue zone grigie. Dico “basta”, ma è più difficile di quanto sembri. Servono penne capaci e menti attente per farlo. Anna Kańtoch è tra queste, e Buio ne è la dimostrazione.

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#LibriCheAspettiamo – Maria Karpińska – Żywopłoty

żywopłoty

  L’esordio della scrittrice classe ’88 Maria Karpińska è una delle notizie letterarie del 2020. Dietro le siepi di Żywopłoty. – di Salvatore Greco – Più tempo passa in editoria e più sembra che la forma del racconto sia sempre più destinata a sopravvivere quasi solo nelle riserve indiane delle…

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Radek Rak – le armi del fantastico per dare voce agli ultimi

Radek Rak

C’è un libro che negli ultimi mesi ha spiazzato i lettori polacchi. Arriva da un autore giovane, al suo terzo romanzo, e che con i suoi libri precedenti ha goduto dell’accoglienza entusiasta di una piccola nicchia di lettori e critici. Quest’ultimo romanzo invece, il cui titolo in italiano potrebbe suonare Canzone del cuor di serpente, è arrivato molto oltre. Ha attirato l’attenzione di critici e recensori, si è fatto amare dal pubblico e ha conquistato un posto tra i finalisti del premio Nike e un altro tra i finalisti del premio Gdynia, i due maggiori riconoscimenti letterari assegnati in Polonia.

Inatteso e in punta di piedi, Canzone del cuor di serpente è diventato forse il caso letterario per eccellenza degli ultimi due o tre anni. Lo ha fatto con una lingua letteraria assolutamente unica, ricca di elementi locali ma anche di una grande ambizione di universalità. E l’ha fatto con uno sguardo al mito e alle regioni del fantastico che fanno pensare inevitabilmente, in terra polacca, a Bruno Schulz.

E Radek Rak, autore di Canzone del cuor di serpente, non nasconde nessuna di queste cose, anzi. Ne abbiamo parlato con lui, per farci spiegare come nasce e dove può arrivare il suo sorprendente romanzo, ancora inedito in Italia dove è rappresentato da Nova Books Agency.

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Wioletta Greg – Un frutto acerbo

Un frutto acerbo Wioletta Greg

Nata in un paesino della Slesia nei pressi di Częstochowa, la 46enne Wioletta Grzegorzewska ha scelto di abbreviare il proprio cognome per venire incontro alle difficoltà dei lettori anglosassoni nel pronunciarlo. Una decisione controversa, ma che sembra averle dato sinora ragione visto il successo di critica ottenuto Oltremanica tanto dalla sua poesia quanto dalla sua prosa. Avere rinunciato al proprio cognome per le esigenze del mercato editoriale, non ha tuttavia interrotto in alcuna maniera lo stretto legame fra Grzegorzewska e la Polonia. Basti ricordare che l’autrice continua a scrivere e pubblicare in polacco – sia poesia che narrativa – nonostante viva da vari anni in Inghilterra, fra l’Essex e l’isola di Wight.

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Stramer – vita e sorti di una famiglia di ebrei polacchi

Stramer

Nathan Stramer torna a Tarnów per amore. O perlomeno è quello che racconta a sé stesso. Di certo, appena rimette piede in Polonia è a una donna che pensa, la bella Rywka. E la sposa. Anche se è tornato dall’emigrazione con le pive nel sacco, è sempre all’America che pensa. Immagina business strampalati, impreca in inglese, nelle difficoltà della vita quotidiana nella provincia polacca ripensa al fratello Ben, che in America ci è rimasto. E nel frattempo mette su famiglia. La piccola casa in cui abita con Rywka nella parte più povera del quartiere ebraico di Tarnów si riempie di bambini: Rudek, Salek, Hesio, Rena, Wela, Nusek. Sono loro gli eroi involontari di questo grande romanzo di Mikołaj Łoziński, premiato come miglior libro del 2019 da Magazyn Książki. Sono loro gli Stramer.

I lettori italiani più attenti alle cose polacche sparse qua e là forse ricorderanno il cognome di Łoziński dal momento che i tipi di Atmosphere libri hanno pubblicato nel 2015 il suo romanzo d’esordio, Libro, nella traduzione di Laura Rescia. In quel primo romanzo, Łoziński stendeva le vicende di tre generazioni di una famiglia polacca di religione ebraica che parte da prima della guerra, passa per i sopravvissuti all’Olocausto e arriva fino al marzo ’68, ultima pagina nera del destino degli ebrei polacchi. Con Stramer, Łoziński resta negli stessi climi, fa un passo indietro nel tempo e uno avanti nella sua capacità letteraria, sfornando uno dei libri migliori degli ultimi anni.

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I vagabondi – frammenti di vita in cammino

Olga Tokarczuk – che a me piace chiamare Pani Olga – non è di certo la prima volta che fa la comparsa su PoloniCult; non avevamo bisogno del Nobel per credere in lei e nella sua scrittura. Siamo davvero contenti del riconoscimento che ha ricevuto, il premio letterario più importante. E siamo davvero contenti che se ne parlerà di più d’ora in poi. L’accademia di Svezia le ha conferito tale merito per la sua immaginazione narrativa che, con passione enciclopedica, rappresenta il superamento dei confini come una forma di vita. Chi conosce Pani Olga si renderà conto che la motivazione calza a pennello. La sua predisposizione ad andare al di là delle cose ovvie, la sua curiosità che vaga in ogni direzione senza porsi scrupoli o barriere sono caratteristiche proprio sue. Come in La quiete del tempo, quando giocava a nascondino con e tra i vari personaggi saltando fuori e dentro lo spazio, sempre ammesso che lo spazio-tempo sia qualcosa di reale, o in Opowiadania Bizarne in cui ci ha regalato tanti microcosmi surreali, bizzarri, stranianti. Il libro che l’ha portata nell’occhio del ciclone, I vagabondi (edito in italiano da Bompiani per la traduzione di Barbara Delfino) contiene tutta la sua carriera.

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Wit Szostak – tra Cracovia, l’Italia e le tracce del mito

Wit Szostak

Nel panorama letterario contemporaneo polacco la figura di Wit Szostak emerge per eleganza della sua prosa e profondità dei temi che affronta. Cracoviano impenitente e innamorato della sua città, Szostak è autore di dieci romanzi che vagano tra le infatuazioni mediterranee e quelle mitteleuropee e polacche alla ricerca di storie che vadano al cuore dei grandi quesiti della vita attraverso il filtro incessante dei grandi miti e archetipi culturali su cui si salda la cultura europea. In esclusiva per PoloniCult, ci ha raccontato il suo modo di intendere la letteratura, la filosofia, la musica e altre cose senza le quali la vita sarebbe meno interessante.

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Opowiadania Bizarne o il caos del mondo

Opowiadania bizarne PoloniCult

Opowiadania Bizarne è una raccolta di racconti. Sono dieci e completamente diversi gli uni dagli altri se non per qualche immagine ricorrente. Il lettore non viene preso per mano e condotto passo per passo attraverso posti incantati, in storie di uomini o donne coraggiose; non viene invitato a sedersi davanti al camino per ascoltare una voce calda che narra. Niente di tutto questo. Al contrario viene scaraventato in pasto ad una realtà feroce. Viene sbalzato via dalle sue certezze e sicurezze, da un certo modo ordinario di vedere e percepire il mondo. Ha dunque ragione la quarta quando ci diceva che la Tokarczuk ci fa uscire dalla comfort zone. Però ci sono anche modi e modi di farlo. E lei lo fa con violenza. Alcuni dei racconti sono come una doccia gelida. A voler fare un paragone storico, mi verrebbe da dire che ci troviamo a Sparta e non di certo ad Atene. Se si conosce Pani Olga, si sa già – più o meno – che è un personaggio che fa molto parlare di sé e con determinate caratteristiche. Ebbene, credo che questa volta si sia superata.

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Lala – Cent’anni di solitudine lungo la Vistola

C’è un romanzo che in Polonia sembra abbia letto praticamente chiunque, uno di quei libri che a distanza di anni fa ancora parlare di sé, conosce continue ristampe e nuove edizioni, e non è raro notare la sua copertina impegnata a celare un volto concentrato di lettore (o lettrice) sulla metropolitana di Varsavia. Si tratta di Lala, l’opera più nota di Jacek Dehnel, uno degli autori più raffinati dell’odierno panorama letterario in Polonia, e che nel 2010 è arrivato in Italia nella traduzione di Raffaella Belletti per i tipi di Salani. Non sembra che Lala abbia conquistato i lettori nostrani, forse per via di un lancio infelice o a causa della sua essenza di libro capriccioso, ostile ai generi e ricco di rimandi e rintocchi al limite del caleidoscopico. Lala va affrontato con pazienza, coscienza e con un po’ di retroterra per non finire travolti dal fiume di parole, nomi, oggetti e rimandi che Dehnel cesella in punta di penna con una lingua straordinariamente elegante e che rischiano di apparire riferimenti senza senso o orpelli autoriferiti. Oggi su PoloniCult proviamo a ridare vita a Lala partendo proprio da questo.

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Tra poesia e fotografia: istantanee di parole – su K. Dąbrowska

Dąbrowska

Con La faccia del mio vicino (Valigie rosse, 2017) arriva al lettore italiano la voce di Krystyna Dąbrowska, giovane leva della poesia polacca. – di Mara Giacalone – “Ad alcuni piace la poesia Ad alcuni – cioè non a tutti. E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza”. [W. Szymborska, La…

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