Opowiadania Bizarne o il caos del mondo

Opowiadania bizarne PoloniCult

Opowiadania Bizarne è una raccolta di racconti. Sono dieci e completamente diversi gli uni dagli altri se non per qualche immagine ricorrente. Il lettore non viene preso per mano e condotto passo per passo attraverso posti incantati, in storie di uomini o donne coraggiose; non viene invitato a sedersi davanti al camino per ascoltare una voce calda che narra. Niente di tutto questo. Al contrario viene scaraventato in pasto ad una realtà feroce. Viene sbalzato via dalle sue certezze e sicurezze, da un certo modo ordinario di vedere e percepire il mondo. Ha dunque ragione la quarta quando ci diceva che la Tokarczuk ci fa uscire dalla comfort zone. Però ci sono anche modi e modi di farlo. E lei lo fa con violenza. Alcuni dei racconti sono come una doccia gelida. A voler fare un paragone storico, mi verrebbe da dire che ci troviamo a Sparta e non di certo ad Atene. Se si conosce Pani Olga, si sa già – più o meno – che è un personaggio che fa molto parlare di sé e con determinate caratteristiche. Ebbene, credo che questa volta si sia superata.

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Lala – Cent’anni di solitudine lungo la Vistola

C’è un romanzo che in Polonia sembra abbia letto praticamente chiunque, uno di quei libri che a distanza di anni fa ancora parlare di sé, conosce continue ristampe e nuove edizioni, e non è raro notare la sua copertina impegnata a celare un volto concentrato di lettore (o lettrice) sulla metropolitana di Varsavia. Si tratta di Lala, l’opera più nota di Jacek Dehnel, uno degli autori più raffinati dell’odierno panorama letterario in Polonia, e che nel 2010 è arrivato in Italia nella traduzione di Raffaella Belletti per i tipi di Salani. Non sembra che Lala abbia conquistato i lettori nostrani, forse per via di un lancio infelice o a causa della sua essenza di libro capriccioso, ostile ai generi e ricco di rimandi e rintocchi al limite del caleidoscopico. Lala va affrontato con pazienza, coscienza e con un po’ di retroterra per non finire travolti dal fiume di parole, nomi, oggetti e rimandi che Dehnel cesella in punta di penna con una lingua straordinariamente elegante e che rischiano di apparire riferimenti senza senso o orpelli autoriferiti. Oggi su PoloniCult proviamo a ridare vita a Lala partendo proprio da questo.

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Tra poesia e fotografia: istantanee di parole – su K. Dąbrowska

Dąbrowska

Con La faccia del mio vicino (Valigie rosse, 2017) arriva al lettore italiano la voce di Krystyna Dąbrowska, giovane leva della poesia polacca. – di Mara Giacalone – “Ad alcuni piace la poesia Ad alcuni – cioè non a tutti. E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza”. [W. Szymborska, La…

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Pani Furia – una storia di rabbia post-coloniale

Pani Furia PoloniCult

Una storia ambientata tra il Belgio e il Congo, tra gli eredi del grande regno leopoldino e quelli della sua più grande e insanguinata colonia africana. La storia di una donna ferita, abbandonata e perennemente straniera anche nel Paese in cui ha vissuto quasi tutta la sua vita. Pani Furia è questo ma per noi di PoloniCult è un’opera dal respiro globale della varsaviana Grażyna Plebanek che ha pubblicato il romanzo con l’editore Znak nel 2016.

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Ma być czysto – Sull’adolescenza, dall’adolescenza

Ma byc czysto PoloniCult

Sembra essere un periodo particolarmente felice per la scrittura al femminile in Polonia. Nonostante sul piano dei diritti civili le donne polacche stiano subendo di recente frustranti limitazioni, la generazione di scrittrici di questi anni vanta nomi capaci di raccontare in profondità non solo e non tanto il proprio Paese, ma un sentire comune e universale legato all’identità nel mondo. Una di queste, ancora relativamente poco nota, è la trentenne Anna Cieplak, operatrice culturale legata agli ambienti di Krytyka Polityczna, e autrice di un romanzo in grado di conquistare la critica edito dalla casa editrice di Krytyka Polityczna stessa: Ma być czysto (2017), vincitore del Premio Gombrowicz e del premio Conrad per il migliore esordio letterario dell’anno.

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Un incontro con Adam Zagajewski. Di Polonia e Italia

Zagajewski PoloniCult

A Cracovia, in ulica Kremerowska 11, all’inizio d’una laterale della centrale ulica Karmelicka, si trova un piccolo pezzo d’Italia. Sto parlando della libreria Italicus, gestita con competenza e passione dalla titolare, Krystyna Mydlarz, e dalla sua piccola ma agguerrita squadra di collaboratori. […] Un fiore all’occhiello della libreria sono gli eventi culturali lì organizzati: gli ultimi ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere sono stati la presentazione della traduzione polacca del montaliano Quaderno di quattro anni firmata da Jarosław Mikołajewski nonché un incontro-discussione con il poeta Adam Zagajewski, dato ogni anno come “papabile” per il premio Nobel.

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Il caso costellazione – arriva in Italia il thriller polacco

Il caso costellazione

Parte tutto da un omicidio, quello di un uomo quasi musilianamente inutile, ucciso in una notte qualsiasi alla fine di una giornata di terapia di gruppo all’interno di alcuni locali che appartengono a una Chiesa del centro di Varsavia. Chiamato a scoprire la storia, e la Storia, che sta dietro all’omicidio, è un procuratore non ancora quarantenne, umano troppo umano, avvolto e travolto da una vita di ostinata e fastidiosa normalità, frustrato dal mancato riconoscimento del suo lavoro, amareggiato da un matrimonio che langue ma caparbio nel sentire e trovare un senso superiore alle cose nella sua quotidianità di marito, padre e uomo di giustizia. Uniti a una penna abilissima nel dosare la suspense, questi elementi sono in grado di fare de Il caso costellazione un giallo di sicuro successo. E del resto così è già successo in Polonia, dove è uscito dieci anni fa, e nei paesi anglofoni dove la traduzione di Antonia Lloyd-Jones e il coraggio dell’editore londinese Bitter Lemon lo hanno lanciato nel 2010. L’Italia ha aspettato il 2017 e l’intervento di Rizzoli per poter conoscere il procuratore Teodor Szacki e la vena moderna e ispirata di Zygmunt Miłoszewski, uno che -lo dicevamo tempo fa- non avrebbe nulla da invidiare a Stieg Larsson o agli altri grandi del giallo nord europeo, se solo non fosse polacco.

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Król – il re di Varsavia

Król PoloniCult

Eppure Twardoch è lo stesso autore di Morfina, di qualche anno prima. Un libro di quelli che restano, e che aveva avuto un successo clamoroso. Qui in Belgio, tra tutti gli expat  polonofili, e non siamo così pochi, nel 2012 non si era parlato d’altro. Tutti avevano acquistato o letto Morfina, e si parlava di questo autore in grado di mantenere alta la tensione per più di 400 pagine, che descriveva il rapporto tra narratore, sua moglie, sua madre e la sua amante viziato dalla sua dipendenza per la sostanza del titolo mentre Varsavia cadeva presa dai tedeschi, nel settembre 1939. Una lettura affascinante e disturbante, di sicuro successo.

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Abram Cytryn – Storie di fame dall’inferno

Racconti dal ghetto di Lodz

Più volte ci siamo occupati di Shoah, di memoria e di testimonianze. Ci torniamo ancora anche oggi per presentare un testo particolare che ci arriva dalla penna e dalle sofferenze di un adolescente che nella sua vita avrebbe voluto fare lo scrittore, ma la cui esistenza è stata presa e spezzata da un’ideologia nera che avviluppa e sottrae. La notizia bella, è che nonostante le vittime mietute, alcuni germogli sono riusciti non solo a sbocciare, ma anche a crescere e oggi Abram Cytryn può essere considerato scrittore a tutti gli effetti.

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Wszystkie dzieci Louisa – figli della stessa rabbia

Formato alla professionalità di un genere dai toni molto definiti ma anche capace di porre l’accento sul carattere letterario (in senso estetico) dell’opera, anche nella scelta dei temi Bałuk ha puntato a sparigliare le carte rispetto ai canoni classici del reportage. Innanzitutto l’ambientazione, quella dei civilissimi (e quindi apparentemente noiosissimi) Paesi Bassi, così lontani nello spirito dall’esotismo africano ma anche dall’eterno dibattito sulle sorti dei Paesi ex-socialisti; e poi la vicenda stessa di Wszystkie dzieci Louisa, che non tocca i piani distanti di grandi e irrisolti questioni storico-politiche ma pone il focus su storie umane, personali, di interesse e respiro più grande, ma comunque legate al destino di uomini con nome, cognome e una propria vita. E sono proprio le vite di quei figli di Louis che Bałuk racconta, prendendoli per mano e accompagnandoli nella ricomposizione di un’esistenza spezzata che unisce tutti loro, gente diversa per origini, vocazioni e tutto, uniti però dal dna, essendo tutti figli nati da un donatore di sperma, dallo stesso donatore per tutti loro, quello che oggi chiameremo Louis.

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