#LibriCheAspettiamo – Pod Słońcem – Julia Fiedorczuk

Julia Fiedorczuk

Pod słońcem, l’ultimo libro di Julia Fiedorczuk, è un grande esperimento di ribaltamento dell’antropocentrismo travestito da romanzo tradizionale.

di Salvatore Greco

Due villaggi gemelli, separati da un fiume. Uno abitato da gente che parla polacco, prega Dio al modo dei cattolici, e si fa il segno della croce da sinistra a destra. Nel secondo vivono invece uomini e donne che preferiscono parlare nel loro dialetto cantilenato, che a orecchie straniere suona quasi russo, e il segno della croce se lo fanno da destra a sinistra perché a Dio sono arrivati per la via ortodossa. Una ragazza del primo villaggio, Miłka, incontra un ragazzo dell’altro, Misza, e inizia una grande storia d’amore. Sembra una storia molto bella, ma già letta cento volte. Sul primo punto non c’è nulla da obiettare, è una storia bellissima, sul secondo c’è da obiettare tutto, perché un romanzo come Pod słońcem di Julia Fiedorczuk ancora non si era mai visto.

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,

vanità delle vanità, tutto è vanità.

Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno

per cui fatica sotto il sole?

Una generazione va, una generazione viene

ma la terra resta sempre la stessa.

Con questi versetti inizia il libro biblico dell’Ecclesiaste, anche noto come Qoèlet, mappa e ispirazione su cui Julia Fiedorczuk ha costruito il suo Pod słońcem che in polacco significa, per l’appunto, sotto il sole. Julia Fiedorczuk è un’autrice piuttosto nota in Polonia, apprezzata scrittrice di romanzi e versi, oltre che critica e accademica attiva nella cornice della scuola eco-critica, molto solida soprattutto oltreoceano e in Italia ancora in cerca di un posto preciso nella considerazione degli studiosi. Come l’autrice stessa ha raccontato a PoloniCult qualche tempo fa, l’eco-critica studia nelle arti il rapporto tra elemento umano ed extra-umano (la “natura” ampiamente intesa) con l’obiettivo di analizzare e catalogare tutte le categorie che trasliamo sugli elementi naturali e, sul medio e lungo termine, sviluppare uno spirito critico che superi l’antropocentrismo. Che c’entra tutto questo con Pod słońcem? Molto, dopotutto l’autrice che studia l’eco-critica e quella che dà alle stampe un romanzo sono la stessa persona, con le stesse ambizioni e idee del mondo. Pod słońcem, uscito nel 2020 per Wydawnictwo Literackie, è l’applicazione narrativa del lavoro critico che Fiedorczuk porta avanti da anni. Quello che conta si trova tutto sotto il sole, nel mondo fisico e naturale, ed è lì che si concentra la storia.

Dunque ci sono Misza e Miłka. Si incontrano tra le giunchiglie, superano lo scetticismo delle rispettive famiglie, e decidono di crearne una propria. Misza sembra un treno di emozioni e passioni, studia la poesia russa, ama la filosofia, scopre l’esperanto e decide di farsene ambasciatore. Sposa Miłka, donna vitale e incredibilmente saggia, e con lei si trasferisce in un villaggio vicino al bosco, non troppo lontano dai loro, dove diventano insegnanti in una piccola scuola per i figli dei contadini locali. Crescono, hanno due figlie, invecchiano, muoiono. Hanno una vita intessuta di normalità e incrociata a quella di personaggi piuttosto classici: un’anziana donna rom, un giovane uomo traumatizzato dalla prigione, un vecchio insegnante un po’ enigmatico, lo scemo del villaggio, un ragazzino che muore di troppo amore e una vedova addolorata in cerca di un senso per sé stessa. Non c’è nulla di troppo nuovo in questi archetipi umani che riempiono la terra che si trova sotto il sole della Fiedorczuk, ma è solo uno dei livelli di lettura che l’autrice ha sapientemente intessuto.

Ai lettori attenti non sfuggirà la presenza costante degli elementi naturali, e mai in veste meramente paesaggistica. I monti Urali per esempio, dove il padre di Misza emigra convinto dalle sirene ingannevoli della metallurgia sovietica e dai quali torna vivo per miracolo, sono un elemento senza il quale la storia avrebbe avuto un altro corso. Il bosco accanto al quale sorge il nuovo paese di Misza e Miłka è partecipe dei destini della coppia, come di tutto il resto della comunità. Non è una natura idilliaca, ma nemmeno leopardianamente tragica. Non è un bosco nel quale ci si perde ad ammirare i propri pensieri, ma nemmeno un bosco nel quale si finisce inevitabilmente con il morire. Il punto è proprio segnare l’esistenza del bosco senza che esso sia riferito necessariamente alle azioni umane che vi si svolgono dentro o attorno. In un paio d’occasioni, la Fiedorczuk fa anche un ulteriore passo avanti. Toglie la voce narrante ai suoi protagonisti e la offre, per esempio, a una civetta. Vediamo per qualche pagina il mondo dagli occhi del rapace, con lo straniamento già caro a Tolstoj declinato verso un altro fine.

Va da sé che un esperimento del genere sarebbe destinato a un altissimo rischio di mediocrità se non nelle giuste mani. E quelle di Julia Fiedorczuk lo sono, per fortuna: Pod słońcem è un romanzo scritto con sapienza e bravura, capace di creare ganci temporali che raccontano una storia ordinaria senza farla diventare banale, e sostenuta da personaggi forti, anche nel loro modo alternativo. Misza, che con la sua vita ha il compito di portare avanti la trama, non si può davvero chiamare il vero protagonista di un grande romanzo corale, dove spesso il suo frenetico agire, cercare e studiare è meno attivo e reale di ciò che gli succede intorno, e senza il quale la sua stessa vicenda non avrebbe poi troppo valore letterario.

Anche ignorando, volutamente o per caso, il livello del non umano che affiora e si prende il suo posto, resta di Pod słońcem una storia di delicata bellezza, sostenuta da grandi momenti di scrittura. Uno in particolare, sperando di non cadere nell’insidiosa trappola dello spoiler, è nelle pagine dedicate alla morte di Miłka, che non hanno nulla da invidiare nemmeno a William Faulkner. Uno che di racconti di morte se ne intendeva abbastanza.

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