Kazimierz Nowak: l’Africa in bicicletta

Kazimierz Nowak PoloniCult

L’approvazione di Ryszard Kapuściński in copertina è un bel biglietto da visita per un libro, per quanto talvolta abusato. Non però in questo caso. ‘Rowerem i pieszo przez Czarny Ląd‘ (In bicicletta e a piedi attraverso il Continente Nero) di Kazimierz Nowak è davvero uno di quei libri che restano impressi. Un’opera e un autore che potrebbero dire poco al lettore italiano, e forse anche a quello polacco, ma per i quali un processo di riscoperta internazionale sembra essere in corso. La dimostrazione sta nella splendida edizione inglese del libro, intitolata ‘Across the Dark Continent‘ e tradotta da Ida Naruscewicz-Rodger. L’opera è stata pubblicata dall’editore polacco Sorus con il patrocinio della Fundacja im Kazimierza Nowaka a fine 2017, a diciassette anni dall’uscita dell’edizione originaria. E il sito ufficiale dedicato a Kazimierz Nowak è una miniera di informazioni in sei lingue: polacco, inglese, tedesco, francese, arabo e italiano.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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Voci che si sollevano: Karski e la sua testimonianza

Karski

In occasione della Giornata della Memoria, i media rimbalzano e propongono sempre lo stesso materiale, propongono i soliti film e i soliti libri – si potrebbe quasi utilizzare, purtroppo, la parola cliché, come se tutto quello che è successo fosse richiudibile e inscatolabile in alcune immagini che hanno finito per diventare simboliche e iconiche della seconda guerra mondiale.  Noi invece sappiamo bene che ci sono molte altre cose che si potrebbero mostrare, che si potrebbero dire (l’anno scorso avevamo proposto una sorta di biblioteca della memoria), che non si può semplificare ma bisogna andare a fondo, continuare a porsi domande. Ecco perché questa volta abbiamo deciso di presentare una testimonianza diversa, particolare, con un punto di vista inconsueto e interessante. Già diversi anni fa incontrai il nome di Jan Karski in occasione di un esame universitario e il suo libro mi colpì subito. È arrivato finalmente il momento di parlarne anche qui su PoloniCult.

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Vagabondi notturni – Jagielski nell’Uganda dei bambini-soldato

Vagabondi notturni PoloniCult

Quando nel 1962 Ryszard Kapuściński pubblicava il suo primo libro, Giungla polacca, Wojciech Jagielski aveva da poco imparato a parlare dal momento che allora aveva appena due anni. Eppure tra i due autori ci sono un’affinità stilistica e una continuità di spirito che è difficile pensare non abbiano condiviso mille viaggi e avventure. Ad animare entrambi non solo la militanza tra le file della leggendaria agenzia di stampa PAP ma anche reportage vissuti dagli angoli più sventurati del pianeta, teatri di guerra perlopiù, e raccontati con uno stile che non rinuncia alla prosa lavorata e persino a un certo lirismo quando l’occasione lo consente. Se di Kapuściński abbiamo la fortuna di poter leggere in italiano molto, se non quasi tutto, con Jagielski le fortune sono ancora ridotte a un paio di titoli, uno di questi è Vagabondi notturni.

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Il caso costellazione – arriva in Italia il thriller polacco

Il caso costellazione

Parte tutto da un omicidio, quello di un uomo quasi musilianamente inutile, ucciso in una notte qualsiasi alla fine di una giornata di terapia di gruppo all’interno di alcuni locali che appartengono a una Chiesa del centro di Varsavia. Chiamato a scoprire la storia, e la Storia, che sta dietro all’omicidio, è un procuratore non ancora quarantenne, umano troppo umano, avvolto e travolto da una vita di ostinata e fastidiosa normalità, frustrato dal mancato riconoscimento del suo lavoro, amareggiato da un matrimonio che langue ma caparbio nel sentire e trovare un senso superiore alle cose nella sua quotidianità di marito, padre e uomo di giustizia. Uniti a una penna abilissima nel dosare la suspense, questi elementi sono in grado di fare de Il caso costellazione un giallo di sicuro successo. E del resto così è già successo in Polonia, dove è uscito dieci anni fa, e nei paesi anglofoni dove la traduzione di Antonia Lloyd-Jones e il coraggio dell’editore londinese Bitter Lemon lo hanno lanciato nel 2010. L’Italia ha aspettato il 2017 e l’intervento di Rizzoli per poter conoscere il procuratore Teodor Szacki e la vena moderna e ispirata di Zygmunt Miłoszewski, uno che -lo dicevamo tempo fa- non avrebbe nulla da invidiare a Stieg Larsson o agli altri grandi del giallo nord europeo, se solo non fosse polacco.

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Zygmunt Bauman, Danni collaterali

Bauman Danni Collaterali

Così Zygmunt Bauman nell’Introduzione al suo Collateral Damage, uscito per Polity nel 2011 e dunque tra le ultime prove del sociologo della società liquida (il lettore italiano potrà consultare l’edizione Laterza, dal titolo Danni collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale, 2013). Una raccolta di saggi che non tratta delle vittime civili in operazioni di guerra, ma che dal linguaggio militare, in quanto espressione caratteristica del contemporaneo, mutua innanzitutto il suo titolo; così come la cruda indifferenza dei decision takers sullo scacchiere bellico serve a Bauman da metafora, e forse anche da epitome, per un nuovo Discorso sulla disuguaglianza sociale nel mondo globalizzato.

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Papusza – Estratto in italiano

Papusza italiano PoloniCult

«Mi tolsi il lutto perché era già passato un anno dalla sua morte». Morì in casa sua, sotto le coperte, la testa su un grande cuscino. C’era tutta la famiglia riunita da Gorzów, i Wajs e i Dębicki. Io tremavo, avevo le gambe congelate e quando la morte fu al suo capezzale io non ero con lui perché ero andata a bere un tè in cucina. Sentii urlare, mi precipitai e fu allora che la vidi seduta accanto al mio vecchio zingaro. Nessuno si accorse che era lì, solo io. Urlai disperata, per tutta la casa: «Salvatelo, dategli del latte!» Fu tutto inutile. Un soffio di vento gelido e Dyźko fu dell’altro mondo. Lo guardai in volto, avvizzito come terra asciugata dal sole, non aveva quasi più le labbra, la bocca era solo un buco spalancato, non sembrava neanche più una persona. Da quel giorno sono phivli, vedova, ed è tutta colpa di quella casa, nient’altro che questo. Dyźko era sopravvissuto a due guerre intere, più di una volta aveva dormito nei campi tra fango e muschio e non gli era mai successo niente. E invece gli è bastato stendersi su quel letto comodo per non rialzarsi più.

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PoloniCultori: Angelika Kuźniak – io e Papusza.

Papusza è un personaggio che sfugge alle definizioni. Come potrebbe essere altrimenti con una poetessa polacca di etnia romani nata non si sa bene quando e non si sa bene dove e che, se non fosse stato per l’opera divulgativa di Jerzy Ficowski, sarebbe rimasta una perfetta sconosciuta? Eppure, o forse proprio per questo, Papusza è un personaggio che affascina e colpisce, una donna incolta e semplice, sofferente e profonda. Una donna che è stata raccontata in un film del 2013 firmato da Krzysztof Krauze e un anno prima anche da un libro perfettamente calibrato tra delicatezza e approfondimento uscito per Czarne e firmato da Angelika Kuźniak. Il titolo? Semplicemente e genuinamente, Papusza.

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PoloniCult sotto l’albero – consigli per il Natale 2017

Puntuale come Babbo Natale il 25 dicembre, arriva l’articolo di PoloniCult sui consigli natalizi. È ormai una tradizione da queste parti e certamente non verremo meno quest’anno. Di lavoro ne è stato fatto parecchio, di libri ne sono stati letti molti (anche se la pila che attende sui nostri comodini è lunga il doppio) e fiumi di parole sono state scritti con cura. Anche quest’anno abbiamo cercato di portare a voi e sulla pagina una ben precisa selezione di testi secondo quelle che sono diventate le nostre linee editoriali. Oggi vi proponiamo un breve riassunto di quello che ci ha dato il 2017, un testo per categoria (più o meno) in modo da accontentare tutti i librofili. Ovviamente vi rimandiamo alla sezione Libri del sito per più titoli e per le recensioni.

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Le avventure di Sindbad il marinaio: una e mille fiabe sulla vita

Le avventure di Sindbad il marinaio - Lesmian

Che mi piaccia leggere è un dato di fatto o non sarei qui a scrivere di libri. C’è però una cosa che mi piace ancora di più ed è ascoltare storie – siano esse fiabe o resoconti di amici su viaggi bizzarri. Il massimo, poi, è mettere insieme le due questioni: ascoltare storie sui libri, su come i loro proprietari ne siano entrati in possesso, perché e in che modo siano legati ad essi. Purtroppo, la maggior parte delle volte entriamo semplicemente in libreria e compriamo un libro, o lo leggiamo per l’università, o lo chiediamo in prestito in biblioteca – a volte però, e chissà come mai questi poi diventano i nostri preferiti – taluni giungono a noi in modo bizzarro e si portano addosso storie colorate e avventurose. È il caso del libriccino di cui vi parlerò oggi: per ben due volte e da due persone diverse ho ascoltato cosa si cela dietro questo testo e posso dire che anche io ne sono entrata in possesso in modo del tutto inaspettato assicurando così un’altra avventura a questo piccolo tesoro – Le avventure di Sindbad il marinaio.

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