La solida tradizione dei portieri polacchi

Portieri polacchi

Nell’ultima parte di stagione si è parlato molto di Bartłomej Drągowski: se n’è discusso tanto in Italia perché, con la maglia dell’Empoli, ha disputato più di un paio di partite eccellenti, l’ultima delle quali con l’Inter al Meazza; in Polonia è stato argomento di discussione perché, forte di queste prestazioni, pare abbia rifiutato di ricoprire il ruolo di vice di Kamil Grabara ai campionati Europei under 21: sembra si aspettasse la maglia da titolare, il giocatore di Białystok, quando invece nessuno osava toccare le gerarchie precedentemente stabilite. Risultato? Drągowski seguirà la manifestazione da casa, ufficialmente a causa di un infortunio. Ciò non toglie il fatto che il futuro sia dalla sua e che sia l’ennesimo prodotto di una grande scuola: per quanto riguarda i portieri la Polonia ha una tradizione d’oro, che parte degli anni ’60, arriva sino ai giorni nostri anche se non sempre – ma, va detto, spesso non per colpa loro – gli estremi biancorossi hanno militato in grandi club europei.

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Tour ragionato per gli stadi polacchi

stadi polacchi narodowy

La Polonia calcistica, negli ultimi anni, è particolarmente apprezzata dagli sportivi per la bellezza dei suoi stadi. Complice l’organizzazione dei campionati continentali del 2012, primo grande evento legato al football imbastito da queste parti, il Governo – assieme ai Comuni –, approfittando anche in alcuni casi di fondi provenienti dall’Unione Europea, hanno deciso di ristrutturare se non addirittura di costruire da zero alcuni impianti (il primo esempio è il Pge Naradowy di Warszawa, l’attuale casa della nazionale). Il risultato è che la “moda” ha contagiato gran parte delle città del Paese, tanto che la Polonia è poi stata capace di ospitare anche in virtù della qualità dei suoi stadi i campionati Europei under 21 del 2017 e il torneo mondiale under 19 in corso di svolgimento. Non solo: nel 2020 Danzica, con la sua splendida Pge Arena, sarà il teatro della finale di Europa League. Durante i miei viaggi ho potuto visitare molti impianti e per questo ho deciso di segnalarne i dieci a mio avviso maggiormente significativi. Il numero dieci è un omaggio al Piast Gliwice, squadra dell’Alta Slesia che ha vinto recentemente il primo campionato nazionale della sua storia.

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Il ritratto di Stokowiec

Stokowiec PoloniCult

Il fine è parlare di un trainer che, a detta di molti, avrebbe le carte in regola per poter incidere anche lontano dalla Polonia. Si tratta di Piotr Stokowiec, classe 1972, nativo di Kielce, uno degli scopritori di Piątek, attualmente condottiero del Lechia Gdańsk, club che è riuscito poco tempo fa a portare alla vittoria della Puchar Polski dopo trentasei anni dall’ultima volta. In Ekstraklasa lui e la squadra hanno mollato la presa, abbandonando definitivamente la speranza di vincere il titolo dopo la sconfitta a Poznań di pochi giorni fa. Un peccato – era stato in testa alla classifica sin dalle prime giornate – ma che non macchia il suo percorso. Ai biało-zeloni ha fatto fare un salto di qualità e, a livello personale, ha proseguito il cammino iniziato nel 2012, quando prese in mano il Polonia Warszawa e lo portò al sesto posto nel massimo campionato prima che il club dichiarasse bancarotta. Preparato ai limiti del maniacale, severo ma giusto: queste, in soldoni, le sue principali caratteristiche, che fanno il paio con una proposta di calcio difensiva ma efficace.

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Raków Częstochowa – la forza della programmazione

Raków Częstochowa

A un piccolo club che taglia un grande traguardo vengono sempre associate parole come “favola” o “miracolo”. Sono definizioni forti, usate soprattutto per incuriosire il lettore e per portarlo ad approfondire la materia. A volte, bisogna essere onesti, la scelta è appropriata; altre volte lo è meno. Può infatti capitare che il successo sia figlio di una strategia e di una visione aziendale ben precisa, portata avanti con un piano pluriennale. È il caso del Raków Częstochowa, società dell’Alta Slesia, neopromossa in Ekstraklasa dopo 21 anni di assenza.

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Intervista con Marian Ostafiński, colonna del Ruch Chorzów

Ostafinski

  Intervista con Marian Ostafiński, difensore storico del Ruch Chorzów, per parlare di calcio, di Slesia e della generazione d’oro degli anni ’70-’80. – di Alberto Bertolotto, giornalista e scrittore, autore di A ritmo di Polska e Il mundial di Karol. – Kazimierz Deyna il più grande calciatore polacco di…

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Ernest Wilimowski – il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich

Wilimowski PoloniCult

Un po’ meno ombre politiche sullo sfondo e molto più spettacolo sul campo lo regala il match tra Brasile e Polonia, finito 6-5 e dominato da due grandi mattatori. Il Brasile del 1938 non è ancora il centro del calcio mondiale, ma ha dalla sua il talento puro di Leônidas, uno dei primi maestri della rovesciata. Autore di tre delle sei reti per la Seleçao, il diamante nero non è tuttavia il personaggio più in vista di quel pomeriggio, oscurato per un giorno da un ragazzotto allampanato dai capelli rossi e autore durante la stessa partita di ben quattro goal. È uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio polacco, ma con una macchia che lo ha privato della gloria dei campioni eterni, è il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich, il suo nome è Ernest Wilimowski.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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Jan Tomaszewski – il pagliaccio che fece piangere Wembley

Jan Tomaszewski

Istanbul, 25 maggio 2005, allo stadio olimpico Ataturk si gioca la finale di Champions League tra Milan e Liverpool. Di fronte ai più di novantamila spettatori presenti allo stadio e ai milioni di fronte alle televisioni si consuma una delle partite più imprevedibili del calcio moderno: il Milan, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0, è convinto di avere già la coppa in tasca, ma il Liverpool ritorna dall’intervallo con una grinta inimmaginabile e annichilisce i rossoneri portando il punteggio sul pari in quindici minuti scarsi di gioco. Il resto della partita è ozioso, frutto della stanchezza dei britannici dopo quel folle quarto d’ora di intensità e dell’incapacità del Milan di reagire. Si va così ai supplementari, che passano senza lasciare traccia, e quindi si decide tutto ai rigori. Il Liverpool ci arriva con il cuore ruggente di una rimonta impensata, il Milan con lo sconforto di un’occasione sfuggita via, ed è in questo momento che esplode il genio folle di Jerzy Dudek.

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