Legia Warszawa – i motivi di un dominio

Legia Warszawa

Il Legia Warszawa ha da poco festeggiato la vittoria dell’Ekstraklasa, dimenticando così il passaggio a vuoto del 2019, quando il Piast Gliwice gli soffiò un titolo che sembrava certo superandolo in classifica a un passo dal traguardo. La squadra, allenata dal serbo Aleksandar Vuković, già giocatore e tecnico del club, ha conquistato la quattordicesima affermazione nella massima competizione polacca, raggiungendo così Górnik Zabrze e Ruch Chorzów nella classifica della società più vincenti (14 “scudetti” anche per loro). Si può dire che il calcio, in Polonia, sia tornato alla normalità, perché quello appena messo in bacheca si è trattato del sesto trofeo negli ultimi otto anni per il sodalizio della capitale, capace di imporsi anche nel 2013, nel 2014, nel 2016, nel 2017 e nel 2018. A rompere l’egemonia sono stati solamente il Lech Poznań (nel 2015) e, come detto, il Piast (nel 2019). Alla luce del risultato, due sono le domande da porsi: perché il Legia riesce quasi sempre a imporsi? E ancora: chi potrà spezzare questo dominio?

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Szombierki Bytom – campioni da favola dalla Slesia

Le favole sportive – se così si può chiamarle – esistono dappertutto. La Polonia non è esclusa da questo ragionamento. Così, esattamente quaranta anni fa, a vincere il campionato nazionale fu un’autentica sorpresa, per quanto la sua crescita fosse sotto gli occhi di tutti. Il 31 maggio del 1980, in virtù del successo dell’Łks Łódź sul Legia Warszawa, a laurearsi campione polacco per la prima e unica volta nella sua storia fu lo Szombierki Bytom, società dell’Alta Slesia. Si festeggiò senza giocare, perché quel risultato diede la certezza aritmetica dell’affermazione dei verdi, club le cui fortune erano collegate allo sfruttamento della miniera di carbone di Szombierki, distretto situato lungo la strada che collega Bytom a Ruda Śląska. Il sito d’estrazione è ormai chiuso dal 1996, ma al tempo era il principale finanziatore della società, situata alla periferia del comune slesiano, in eterna contrapposizione all’altra squadra della città, il Polonia. Se proprio vogliamo fare un paragone all’italiana, è come parlare di Sampdoria contro Genoa.

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La gara della monetina

Per tutti – tifosi e appassionati – è la partita più importante della storia del club. Nel quadro complessivo del calcio polacco, assume un posto di straordinaria importanza. In generale, visto l’epilogo, si tratta di una delle gare più incredibili di sempre. E oggi, 22 aprile 2020, ricorre il suo 50esimo anniversario. È passato mezzo secolo dal romanzesco terzo (sì, terzo) atto della semifinale di Coppa delle Coppe tra Górnik Zabrze e Roma, vinto dagli slesiani in seguito all’iconico lancio della monetina: vi si era dovuti ricorrere perché, neppure dopo mezzora di tempi supplementari, erano bastati per decretare il vincitore. Al termine di 330’ suddivisi in tre match, di cui l’ultimo da 120’ sul campo neutro di Strasburgo, si era ancora in parità (1-1, 2-2 e 1-1 i risultati delle singole sfide). A spuntarla, insomma, furono Lubański e compagni, che poi si arresero in finale al Prater di Vienna di fronte al Manchester City.

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Buon compleanno Lato!

Grzegorz Lato

I campionati iridati del 1974, per molti, hanno rappresentato il massimo: il calcio più bello, i giocatori più forti, partite memorabili. Ebbene, di quella edizione, il protagonista si laureò capocannoniere con 7 reti. Velocità, concretezza, senso del gol: lo scorso 8 aprile ha compiuto 70 anni Grzegorz Lato, funambolica ala della Polonia più bella di sempre, quella arrivata terza ai mondiali alle spalle di Germania Ovest e Paesi Bassi. Un’icona del decennio, ricordato da tanti tifosi azzurri per le sfide con la nazionale e non solo per i pochi capelli che, già al tempo, aveva. Della selezione biancorossa, a proposito, fece parte anche a Spagna ’82, dove vinse un’altra medaglia di bronzo. “Vecchio” e “scarsocrinito” – dicevano di lui i media. Aveva 32 anni. Altri tempi, se si considera che, ora, “vecchio” a Messi (33 anni) e a Cristiano Ronaldo (35) non lo dice nessuno.

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Kronika sportowa – Lo sport polacco alla radio

Kronika sportowa

La radio, da sempre, è un mezzo fondamentale per raccontare lo sport. Ogni paese, in Europa e nel mondo, ha un programma icona a riguardo. Alla famiglia non può che appartenere anche la Polonia. A riguardo, il suo biglietto da visita è Kronika Sportowa, la sua trasmissione radiofonica in materia più longeva, tuttora in onda da lunedì a sabato alle 22.37 su Jedynka, il canale ammiraglia di Polskie Radio, vale a dire l’emittente di bandiera. Ha da poco compiuto 65 anni, età che non dimostra. Grazie alla sua squadra di giornalisti, la maggior parte formati in casa, racconta in venti minuti i fatti sportivi della giornata con contributi in esterna e da studio: professionalità, attenzione ma, soprattutto, ritmo, decretano ancora oggi la buona riuscita del notiziario.

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I media sportivi polacchi – la carta stampata

Media sportivi polacchi

Frasi che fanno capire il mondo legato all’informazione sportiva in Polonia, un mercato con molti attori ma che non raggiunge il livello di fanatismo e spionaggio che invece risiede in altri paesi. Non a caso, nelle edicole di tutto il territorio polacco, si può trovare solamente un quotidiano a riguardo, Przegląd Sportowy: il resto dell’offerta è composto da siti internet, alcuni dei quali piuttosto importanti; da (pochi) settimanali dedicati a una singola disciplina e dalla tv, libera e a pagamento (Canal+).

Lo spazio riservato alle singole discipline, invece, dipende dai periodi ed è piuttosto vario. In Polonia, naturalmente, il calcio è lo sport più seguito ma lo żużel (speedway), il salto con gli sci, l’atletica leggera e la pallavolo detengono una fetta considerevole della narrazione arrivando poi a essere il tema di giornata quando sono in programma avvenimenti importanti. Nell’edizione di lunedì 27 gennaio, per fare un esempio, la scomparsa di Kobe Bryant non ha avuto lo spazio principale nella copertina di Przegląd Sportowy in quanto Kamil Stoch, due volte medaglia d’oro olimpica nel salto con gli sci, ha vinto lo stesso giorno la gara di Coppa del Mondo della specialità a Zakopane.

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Bartosz Zmarzlik, l’eroe timido dello speedway

Zmarzlik cover

L’anno sportivo polacco si apre con l’attesissima premiazione di Przegląd Sportowy, in calendario a Varsavia. Nella circostanza si assegna il titolo di miglior atleta della stagione precedente, stabilito dai lettori del quotidiano tramite sondaggio. A portare a casa l’oscar per quanto riguarda il 2019 è stato Bartosz Zmarzlik, classe 1995, campione mondiale in carica di speedway: si tratta del secondo interprete della disciplina a conquistare il riconoscimento vent’anni dopo Tomasz Gollob, miglior sportivo nel 1999 e suo mentore. Va detto: era altamente probabile che a vincere il trofeo, giunto all’85esima edizione, fosse lui. Ma a sorprendere è stato il margine con cui si è aggiudicato il premio, cioè con ben 23.000 preferenze in più rispetto a una divinità come Robert Lewandowski, bomber del Bayern Monaco e della nazionale, giunto per la terza volta nella sua carriera in seconda posizione. A completare il podio Paweł Fajdek, atleta in grado l’anno scorso di vincere il quarto titolo iridato nel lancio del martello. Zmarzlik, timido e riservato, sembrava in imbarazzo dopo aver ricevuto il premio, tanto che pareva volersi scusare con Lewy per un atto di lesa maestà. Un’immagine che più di tante altre ha riassunto il centauro, caratterialmente distante anni luce dal comportarsi come una star, sebbene se lo possa permettere vista la popolarità di cui gode e l’importanza dello sport che pratica (in Polonia lo żużel è secondo solo al calcio).

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A ritmo di Polska – Un intervallo vivace (estratto)

A ritmo di Polska

Pubblichiamo oggi in esclusiva, su concessione di Alba Edizioni, il capitolo Un intervallo vivace tratto da A ritmo di Polska, libro di Alberto Bertolotto dedicato alla nazionale polacca ai mondiali di Spagna del 1982. In questo capitolo, Bertolotto ci racconta la sfida – che vale uno spareggio – tra Polonia e Italia. O, meglio, ci racconta i retroscena dell’intervallo di quella partita, cruciale in molti sensi, di passaggio verso il terzo posto mondiale della nazionale biancorossa.

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Pani Anita. La signora del martello.

Anita Włodarczyk PoloniCult

Il 2020 sarà l’anno dei Giochi Olimpici di Tokyo. Alla manifestazione, che avrà inizio il 24 luglio, mancano poco più di 200 giorni. Naturalmente i media – polacchi e non solo – se ne occuperanno in maniera approfondita a partire dalla prossima primavera. Noi di PoloniCult giochiamo d’anticipo, anche perché la missione a cinque cerchi è già iniziata per tutte le nazioni che vi prenderanno parte e, naturalmente, per gli atleti, che sognano una medaglia che rimarrà per sempre nei loro ricordi.

Anita Włodarczyk, di medaglie olimpiche, ne ha già conquistate due ed entrambe sono del metallo più prezioso, dato che ha vinto i Giochi sia nel 2012 a Londra sia nel 2016 a Rio De Janeiro. La martellista, classe 1985, sarà una delle stelle della nazionale e in Giappone metterà nel mirino il terzo titolo: in caso di successo, andrebbe a raggiungere al secondo posto degli atleti biancorossi più medaglista di sempre Irena Szewińska, la più grande sportiva nazionale di ogni tempo, oro nella 4×100 proprio a Tokyo nel 1964, nei 200 a Città del Messico nel 1968 e nei 400 a Montreal nel 1976.

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La Polonia verso Euro2020

La nazionale polacca di calcio, per la quarta volta di fila, disputerà i campionati europei nel 2020. Il fatto che i biało-czerwoni partecipino ininterrottamente alla manifestazione da 12 anni è di per sé un grande risultato, considerato che nelle otto rassegne precedenti – cioè dal 1960 al 2004 – non vi avevano mai preso parte: un fatto decisamente curioso, considerato soprattutto i successi a livello mondiale della nazionale dal 1972 al 1986. Far parte in maniera costante dell’élite europea è già un motivo per essere soddisfatti eppure i polacchi non sono del tutto soddisfatti. Perché alleggia un certo pessimismo? Perché, tra appassionati e addetti ai lavori, si pensa che la miglior generazione di giocatori da molti anni a questa parte, nel 2020, non possa comportarsi alla grande ai campionati europei? E quali saranno le reali prospettive della squadra?

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