Daniil Charms, il ritratto di un artista incompreso

Charms PoloniCult

Vorrei dedicare questo articolo di ESTensioni a Daniil Charms, autore che ho riscoperto di recente in modo del tutto casuale. Parlo di riscoperta, perché avendo trascorso la mia infanzia in Russia, sono letteralmente cresciuta con le poesie di Charms, Maršak e Majakovskij, come immagino la maggior parte dei bambini russi. Ho un vivido ricordo di un libro illustrato che ho consumato a furia di letture e riletture, zeppo di sottolineature e orecchie, un libro appartenuto ancor prima a mia mamma e mia zia. Avevo, tra l’altro, completamente rimosso il titolo del libro in questione e ho indagato durante la stesura dell’articolo: il libro si chiamava era ‘‘Что это было?’’, una raccolta di poesie di Charms edita a Mosca nel 1967.

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Pomiędzy słowami – quando l’altro siamo anche noi

Pomiędzy słowami PoloniCult

Pomiędzy słowami inizia con una lunga e quasi immobile inquadratura del giovane Michael (Jakub Gierszał), prima di mostrarcelo impegnato in un colloquio con un poeta africano che cerca rifugio in Germania. Una conversazione secca, asciutta. Una conversazione in tedesco e in una lingua africana. Una sala vuota, loro seduti ad un tavolo con un telefono in mezzo: l’interprete è dall’altro lato capo della linea telefonica, è tra le parole dei due. Noi vediamo solo due uomini incapaci di comunicare ma molto più simili di quanto uno possa pensare, condividono infatti lo stesso status – quello di immigrato. Il bianco e nero della pellicola, risalta tantissimo in questa scena: il giovane Michael, con il suo completo nero perfetto e la camicia bianca si trova di fronte al ragazzo di colore che indossa una maglietta bianca:  è come se si guardassero in uno specchio che li riflette al contrario o come se formassero lo yin e lo yang. Michael però non ne vuole sapere di questa similitudine, di questa complementarietà, tutto nella sua vita è perfetto e immacolato, preciso al millimetro, sano, bello. Si finge forte e altro per essere accettato dalla società che gli sta intorno, ma è facile, per lui. Bianco, biondo, avvocato: la finzione regge alla perfezione.

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Cinque corti dallo Studio Munk, palestra dei cineasti polacchi

Studio Munk PoloniCult

A due anni dalla morte di Andrzej Wajda, il cinema polacco non ha ceduto al facile gioco del martirologio -come invece è purtroppo prerogativa di altri ambienti in Polonia- ma ha prodotto alcuni dei suoi risultati migliori di sempre. Basti pensare alla Palma d’Oro conquistata da Zimna Wojna di Paweł Pawlikowski, già premio Oscar al miglior film straniero per il suo Ida, o allo strepitoso successo al botteghino di Kler, il film di Woicjech Smarzowski dedicato ai piccoli e grandi vizi del clero arrivato in poche settimane a diventare il campione di incassi assoluto dal 1989 a oggi.

Non si tratta certo di un caso, ma del frutto della programmazione e del lavoro di una comunità produttiva e di una generazione di cineasti che ha saputo fare scuola nel vero senso della parola, dando il la a istituzioni e fondazioni che oggi formano giovani registi dal gusto maturo e dalle idee brillanti. E in questa galassia di accademie del cinema e produttori illuminati, fa capolino lo Studio Munk, un’istituzione attiva dal 2008 che si occupa di fornire supporto tecnico, artistico e finanziario ai registi esordienti producendo 25 film all’anno tra corti di fiction, documentari e progetti di animazione.

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Twarz: faccia a faccia con la Polonia nascosta

Twarz Szumowska PoloniCult

Twarz è il settimo lungometraggio della cracoviense Małgorzata Szumowska, ritenuta oggi una delle esponenti più interessanti di una nuova generazione di cineasti polacchi. Una regista dalla cifra stilistica riconoscibile e che da qualche anno riesce a realizzare film capaci di dividere l’opinione pubblica trattando temi complessi in modo coraggioso e provocatorio. Ciò che accomuna le ultime opere di Szumowska, come avevamo già evidenziato recensendo uno dei suoi film di maggiore successo di pubblico e critica, è il delicato rapporto che lega il corpo umano allo spirito. Un’interazione reciproca nella quale a un’improvvisa fragilità dell’uno corrisponde talvolta un irrobustimento dell’altro, ma il cui legame a doppio filo corre il rischio di spezzarsi per le eccessive sollecitazioni. Questo film, ispirato a larghe linee a una storia vera, non fa eccezione e mette in scena un trauma personale che innesca un prima e un dopo nella vita del protagonista.

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The Polish Legacy of the Singer Siblings

Fratelli Singer

 

In the ranks of the Polish Nobel laureates there’s no room for Isaac Bashevis Singer. However, the writer who was awarded the Nobel Prize in Literature 1978 and died in Miami thirteen years later was born in Leoncin, a village a stone’s throw from Warsaw in 1902. Icek Hersz Zynger – that was his name back then – spent his youth in Poland in the little towns of Biłgoraj and Radzymin. Then, he moved with his family to the burgeoning Polish capital where he lived, studied and worked for a number of years. The author emigrated to the US when he was 32 and gained the American citizenship only in 1943.

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A spasso per Kazimierz tra le mie botteghe color cannella

Kazimierz PoloniCult

Ad essere precisi Kazimierz non è una città bensì uno dei quartieri di Cracovia, eppure gode di una sua certa autonomia – è contemporaneamente parte della suddetta e luogo a sé stante, come d’altronde ci dice la storia. Kazimierz venne fondata infatti come città separata dal re Casimiro III (da cui prende appunto nome). Poiché ci riferiamo a secoli e secoli fa, la geografia del luogo era così diversa che lo era anche il corso della Vistola, il quale separava le due città. All’espulsione degli ebrei da Cracovia, questi andarono a trasferirsi proprio lì, a Kazimierz, ponendo le basi per quello che conosciamo oggi come il vecchio quartiere ebraico.

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L’Albania socialista secondo Margo Rejmer

Bloto slodsze niz miod Albania PoloniCult

Błoto słodsze niż miód (Fango più dolce del miele), l’ultimo libro di Margo Rejmer uscito poche settimane fa in Polonia naturalmente per Wydawnictwo Czarne, è l’opera in grado di colmare questa mancanza. 332 pagine di reportage raccolti in giro per l’Albania che raccontano la realtà del socialismo reale in salsa albanese, la sua nascita tra le fila dello stalinismo ortodosso e l’isolamento sempre più radicale in seguito ai contrasti ideologici e concreti con i giganti del comunismo in terra: l’URSS e la Cina. Quella del socialismo albanese è la storia di un Paese piccolo, arretrato, economicamente fondato su un’agricoltura male in arnese, che insegue un ideale di purezza e ortodossia e che diventa velocemente altro: paura, fame, repressione, paranoia.

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Urszula Zajączkowska, l’artista-botanica tra video e poesia

Zajączkowska

Botanica di formazione e professione, Urszula Zajączkowska sembra servirsi dell’arte per continuare sotto altre forme le ricerche cominciate in laboratorio. Lo fa con grande poliedricità: dirige film, scrive poesia, suona il flauto. Proprio perché, come artista, si serve di più di un mezzo espressivo, l’ossessione al centro della sua opera è ancora più evidente: il rapporto dell’essere umano con la natura.

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Muranów – storie da una Varsavia che non c’è.

Muranów

Guardando Varsavia su una mappa, Muranów non c’è. Perché da un punto di vista amministrativo, Muranów non esiste, occupa – al più nominalmente – un’area divisa tra l’unità amministrativa di Wola e quella di Śródmieście. Eppure, a nessuno che abiti stabilmente una delle vie racchiuse tra ulica Leszno e Aleje Solidarności a sud, Okopowa a Ovest, Miodowa a est e i binari della ferrovia a nord verrebbe mai da dire nulla di diverso che “abito a Muranów”. Perché Muranów è un luogo dell’anima, una parte fondante della storia e della vita pulsante di Varsavia, anche senza uffici amministrativi che portano il suo nome.

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