Wojtek Miłoszewski – la forza della semplicità

Avrei dovuto incontrare Wojtek Miłoszewski in un caffè-libreria del mio quartiere, Mokotów. Un locale indipendente, dove i baristi ti salutano perché ne hanno voglia e non per policy aziendale, e dove la musica non è la solita playlist di jazz senz’anima, ma una scelta piuttosto curata di indie-rock e sonorità affini. Può piacere o non piacere, ma almeno non puzza di plastica. Purtroppo, però, i tempi sono quelli che sono, e da cittadini responsabili, ci siamo accordati per telefono.

Per chi non lo sapesse, Wojtek Miłoszewski è l’autore (a oggi) di quattro libri di grande successo in Polonia, che insieme hanno venduto quasi mezzo milione di copie. Attualmente sono tutti ancora inediti in Italia, dove i suoi diritti sono gestiti da Nova Books Agency.

Dei quattro romanzi di Wojtek Miłoszewski, uno è l’hard-boiled Kastor, ambientato a Cracovia nel 1990 e intriso di un cupo, ma efficacissimo, umorismo. Gli altri tre libri sono altrettanti capitoli di una political fiction dal ritmo molto intenso e che parte da un what if originale, ma al contempo abbastanza verosimile da fare dubitare che si tratti davvero di fiction: cosa succederebbe se la Russia invadesse la Polonia ai giorni d’oggi?

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Sienkiewicz l’africano

Sienkiewicz africano

Uno degli autori più noti della letteratura polacca, anche per chi ne è a digiuno o quasi, resta Henryk Sienkiewicz, celebre autore di grandi classici quali Quo vadis? e Il diluvio (Potop). Eppure pochi, vista l’attitudine del letterato a scrivere romanzi storici, sospetterebbero che il premio Nobel per la Letteratura del 1905 sia stato anche un intraprendente viaggiatore e un affermato reporter. Fra il 1876 e il 1878, quando era appena trentenne, trascorse due anni negli Stati Uniti scrivendo numerosi articoli da corrispondente per quotidiani e periodici come Gazeta Polska, Przegląd Tygodniowy e Przewodnik Naukowy i Literacki. Tornato in Europa, lo scrittore polacco visse a Londra e Parigi e visitò Italia, Spagna e Turchia. Non basta, perché Sienkiewicz si recò anche nel continente africano in un viaggio tutt’altro che scontato in quell’epoca per un affermato uomo di lettere di mezza età. Lo fece per spirito d’avventura, curiosità personale e per conoscere in prima persona distanti luoghi remoti dei quali intendeva scrivere. In quest’ultimo proponimento si nota la netta differenza con un quasi contemporaneo di Sienkiewicz, lo scrittore italiano Emilio Salgari, che non visitò mai quell’esotica Malesia nella quale ambientò i propri fortunati romanzi d’avventura.

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