#LibriCheAspettiamo – Pod Słońcem – Julia Fiedorczuk

Julia Fiedorczuk

 

Due villaggi gemelli, separati da un fiume. Uno abitato da gente che parla polacco, prega Dio al modo dei cattolici, e si fa il segno della croce da sinistra a destra. Nel secondo vivono invece uomini e donne che preferiscono parlare nel loro dialetto cantilenato, che a orecchie straniere suona quasi russo, e il segno della croce se lo fanno da destra a sinistra perché a Dio sono arrivati per la via ortodossa. Una ragazza del primo villaggio, Miłka, incontra un ragazzo dell’altro, Misza, e inizia una grande storia d’amore. Sembra una storia molto bella, ma già letta cento volte. Sul primo punto non c’è nulla da obiettare, è una storia bellissima, sul secondo c’è da obiettare tutto, perché un romanzo come Pod słońcem di Julia Fiedorczuk ancora non si era mai visto.

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#LibriCheAspettiamo – Wit Szostak – Cudze słowa

Cudze slowa

Wit Szostak non esiste. Mi chiedo se l’uomo che porta il suo volto si girerebbe se qualcuno per la strada lo chiamasse così. Di sicuro non lo chiamerà mai così nessuno in un ufficio pubblico, nessun ente previdenziale gli manderà mai un estratto conto a quel nome. Perché Wit Szostak è una creazione letteraria con cui l’autore firma le sue creazioni letterarie. Un nome d’arte, un’identità diversa, separata da quella dell’uomo che tutti i giorni prepara la colazione ai suoi figli, prende il tram e insegna filosofia all’università. Faccio questa premessa perché, nel suo ultimo romanzo, tutta l’attenzione di Szostak è intorno a ciò che le parole degli altri dicono di noi. Se la realtà di ciò che siamo è l’insieme di ciò che gli altri osservano di noi, allora cosa non siamo se parole altrui? O, per dirla con il titolo originale del romanzo, cudze słowa?

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Anna Kańtoch – Buio – Benvenuti nel ricordo del non accaduto

 

I luoghi letterari più belli sono quelli che non esistono. Quelli che scrittori abili sono capaci di creare invitandoci a partecipare a un immaginario creato da mille spunti diversi e che diventa reale nello spazio delle pagine che leggiamo. Anna Kańtoch in questo ha pochi rivali tra i suoi colleghi, in Polonia e non solo. La lunga esperienza maturata nel microcosmo della letteratura fantastica, e in particolare nel filone new-weird, l’ha resa sensibile alla creazione di mondi e all’idea di raccontare storie che in questi mondi possano nascere, crescere, coinvolgere i lettori e lasciare una traccia. Creare mondi non significa necessariamente immaginare pianeti lontani o regni affollati di orchi e draghi. A volte basta tirare un po’ le maglie fitte del reale e scovare spazi nelle sue zone grigie. Dico “basta”, ma è più difficile di quanto sembri. Servono penne capaci e menti attente per farlo. Anna Kańtoch è tra queste, e Buio ne è la dimostrazione.

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Julia Fiedorczuk – per una letteratura oltre l’antropocentrismo

Fiedorczuk

A tu per tu con Julia Fiedorczuk, autrice del romanzo-rivelazione Sotto il sole e teorica dell’eco-critica. – Intervista con Julia Fiedorczuk a cura di Salvatore Greco – Sotto il sole è un romanzo che sfugge alle nostre categorie, di quei libri che si finisce di leggere con una sensazione di…

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Wioletta Greg – Un frutto acerbo

Un frutto acerbo Wioletta Greg

Nata in un paesino della Slesia nei pressi di Częstochowa, la 46enne Wioletta Grzegorzewska ha scelto di abbreviare il proprio cognome per venire incontro alle difficoltà dei lettori anglosassoni nel pronunciarlo. Una decisione controversa, ma che sembra averle dato sinora ragione visto il successo di critica ottenuto Oltremanica tanto dalla sua poesia quanto dalla sua prosa. Avere rinunciato al proprio cognome per le esigenze del mercato editoriale, non ha tuttavia interrotto in alcuna maniera lo stretto legame fra Grzegorzewska e la Polonia. Basti ricordare che l’autrice continua a scrivere e pubblicare in polacco – sia poesia che narrativa – nonostante viva da vari anni in Inghilterra, fra l’Essex e l’isola di Wight.

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Artur Sandauer – tra banalità del male e intellighenzia ebraica

Sandauer PoloniCult

Quando sulla bancarella dei libri di via Chmielna, a due passi dall’Università di Varsavia, ho visto fare capolino questo libriccino di poche pagine con un kafkiano insetto in copertina e il nome di Artur Sandauer sopra l’ho comprato praticamente senza esitare. Nel percorso lungo dieci anni ormai in cui mi sono occupato a vario titolo di cose polacche, Sandauer ha un posto speciale, di iniziatore un po’ atipico del mio percorso, partito proprio da alcune sue osservazioni sul destino semplice ma niente affatto banale degli intellettuali ebrei prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale in Polonia.

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Opowiadania Bizarne o il caos del mondo

Opowiadania bizarne PoloniCult

Opowiadania Bizarne è una raccolta di racconti. Sono dieci e completamente diversi gli uni dagli altri se non per qualche immagine ricorrente. Il lettore non viene preso per mano e condotto passo per passo attraverso posti incantati, in storie di uomini o donne coraggiose; non viene invitato a sedersi davanti al camino per ascoltare una voce calda che narra. Niente di tutto questo. Al contrario viene scaraventato in pasto ad una realtà feroce. Viene sbalzato via dalle sue certezze e sicurezze, da un certo modo ordinario di vedere e percepire il mondo. Ha dunque ragione la quarta quando ci diceva che la Tokarczuk ci fa uscire dalla comfort zone. Però ci sono anche modi e modi di farlo. E lei lo fa con violenza. Alcuni dei racconti sono come una doccia gelida. A voler fare un paragone storico, mi verrebbe da dire che ci troviamo a Sparta e non di certo ad Atene. Se si conosce Pani Olga, si sa già – più o meno – che è un personaggio che fa molto parlare di sé e con determinate caratteristiche. Ebbene, credo che questa volta si sia superata.

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Meringhe di piombo e fango di miele – intervista a Margo Rejmer

Margo Rejmer

Margo Rejmer è un’autrice che i lettori di PoloniCult conoscono già da tempo, da quando su queste pagine abbiamo presentato il suo travolgente romanzo Toximia. Oggi che quel romanzo è pronto a uscire per intero in italiano per i tipi de La Parlesia Editore nella traduzione del nostro Francesco Annicchiarico, abbiamo deciso di parlarne con lei, per approfondire i temi e il cuore di questo libro grottesco e romantico assieme, e per scoprire come scorre la mente di un’autrice in grado di scrivere con altrettanta perizia sia prosa di pura finzione che reportage scrupolosi e fondati sui fatti.

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Jerzy Andrzejewski – Cenere e diamanti

Cenere e diamanti PoloniCult

Questo è un libro che spesso faceva capolino fra i classici moderni della letteratura in mostra sugli scaffali delle librerie in stile Gierek, lungo le pareti di molte case polacche fino ai primi anni ’90. Smontati e trasferiti in cantina quei mastodontici parallelepipedi di compensato, molte copie di Popiół i diament (Cenere e diamanti) hanno seguito lo stessa sorte. Triste destino per un romanzo che almeno due generazioni di polacchi hanno letto e talvolta apprezzato. Il libro di Jerzy Andrzejewski non avrà le stimmate del capolavoro, ma resta un documento prezioso e in presa diretta per conoscere il clima politico e le tensioni sociali della Polonia dell’immediato Dopoguerra.

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Pani Furia – una storia di rabbia post-coloniale

Pani Furia PoloniCult

Una storia ambientata tra il Belgio e il Congo, tra gli eredi del grande regno leopoldino e quelli della sua più grande e insanguinata colonia africana. La storia di una donna ferita, abbandonata e perennemente straniera anche nel Paese in cui ha vissuto quasi tutta la sua vita. Pani Furia è questo ma per noi di PoloniCult è un’opera dal respiro globale della varsaviana Grażyna Plebanek che ha pubblicato il romanzo con l’editore Znak nel 2016.

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