Kastor – il volto noir della Polonia anni ’90

Kastor

Dicono quelli bravi: il noir è un genere brillante nel modo in cui, con il pretesto di una storia criminale, racconta ambizioni e paure di uno spaccato di società. Se crediamo a questa prospettiva, allora Kastor di Wojtek Miłoszewski (W.A.B. 2018) è davvero un grande noir e un romanzo che tutti dovrebbero leggere per conoscere la Polonia di oggi. Un titolo in grado di fare compagnia a scaffale a gente come il nostro Massimo Carlotto, per dirne una.

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Janusz Zajdel – l’altro padre della fantascienza polacca

Zajdel

A guardarlo in foto, sembra a tutti un volto familiare. I capelli lunghi, la barba curata, gli occhiali spessi a fondo di bottiglia. Potrebbe essere benissimo un qualche cugino di nostro padre un po’ troppo preso dai Beatles negli anni ’70, o magari un cantautore impegnato. I lettori toscani, umbri, emiliani o di quelle parti lì potrebbero cercare una qualche foto d’epoca di una festa dell’Unità e trovare due o tre uomini lì immortalati che gli somigliano tanto.

Ma l’uomo in foto non è un cantautore, né un fan dei Beatles né tantomeno un militante del Pci dei tempi belli. È invece un fisico polacco, appassionato lettore e scrittore di fantascienza. Uno che a quel genere ha dato tanto, al punto che oggi il più importante premio per la narrativa di fantascienza in Polonia porta il suo nome: premio Janusz Zajdel.

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Brucio Parigi – manifesto rivoluzionario di un futurista polacco

Brucio Parigi

Chissà cosa devono aver pensato i borghesi parigini la mattina del 20 febbraio 1909 sfogliando la copia appena acquistata di Le Monde. Perché proprio quel giorno, lo storico quotidiano francese ospitò questa e altre affermazioni incendiarie, provocatorie e violente firmate da un poeta italiano ancora poco noto e sotto un titolo che annunciava un movimento nuovo sulla scena letteraria: Manifesto del futurismo.

Sappiamo bene invece cosa pensarono quegli stessi borghesi parigini quasi vent’anni dopo, nel 1928, quando sulla rivista L’Humanité apparve a puntate un romanzo ispirato da quei concetti di futurismo e che parlava della distruzione della città venerata per definizione, la loro Parigi. Sdegno, raccapriccio, e la volontà di cacciare l’autore di quell’opera così dissacrante. Il libro in questione si intitolava Palę Paryż, era firmato da un polacco che si faceva chiamare Bruno Jasieński e oggi finalmente possiamo leggerlo in italiano, nella traduzione di Alessandro Ajres uscita per i tipi di Miraggi edizioni, con il titolo di Brucio Parigi.

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Dieci libri dagli anni Dieci – titoli che hanno cambiato la Polonia

Mi scuso preventivamente con tutti coloro i quali, aprendo questo articolo, avranno mescolato la curiosità a uno sbuffo di impazienza verso l’ennesima lista di fine anno. La verità è che il passaggio di decina nel conto degli anni e delle cose umane suggerisce, se non addirittura impone, uno sguardo di prospettiva, a prescindere da quanto questo carico di simboli sia legittimo.

Di certo gli anni tra il 2010 e il 2019 per la Polonia sono stati tante cose diverse: sono stati il primo decennio vissuto interamente dentro l’Unione europea, hanno mostrato una costante ma asimmetrica crescita economica, hanno introdotto nel dibattito temi nuovi come ecologia e migrazioni, hanno preparato e poi celebrato il centenario della riconquistata indipendenza (1918-2018).

In letteratura il simbolo di questi anni Dieci sarà quasi inevitabilmente il Nobel tornato in Polonia, nelle mani e con la penna di Olga Tokarczuk. Sarebbe ingrato tuttavia rinchiudere le gemme letterarie del decennio nel bozzolo di un –pur meritatissimo e celebratissimo- successo internazionale. Quelli che salutiamo sono stati dieci anni di libri che hanno trasformato, ognuno a modo suo, il panorama letterario. Alcuni entrandoci a pieno titolo, altri infilandosi di straforo dalla porta di servizio.

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Uccidendo il secondo cane, Marek Hłasko a fumetti

Gli appassionati di fumetto che hanno partecipato al Lucca Comics 2019, tenutosi a inizio ottobre, hanno assistito alla presentazione di una graphic novel dedicata a un grande della letteratura polacca. Un’opera che è stata il frutto di tre anni di gestazione. Tanto è durato il lavoro di ricerca, scrittura e disegno del fumettista Valerio Gaglione e dello scrittore Fabio Izzo – uno dei nostri primi Polonicultori – per dare alla stampe Uccidendo il secondo cane, appena pubblicato da Oblomov. Una graphic novel che segna l’esordio sul lungo formato di Gaglione, fumettista già apprezzato anche su Internazionale grazie alle sue Cartoline da Varsavia, pubblicate nell’ottobre 2017.

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Bartosz Szczygielski, la nuova leva del noir polacco

Intervista con Bartosz Szczygielski, giovane leva del noir polacco e già autore di successo – di Salvatore Greco e Francesco Annicchiarico – (articolo in collaborazione con Nova Books Agency) Bartosz Szczygielski è stato l’autore debuttante più di successo del 2017. Forse perché il suo debutto lo preparava da tempo, tenuto…

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Dygat, Dygat, sempre Dygat

Dygat Disneyland

Di quella lista mi restò impresso il nome Dygat, Stanisław, scrittore varsaviano, ricordato perlopiù come autore de Il lago di Costanza (titolo approssimativo, trattasi del celebre Jezioro Bodeńskie). Scrittore varsaviano. Dygat.

Occhio a Wikipedia:

Stanisław Dygat, classe 1914, morto a Varsavia nel 1978. Fu autore di sei romanzi (tra questi Podróż, graziato da una meravigliosa traduzione di Feltrinelli nel 1960, con il titolo Il viaggio) e alcune raccolte di racconti che segnarono un’epoca. O forse no, non segnarono quell’epoca di martiri e soffocamenti, ma ne parlarono con borghese distacco, quasi ignorandola. Da uno dei suoi libri, Disneyland, venne tratto un film ritenuto classico, Jowita, per la regia di Janusz Morgenstern nel 1967.

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Katarzyna Bonda: anche la Polonia si tinge di giallo

Bonda PoloniCult

Che ognuno abbia il suo genere preferito, è un dato di fatto. Personalmente non leggo i gialli da quando ho undici anni perché hanno perso ogni attrattiva e stimolo. Ho però fatto un’eccezione quando mi sono stati proposti i due volumi editi da Piemme di Katarzyna Bonda la quale è stata definita la “risposta polacca a Jo Nesbø”; volevo capire il motivo di così tanta popolarità. Insomma, ero curiosa e ad una prima lettura della trama, mi sembrava potessero risultare interessanti, specie per gli elementi storici presenti nei testi. Oggi vi presenteremo Non esistono buone intenzioni e Nessuna morte è perfetta usciti per Piemme nella traduzione rispettivamente di Walter Da Soller e Laura Rescio.

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Benvenuti a Meekhan – l’onda fantasy che viene dalla Polonia

Impero. Quante immagini, quanti simboli questa parola è in grado di evocare nella mente di ognuno. Un concetto di fronte alla cui ampiezza persino il vocabolario Treccani, sinonimo quasi religioso di esattezza, sembra vacillare. Cito: 1. letter. In senso ampio, potere assoluto, autorità piena, incontrastata. Tutto vero, ma sufficiente? L’impero è il sinonimo di una grandezza impossibile da abbracciare a occhio nudo, di un’ambizione di grandezza che -come pochissime altre cose umane- ha valicato le generazioni, le epoche, le trasformazioni tecnologiche e i cambi di paradigma filosofico. È una provocazione, o forse no, dire che poche cose al mondo ritraggono l’umano come la sua tendenza a voler creare (o distruggere) un impero. E forse è per questo che Robert Wegner ha deciso di scrivere la sua maestosa saga attorno a un impero. Non uno di quelli esistiti, ma uno da lui inventato di sana pianta, l’impero Meekhan.

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Uomini renna – Mariusz Wilk sulle tracce dei Sami

Wilk

Sulle pagine di PoloniCult il reportage ha da sempre un ruolo dominante. Lo ha perché quello che si raccoglie attorno alla definizione di literatura faktu è un mondo amatissimo dai lettori polacchi, fatto di sfumature scrittorie che raccolgono spunti tipici della letteratura di viaggio, del giornalismo d’inchiesta oltre a molti altri stimoli accomunati dalla definizione di non-fiction.

Ultimamente il termometro del genere, fatto di misurazioni rigorose come le vendite e la critica ma anche di misurazioni più alla buona fatte osservando quello che la gente legge sul tram, pare promuovere un tipo di reportage più puramente giornalistico, in cui l’autore quasi si vergogna di apparire o forse è semplicemente chiamato a nascondersi dietro le quinte della storia che racconta. Tuttavia, senza scomodare necessariamente Ryszard Kapuściński, il grande fascino di questa corrente letteraria passa anche da autori che hanno deciso di essere voce e portavoce delle proprie storie, di raccontarle dall’interno guadagnando in intensità narrativa e fascino della testimonianza quello che potrebbero aver perso in rigorosità.

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