Lala – Cent’anni di solitudine lungo la Vistola

C’è un romanzo che in Polonia sembra abbia letto praticamente chiunque, uno di quei libri che a distanza di anni fa ancora parlare di sé, conosce continue ristampe e nuove edizioni, e non è raro notare la sua copertina impegnata a celare un volto concentrato di lettore (o lettrice) sulla metropolitana di Varsavia. Si tratta di Lala, l’opera più nota di Jacek Dehnel, uno degli autori più raffinati dell’odierno panorama letterario in Polonia, e che nel 2010 è arrivato in Italia nella traduzione di Raffaella Belletti per i tipi di Salani. Non sembra che Lala abbia conquistato i lettori nostrani, forse per via di un lancio infelice o a causa della sua essenza di libro capriccioso, ostile ai generi e ricco di rimandi e rintocchi al limite del caleidoscopico. Lala va affrontato con pazienza, coscienza e con un po’ di retroterra per non finire travolti dal fiume di parole, nomi, oggetti e rimandi che Dehnel cesella in punta di penna con una lingua straordinariamente elegante e che rischiano di apparire riferimenti senza senso o orpelli autoriferiti. Oggi su PoloniCult proviamo a ridare vita a Lala partendo proprio da questo.

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Miron Białoszewski – Memorie dell’Insurrezione di Varsavia

Bialoszewski Pamietnik

Pamiętnik z powstania warszawskiego (Memorie dell’Insurrezione di Varsavia) del poeta e autore varsaviano Miron Białoszewski è un’opera preziosa per molti motivi. Innanzitutto per la sua unicità. Il libro in questione, infatti, non è né un diario – come il titolo polacco potrebbe suggerire – né una cronaca cronologica e ragionata degli eventi verificatisi nell’estate del ’44 nella capitale polacca. Nè d’altra parte siamo alla prese con una narrazione ispirata ad esperienze personali vissute durante l’occupazione nazista di Varsavia ma romanzata come accade, ad esempio, in ‘Rondò’ di Kazimierz Brandys o ne ‘La bella signora Seidenman’ di Andrzej Szczypiorski.

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Żeby nie było śladów – Il racconto di una storia sbagliata

Zeby nie bylo sladow

In un giorno di maggio un diciannovenne decide di fare un giro in centro con un gruppo di amici per festeggiare la fine degli esami di maturità. Ritenuto troppo rumoroso e trovato senza documenti, viene fermato dalla polizia, condotto in commissariato per l’interrogatorio. Alle domande si alternano calci, pugni e manganellate. Il ragazzo, congedato, finisce velocemente in ospedale dove muore due giorni dopo. Nei giorni, mesi, anni successivi il dolore della famiglia e la volontà di giustizia di chi gli sta attorno si scontrano con la rete di omertà e autodifesa dei corpi di polizia e di chi li gestisce.

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Włodek Goldkorn – Il bambino nella neve

Il bambino nella neve

Uscito per Feltrinelli nel 2016, Il bambino nella neve è un libro di Włodek Goldkorn che esula dai generi e li interseca con il valore della testimonianza. – di Lorenzo Berardi – ‘Il bambino nella neve’ è un libro insolito nel panorama editoriale italiano. A metà strada fra autobiografia, reportage…

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Stanisław Lem – La Cyberiade

Cyberiade

“La Cyberiade” (Cyberiada, nell’originale polacco), è una raccolta di racconti che sfugge a ogni definizione. Fantascienza sì, ma in libera uscita dagli stilemi del genere. Lem trasporta il lettore in una dimensione insolita a metà strada fra la fiaba popolare, la satira politica, il mito in salsa picaresca e il divertissement comico puro e semplice. La componente favolistica è evidente nella scelta di ambientare la maggior parte delle vicende dei due “costruttori”, gli inventori itineranti Trurl e Klapacius, alle corti di sovrani planetari seguendo una struttura narrativa simile a quella descritta dall’antropologo russo Vladimir Propp.

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Wiera Gran. L’accusata.

Era da tempo che con una cara amica pensavamo di scrivere un articolo a proposito delle sensazioni che aveva suscitato in noi la lettura del libro Wiera Gran. L’accusata che affronta il trauma di una cantante ebrea sopravvissuta all’olocausto da un punto di vista non convenzionale. Proveremo a mettere su carta una lunga notte passata confrontandoci in maniera febbrile, a volte impetuosa ma sempre appassionata.

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Herbert, l’imperturbabilità del classico.

Il panorama della Polonia a scaffale si va sempre più arricchendo, abbiamo visto nelle scorse settimane alcune interessanti nuove uscite, ma non dimentichiamo che è sempre presidiato da alcuni intramontabili fondamentali, vere e proprie colonne di una biblioteca di letteratura polacca che si rispetti. Uno di questi, di cui ci occuperemo oggi, è l’antologia di Zbigniew Herbert curata da Pietro Marchesani e edita da Adelphi miracolosamente facile da trovare per essere un libro uscito nel 1993, “Rapporto dalla città assediata”.

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Peter Brook: insieme a Grotowski

“Grotowski è unico. Perché?
Perché nessun altro al mondo, nessuno dopo Stanislavskij, di mia conoscenza, ha esplorato la natura della recitazione, il fenomeno che la costituisce, il suo significato, la scienza dei suoi processi, sia psichici che fisici o emozionali, così profondamente e pienamente come Grotowski”.

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Di snobismi letterari e isterismi nazionali. Su Miłosz.

È l’estate del 1931 e tre giovanissimi studenti universitari polacchi (che insieme non hanno più di sessant’anni), zaini in spalla, partono per un viaggio alla scoperta del “continente”. Fra i tre ce n’è uno che sembra incredibilmente giovane e porta in giro con dolorosa consapevolezza le proprie guance rotonde, da bambino. Sarà proprio lui, parecchi anni dopo, a ricordare come ogni automobile vista per le strade di quelle terre sconosciute fosse oggetto di continuo stupore:

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Un tratto innocente e polacco

Ci siamo lasciati alle spalle il giorno della memoria da poco tempo eppure, come sempre, la sensazione di aver vissuto una giornata incompleta persiste, si fa pressante e urgente. Per tutto il mese di gennaio le proposte affollano gli scaffali delle librerie, e sopravvissuti e reduci sfidano, con i loro racconti, i cuori e i portafogli dei lettori. Ma quest’anno una pubblicazione pregevolissima della casa editrice per l’infanzia Orecchio acerbo ha offerto un modo nuovo per leggere la Shoah – una via che passa attraverso le immagini piuttosto che le parole.

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