La Polonia sulle felpe – patriottismo e dove trovarlo

Abbigliamento patriottico

Il fenomeno dell’abbigliamento patriottico è relativamente recente se consideriamo che una delle marche più note ha iniziato solo due-tre anni fa. Questo dato però si scontra con la realtà dei fatti che mostrano come fin da subito tale iniziativa abbia riscontrato un incredibile successo tra i giovani – ma non solo – che trovano in questo tipo di abbigliamento un modo di esprimere le proprie idee politiche e la loro idea di Polonia oltre che di patriottismo. Non ci sarebbe nulla di male nell’indossare un’innocente t-shirt blu con una piccola aquila o con una piccola bandiera biancorossa se questa scelta non fosse presa come dimostrazione di appartenenza politica e di una retorica nazionalista che si va sempre più espandendo in tutto il paese. Il punto di partenza o il nocciolo della questione, se volete, è proprio questo, che tali indumenti, non sono semplici vestiti, ma si presentano come simboli di una determinata ideologia e di un determinato discorso nazionale e – purtroppo – nazionalistico. Esso si presenta infatti come un discorso identitario veicolato tramite un mezzo – i vestiti – di prima necessità e che acquista determinati valori simbolici per chi li indossa e per chi li vede indossati: il messaggio trasmesso è un forte sentimento patriottico e di appartenenza ad un preciso e circoscritto gruppo sociale. Le magliette o le felpe che rientrano in queste linee usufruiscono e si fanno portatrici di una retorica fondata su degli elementi che puntano a conquistare la massa attraverso un linguaggio stereotipato che utilizza precise immagini storiche volte a sottolineare particolari caratteri della nazione – in questo caso polacca – con lo scopo di suscitare orgoglio nazionale.

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Abram Cytryn – Storie di fame dall’inferno

Racconti dal ghetto di Lodz

Più volte ci siamo occupati di Shoah, di memoria e di testimonianze. Ci torniamo ancora anche oggi per presentare un testo particolare che ci arriva dalla penna e dalle sofferenze di un adolescente che nella sua vita avrebbe voluto fare lo scrittore, ma la cui esistenza è stata presa e spezzata da un’ideologia nera che avviluppa e sottrae. La notizia bella, è che nonostante le vittime mietute, alcuni germogli sono riusciti non solo a sbocciare, ma anche a crescere e oggi Abram Cytryn può essere considerato scrittore a tutti gli effetti.

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Nowa Huta – I, too, am Cracow

Nowa Huta Oggi

La settimana scorsa Roberto alla fine del suo articolo scriveva “Non c’è presente senza cura del passato e delle sue tracce” e questa sua frase mi ha fatto venire in mente una cosa che scrissi io in un saggio di sociologia in cui descrivevo due tipologie di villaggi operai, Nowa Huta e Crespi d’Adda. Proprio in conclusione del saggio mi riferivo all’umanità che abita Nowa Huta come “persone che vivono confrontandosi continuamente con il passato ma guardando avanti”. E oggi cercherò di dimostrarlo.

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Fiabe per robot – storie sulla melancolia del Cosmo

Nonostante ci sia ancora chi snobba la letteratura polacca e si ostini a fare facce perplesse quando sente che c’è chi se ne occupa, ci sono nomi che risuonano nelle orecchie anche dei più sordi e quello di Lem (qui il sito ufficiale) è sicuramente uno di questi. Su PoloniCult, poi, potremmo dire che è una delle presenze più forti. Oggi dunque torniamo a parlare di lui in occasione del suo 96° anniversario di nascita.

Fiabe per robot Bajki robotów in originale – si presenta in una graziosissima copertina arancione con due marionette/manichini – un lui e una lei – sorretti da due mani in trasparenza.

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Kim jesteś? Due parole su Witold Gombrowicz

Nel giorno del gombrowiczersario, spunti di lettura e riflessione al di là della banalità. – di Mara Giacalone – “Nie wiem jaki jestem naprawdę”.  A voler scrivere/parlare di Gombrowicz, basterebbe utilizzare questa citazione, mettere il punto e lavarsene le mani. Witold è tutto racchiuso lì. Eppure la critica letteraria è…

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Bruno Schulz, storia di una vita incredibile

Schulz

Bruno Schulz non è certo un estraneo sulla nostra pagina (e non solo). Ci siamo occupati di lui già in due occasioni, quando abbiamo recensito il film di Has Sanatorium pod Klepsydrą e quando ci siamo occupati del libro Bruno, il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova edito per Orecchio Acerbo. Di lui in prima persona, però, ancora nulla si è detto. Non siamo dell’idea che sia necessario presentarlo, crediamo che sia un nome abbastanza noto e anche ben voluto, ma l’aver scritto una tesi magistrale su di lui, mi ha dato la dimostrazione di quanto anche una vita spesa sopra i suoi racconti non basterebbe per conoscere davvero quell’illustre prestigiatore drohobyczano.

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Nabu – il miraggio della vita

Nabu

Wędrówka Nabu, una storia commovente e forte per riflettere sulla crisi della società contemporanea. – di Mara Giacalone – Proprio in questi giorni mi è capitato di vedere un video su un esperimento condotto sulla letteratura per l’infanzia. Nello specifico, da una libreria piena sono stati tolti prima i libri…

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(Del) Cosmo o dramma sull’assurdità della vita

Cosmo

Witold Gombrowicz non ha bisogno di presentazioni, da queste parti; abbiamo scritto diverse cose su di lui e in merito a lui. Quello che farò oggi lo investe in pieno ma, come dire, più trasversalmente perché parleremo sì di Cosmo, ma della versione cinematografica.
Con una produzione franco-portoghese del 2015, il regista Andrzej Żuławski ha deciso di portare sullo schermo l’ultima grande impresa di uno degli autori polacchi più discussi del XX secolo. Żuławski non è certo un pivellino o qualcuno che non sappia fare il suo lavoro e con la messa sullo schermo di questo strano e complicato testo possiamo ben affermare che ha raggiunto sicuramente una vetta molto importante anche se non mancherò di muovere critiche nei suoi confronti. Ma un passo per volta.

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Biblioteca della memoria: quando la lettura è un dovere

biblioteca della memoria

A noi di PoloniCult non serve e non è mai servita la data simbolica del 27 gennaio per occuparci di Shoah e di tutto il complesso mondo che le ruota attorno. Sarà che scegliendo di occuparsi di Polonia, ad un certo punto soffermarsi su determinate questioni è non solo fondamentale ma necessario, sarà che abbiamo una certa sensibilità umanitaria, sarà che siamo, nei più disparati sensi e significati, “ricercatori”, fatto sta che non riusciamo ad esimerci dal parlarne sempre. In questa data particolare, invece che soffermarci su un libro preciso, abbiamo deciso di regalarvi una sorta di biblioteca della Memoria, pensata da noi per voi. Non abbiamo vergogna ad ammettere che la questione su che titoli inserire sia stata abbastanza dibattuta, ma alla fine siamo giunti ad una conclusione che sarà esposta qui sotto assieme a tutte le motivazioni che riteniamo opportuno fare e dare.

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L’estetica della memoria: arte polacca che (soprav)vive

arte polacca

Il fatto che PoloniCult non parli mai di arte visiva stricto sensu, non significa che il panorama polacco non abbia nulla da offrire, anzi…
Ecco perché, non appena ci siamo imbattuti – totalmente a caso – nel libro La memoria finalmente: arte in Polonia 1989 – 2016, non abbiamo esitato un solo istante a recuperarlo per colmare le nostre lacune e dare una voce anche ad artisti che utilizzano altri mezzi di comunicazione per esprimere, non solo se stessi, ma il paese in cui vivono.

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