Lala – Cent’anni di solitudine lungo la Vistola

C’è un romanzo che in Polonia sembra abbia letto praticamente chiunque, uno di quei libri che a distanza di anni fa ancora parlare di sé, conosce continue ristampe e nuove edizioni, e non è raro notare la sua copertina impegnata a celare un volto concentrato di lettore (o lettrice) sulla metropolitana di Varsavia. Si tratta di Lala, l’opera più nota di Jacek Dehnel, uno degli autori più raffinati dell’odierno panorama letterario in Polonia, e che nel 2010 è arrivato in Italia nella traduzione di Raffaella Belletti per i tipi di Salani. Non sembra che Lala abbia conquistato i lettori nostrani, forse per via di un lancio infelice o a causa della sua essenza di libro capriccioso, ostile ai generi e ricco di rimandi e rintocchi al limite del caleidoscopico. Lala va affrontato con pazienza, coscienza e con un po’ di retroterra per non finire travolti dal fiume di parole, nomi, oggetti e rimandi che Dehnel cesella in punta di penna con una lingua straordinariamente elegante e che rischiano di apparire riferimenti senza senso o orpelli autoriferiti. Oggi su PoloniCult proviamo a ridare vita a Lala partendo proprio da questo.

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Nella tana dei cattivi: AKS Zły e un altro calcio possibile

AKS Zły PoloniCult

È un soleggiato sabato di metà agosto e alla Don Pedro Arena di via Kawęczyńska c’è il pubblico delle grandi occasioni. A mezz’ora dall’inizio della partita valida per un turno preliminare di Coppa di Polonia, i duecento biglietti stampati per l’esordio stagionale della squadra di casa sono già terminati. Gli spalti del piccolo stadio sono gremiti di un pubblico di tutte le età. Ci troviamo a Varsavia, sulla sponda orientale della Vistola, nell’ex quartiere operaio di Praga. È in questo campo di periferia dalla tribuna orgogliosamente scoperta, incastonato fra casamenti popolari e una fabbrica abbandonata, che gioca l’AKS Zły.

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Wszyscy jesteśmy dziwni – Reportage polacco a Coney Island

Wszyscy jesteśmy dziwni

Coney Island è la scheggia impazzita del pianeta America, l’isola eccentrica che si ribella alla narrazione dominante dell’american dream e che rivendica a sé il diritto a fallire, ad andare fuori rotta e a vivere in pace anche fuori dalla bulimia di successo e dal darwinismo sociale su cui buona parte della retorica a stelle e strisce si è fondata in poco più di due secoli di storia. Coney Island è un esperimento vivente, una sacca di resistenza eccentrica che non riguarda solo New York né i soli Stati Uniti, ma dalle sue storie di persone qualunque può raccontare qualcosa di più profondo e rivolto al mondo intero. Pane da reportage polacco, insomma, e non a caso Dowody na istnienie ha pubblicato da pochi mesi un bel libro dedicato proprio a Coney Island dalla giovane Katarzyna Sulej dal meraviglioso titolo di Wszyscy jesteśmy dziwni (Siamo tutti strani).

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Pani Furia – una storia di rabbia post-coloniale

Pani Furia PoloniCult

Una storia ambientata tra il Belgio e il Congo, tra gli eredi del grande regno leopoldino e quelli della sua più grande e insanguinata colonia africana. La storia di una donna ferita, abbandonata e perennemente straniera anche nel Paese in cui ha vissuto quasi tutta la sua vita. Pani Furia è questo ma per noi di PoloniCult è un’opera dal respiro globale della varsaviana Grażyna Plebanek che ha pubblicato il romanzo con l’editore Znak nel 2016.

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Un oceano tra di noi. Anna Frajlich e la poetica del ritorno

Un oceano tra di noi Frajlich PoloniCult

La poesia polacca del Novecento, con le sue continuazioni nel nostro secolo, conosce una fortuna tra le trame della letteratura mondiale che a volte ancora sorprende oltre che inorgoglire. […]La luce che questi grandi maestri hanno contribuito a gettare sulla poesia polacca, tuttavia, spesso la trattengono su sé stessi e pochi bagliori riescono a farsi strada all’ombra di queste figure imponenti. […] Per questo e altri motivi è un piacere accogliere sulle pagine di PoloniCult un esempio prezioso di questi bagliori da “sottobosco”, l’antologia di versi Un oceano tra di noi della poetessa Anna Frajlich, uscita nel 2018 per il giovanissimo editore campano La Parlesia nella traduzione di Marcin Wyrembelski.

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Angelika Kuźniak – Papusza

Kuźniak

Papusza is an author who goes beyond any label. She was a Polish poet but of Romani descent and nobody knew about her or when and where she was born. Perhaps had not Jerzy Ficowski made her known by spreading her poems she would have stayed unknown. However, due to this reason, Papusza’s story is striking and fascinating. She grew up a simple and apparently uncouth woman and yet she was deep and suffering. This woman was portrayed in a movie by Krzysztof and Joanna Krauze in 2013 and, one year earlier, in a book published by Czarne and written by Angelika Kuźniak; its title? Just Papusza.

To dig deeper into a book that its own publisher labels as reportage, but that is actually much more complex than that just like Papusza herself was, we talked with the author. Kuźniak is a writer whose books are akin to portraits of exceptional women where words help drawing a perfectly balanced picture between subtlety and in-depth analysis.

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Granice marzeń – viaggio ai quasi confini dell’ex-URSS

Granice marzeń PoloniCult

Inizia così Ryszard Kapuściński il secondo capitolo del suo Imperium, libro che raccoglie appunti di viaggio e articoli che il grande maestro del reportage polacco ha dedicato all’ingombrante e affascinante vicino della Polonia, quella creatura che nel breve corso di un secolo ha cambiato almeno tre volte nomi e forme, prima Impero Russo, poi Unione Sovietica, oggi Federazione russa. Le frontiere di quella creatura imponente sono cambiate a loro volta assieme ai nomi, quasi mai passando inosservate, quasi sempre trascinando con sé i destini di uomini e donne, o più spesso di popoli interi. A venticinque anni dalla pubblicazione di Imperium, un reporter polacco è tornato su quelle frontiere, in particolare su quelle che la frammentazione dell’imperium (prima imperiale, poi sovietico, oggi repubblicano) ha lasciato dietro di sé o a volte ha creato ad arte: quel reporter è Tomasz Grzywaczewski e il risultato dei suoi viaggi è uscito nel febbraio del 2018 per Czarne con l’eloquente titolo di Granice marzeń. O państwach nieuznawanych (Le frontiere dei sogni. Sugli Stati non riconosciuti).

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Cicha noc – sul piano inclinato dell’autodistruzione

Cicha noc

Un pullman di lunga percorrenza viaggia da occidente verso Olsztyn, Polonia. A bordo un uomo sulla trentina con indosso una maglietta con un’enorme bandiera polacca al centro parla al telefono e chiede alla sua ragazza di mandargli una foto della sua vagina, lo fa così ad alta voce che è impossibile non sentirlo. Un ragazzo un paio di file più avanti lo guarda sconfortato e commenta ad alta voce parlando alla sua videocamera portatile. Cicha noc, film tra i più discussi del cinema polacco nel 2017, inizia così e nel cinema d’essai nel centro di Varsavia in cui mi trovo il pubblico ride di gusto e borbotta commenti di familiarità per una scena grottesca quanto realistica. Siamo solo all’inizio, ma già in quella scena e nella reazione del pubblico si condensa la poetica di 97 minuti di pellicola che il giovane regista Piotr Domalewski ha dedicato al tema croce e delizia di ogni rappresentante delle arti polacche: la Polonia stessa.

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Ma być czysto – Sull’adolescenza, dall’adolescenza

Ma byc czysto PoloniCult

Sembra essere un periodo particolarmente felice per la scrittura al femminile in Polonia. Nonostante sul piano dei diritti civili le donne polacche stiano subendo di recente frustranti limitazioni, la generazione di scrittrici di questi anni vanta nomi capaci di raccontare in profondità non solo e non tanto il proprio Paese, ma un sentire comune e universale legato all’identità nel mondo. Una di queste, ancora relativamente poco nota, è la trentenne Anna Cieplak, operatrice culturale legata agli ambienti di Krytyka Polityczna, e autrice di un romanzo in grado di conquistare la critica edito dalla casa editrice di Krytyka Polityczna stessa: Ma być czysto (2017), vincitore del Premio Gombrowicz e del premio Conrad per il migliore esordio letterario dell’anno.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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