Pani Furia – una storia di rabbia post-coloniale

Pani Furia PoloniCult

Una storia ambientata tra il Belgio e il Congo, tra gli eredi del grande regno leopoldino e quelli della sua più grande e insanguinata colonia africana. La storia di una donna ferita, abbandonata e perennemente straniera anche nel Paese in cui ha vissuto quasi tutta la sua vita. Pani Furia è questo ma per noi di PoloniCult è un’opera dal respiro globale della varsaviana Grażyna Plebanek che ha pubblicato il romanzo con l’editore Znak nel 2016.

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Un oceano tra di noi. Anna Frajlich e la poetica del ritorno

Un oceano tra di noi Frajlich PoloniCult

La poesia polacca del Novecento, con le sue continuazioni nel nostro secolo, conosce una fortuna tra le trame della letteratura mondiale che a volte ancora sorprende oltre che inorgoglire. […]La luce che questi grandi maestri hanno contribuito a gettare sulla poesia polacca, tuttavia, spesso la trattengono su sé stessi e pochi bagliori riescono a farsi strada all’ombra di queste figure imponenti. […] Per questo e altri motivi è un piacere accogliere sulle pagine di PoloniCult un esempio prezioso di questi bagliori da “sottobosco”, l’antologia di versi Un oceano tra di noi della poetessa Anna Frajlich, uscita nel 2018 per il giovanissimo editore campano La Parlesia nella traduzione di Marcin Wyrembelski.

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Angelika Kuźniak – Papusza

Kuźniak

Papusza is an author who goes beyond any label. She was a Polish poet but of Romani descent and nobody knew about her or when and where she was born. Perhaps had not Jerzy Ficowski made her known by spreading her poems she would have stayed unknown. However, due to this reason, Papusza’s story is striking and fascinating. She grew up a simple and apparently uncouth woman and yet she was deep and suffering. This woman was portrayed in a movie by Krzysztof and Joanna Krauze in 2013 and, one year earlier, in a book published by Czarne and written by Angelika Kuźniak; its title? Just Papusza.

To dig deeper into a book that its own publisher labels as reportage, but that is actually much more complex than that just like Papusza herself was, we talked with the author. Kuźniak is a writer whose books are akin to portraits of exceptional women where words help drawing a perfectly balanced picture between subtlety and in-depth analysis.

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Granice marzeń – viaggio ai quasi confini dell’ex-URSS

Granice marzeń PoloniCult

Inizia così Ryszard Kapuściński il secondo capitolo del suo Imperium, libro che raccoglie appunti di viaggio e articoli che il grande maestro del reportage polacco ha dedicato all’ingombrante e affascinante vicino della Polonia, quella creatura che nel breve corso di un secolo ha cambiato almeno tre volte nomi e forme, prima Impero Russo, poi Unione Sovietica, oggi Federazione russa. Le frontiere di quella creatura imponente sono cambiate a loro volta assieme ai nomi, quasi mai passando inosservate, quasi sempre trascinando con sé i destini di uomini e donne, o più spesso di popoli interi. A venticinque anni dalla pubblicazione di Imperium, un reporter polacco è tornato su quelle frontiere, in particolare su quelle che la frammentazione dell’imperium (prima imperiale, poi sovietico, oggi repubblicano) ha lasciato dietro di sé o a volte ha creato ad arte: quel reporter è Tomasz Grzywaczewski e il risultato dei suoi viaggi è uscito nel febbraio del 2018 per Czarne con l’eloquente titolo di Granice marzeń. O państwach nieuznawanych (Le frontiere dei sogni. Sugli Stati non riconosciuti).

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Cicha noc – sul piano inclinato dell’autodistruzione

Cicha noc

Un pullman di lunga percorrenza viaggia da occidente verso Olsztyn, Polonia. A bordo un uomo sulla trentina con indosso una maglietta con un’enorme bandiera polacca al centro parla al telefono e chiede alla sua ragazza di mandargli una foto della sua vagina, lo fa così ad alta voce che è impossibile non sentirlo. Un ragazzo un paio di file più avanti lo guarda sconfortato e commenta ad alta voce parlando alla sua videocamera portatile. Cicha noc, film tra i più discussi del cinema polacco nel 2017, inizia così e nel cinema d’essai nel centro di Varsavia in cui mi trovo il pubblico ride di gusto e borbotta commenti di familiarità per una scena grottesca quanto realistica. Siamo solo all’inizio, ma già in quella scena e nella reazione del pubblico si condensa la poetica di 97 minuti di pellicola che il giovane regista Piotr Domalewski ha dedicato al tema croce e delizia di ogni rappresentante delle arti polacche: la Polonia stessa.

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Ma być czysto – Sull’adolescenza, dall’adolescenza

Ma byc czysto PoloniCult

Sembra essere un periodo particolarmente felice per la scrittura al femminile in Polonia. Nonostante sul piano dei diritti civili le donne polacche stiano subendo di recente frustranti limitazioni, la generazione di scrittrici di questi anni vanta nomi capaci di raccontare in profondità non solo e non tanto il proprio Paese, ma un sentire comune e universale legato all’identità nel mondo. Una di queste, ancora relativamente poco nota, è la trentenne Anna Cieplak, operatrice culturale legata agli ambienti di Krytyka Polityczna, e autrice di un romanzo in grado di conquistare la critica edito dalla casa editrice di Krytyka Polityczna stessa: Ma być czysto (2017), vincitore del Premio Gombrowicz e del premio Conrad per il migliore esordio letterario dell’anno.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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Vagabondi notturni – Jagielski nell’Uganda dei bambini-soldato

Vagabondi notturni PoloniCult

Quando nel 1962 Ryszard Kapuściński pubblicava il suo primo libro, Giungla polacca, Wojciech Jagielski aveva da poco imparato a parlare dal momento che allora aveva appena due anni. Eppure tra i due autori ci sono un’affinità stilistica e una continuità di spirito che è difficile pensare non abbiano condiviso mille viaggi e avventure. Ad animare entrambi non solo la militanza tra le file della leggendaria agenzia di stampa PAP ma anche reportage vissuti dagli angoli più sventurati del pianeta, teatri di guerra perlopiù, e raccontati con uno stile che non rinuncia alla prosa lavorata e persino a un certo lirismo quando l’occasione lo consente. Se di Kapuściński abbiamo la fortuna di poter leggere in italiano molto, se non quasi tutto, con Jagielski le fortune sono ancora ridotte a un paio di titoli, uno di questi è Vagabondi notturni.

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Il caso costellazione – arriva in Italia il thriller polacco

Il caso costellazione

Parte tutto da un omicidio, quello di un uomo quasi musilianamente inutile, ucciso in una notte qualsiasi alla fine di una giornata di terapia di gruppo all’interno di alcuni locali che appartengono a una Chiesa del centro di Varsavia. Chiamato a scoprire la storia, e la Storia, che sta dietro all’omicidio, è un procuratore non ancora quarantenne, umano troppo umano, avvolto e travolto da una vita di ostinata e fastidiosa normalità, frustrato dal mancato riconoscimento del suo lavoro, amareggiato da un matrimonio che langue ma caparbio nel sentire e trovare un senso superiore alle cose nella sua quotidianità di marito, padre e uomo di giustizia. Uniti a una penna abilissima nel dosare la suspense, questi elementi sono in grado di fare de Il caso costellazione un giallo di sicuro successo. E del resto così è già successo in Polonia, dove è uscito dieci anni fa, e nei paesi anglofoni dove la traduzione di Antonia Lloyd-Jones e il coraggio dell’editore londinese Bitter Lemon lo hanno lanciato nel 2010. L’Italia ha aspettato il 2017 e l’intervento di Rizzoli per poter conoscere il procuratore Teodor Szacki e la vena moderna e ispirata di Zygmunt Miłoszewski, uno che -lo dicevamo tempo fa- non avrebbe nulla da invidiare a Stieg Larsson o agli altri grandi del giallo nord europeo, se solo non fosse polacco.

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Czesław śpiewa: il bardo sghembo che incanta e indigna

Czesław śpiewa

C’è un personaggio trasversale nella musica polacca degli ultimi anni in grado di raccogliere consensi a vari livelli e accordare -è il caso di dirlo- le esigenze della musica colta, del cantautorato e del pop da classifica, tutto questo pur attirandosi antipatie e ire da parte di almeno metà dell’opinione pubblica. È un fisarmonicista dalla voce acuta, a volte persino stridula, e frontman di una band che domina con il suo nome al punto tale che spesso le due cose si confondono. Lui si chiama Czesław Mozil ma al mondo degli ascoltatori è noto come Czesław Śpiewa.

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