Rafał Kosik — editore e autore della nuova fantascienza polacca

Kosik

La fantascienza in Polonia scoppia di salute. È un genere ricco, amato dai lettori, che vanta rappresentanti di altissimo livello apprezzati dal pubblico specializzato quanto da quello generalista. Anche agli occhi della critica poi, superano la distinzione salottiera che lo vorrebbe intrattenimento più che letteratura.

Buona parte del merito è certamente dei grandi maestri del passato come Stanisław Lem o Jacek Dukaj, ma passa anche per il talento e la lucidità degli scrittori della nuova onda della fantascienza polacca. Uno di loro è Rafał Kosik, autore eclettico e prolifico di romanzi distopici e anche di due serie di romanzi per giovani e giovanissimi lettori. Il suo ultimo romanzo, Różaniec (Il rosario, 2017), è un thriller futuristico di grande intensità narrativa e intessuto di domande che accompagnano il lettore durante la lettura e anche dopo. Domande che solo la fantascienza, portandole all’estremo, sa porre con efficacia e che riguardano i grandi temi del nostro tempo.

Continua a leggere

19 Condivisioni

Wit Szostak – tra Cracovia, l’Italia e le tracce del mito

Wit Szostak

Nel panorama letterario contemporaneo polacco la figura di Wit Szostak emerge per eleganza della sua prosa e profondità dei temi che affronta. Cracoviano impenitente e innamorato della sua città, Szostak è autore di dieci romanzi che vagano tra le infatuazioni mediterranee e quelle mitteleuropee e polacche alla ricerca di storie che vadano al cuore dei grandi quesiti della vita attraverso il filtro incessante dei grandi miti e archetipi culturali su cui si salda la cultura europea. In esclusiva per PoloniCult, ci ha raccontato il suo modo di intendere la letteratura, la filosofia, la musica e altre cose senza le quali la vita sarebbe meno interessante.

Continua a leggere

103 Condivisioni

Perché abbiamo ancora bisogno di Kapuściński

Fot. Maciej Zienkiewicz / Agencja Gazeta

 

Cosa c’è di nuovo da raccontare nel 2019 su Ryszard Kapuściński? Cosa aggiungere a una figura di intellettuale che ha prodotto numerosi premi a suo nome, che gli studenti delle scuole polacche (e non solo) trovano sui libri di letteratura di scuola, che ha ispirato un film animato ispirato alla sua figura e ai suoi viaggi? Probabilmente nulla. A dodici anni dalla sua morte, Kapuściński si è cristallizzato, accademizzato, è un maestro riconosciuto dalla grande e fervida tradizione polacca del reportage anche se tutti poi, dopo le lodi, pongono le distanze: è un classico, ma non mi ispiro a lui. È stato anche oggetto di un tentativo, piuttosto malriuscito, di damnatio memoriae da parte del suo ex allievo Artur Domosławski che ha sollevato un polverone ma anche causato una poderosa alzata di scudi verso il reporter che -ormai deceduto- non avrebbe potuto nemmeno difendersi da solo.

Continua a leggere

44 Condivisioni

Cinque corti dallo Studio Munk, palestra dei cineasti polacchi

Studio Munk PoloniCult

A due anni dalla morte di Andrzej Wajda, il cinema polacco non ha ceduto al facile gioco del martirologio -come invece è purtroppo prerogativa di altri ambienti in Polonia- ma ha prodotto alcuni dei suoi risultati migliori di sempre. Basti pensare alla Palma d’Oro conquistata da Zimna Wojna di Paweł Pawlikowski, già premio Oscar al miglior film straniero per il suo Ida, o allo strepitoso successo al botteghino di Kler, il film di Woicjech Smarzowski dedicato ai piccoli e grandi vizi del clero arrivato in poche settimane a diventare il campione di incassi assoluto dal 1989 a oggi.

Non si tratta certo di un caso, ma del frutto della programmazione e del lavoro di una comunità produttiva e di una generazione di cineasti che ha saputo fare scuola nel vero senso della parola, dando il la a istituzioni e fondazioni che oggi formano giovani registi dal gusto maturo e dalle idee brillanti. E in questa galassia di accademie del cinema e produttori illuminati, fa capolino lo Studio Munk, un’istituzione attiva dal 2008 che si occupa di fornire supporto tecnico, artistico e finanziario ai registi esordienti producendo 25 film all’anno tra corti di fiction, documentari e progetti di animazione.

Continua a leggere

16 Condivisioni

L’Albania socialista secondo Margo Rejmer

Bloto slodsze niz miod Albania PoloniCult

Błoto słodsze niż miód (Fango più dolce del miele), l’ultimo libro di Margo Rejmer uscito poche settimane fa in Polonia naturalmente per Wydawnictwo Czarne, è l’opera in grado di colmare questa mancanza. 332 pagine di reportage raccolti in giro per l’Albania che raccontano la realtà del socialismo reale in salsa albanese, la sua nascita tra le fila dello stalinismo ortodosso e l’isolamento sempre più radicale in seguito ai contrasti ideologici e concreti con i giganti del comunismo in terra: l’URSS e la Cina. Quella del socialismo albanese è la storia di un Paese piccolo, arretrato, economicamente fondato su un’agricoltura male in arnese, che insegue un ideale di purezza e ortodossia e che diventa velocemente altro: paura, fame, repressione, paranoia.

Continua a leggere

14 Condivisioni

Muranów – storie da una Varsavia che non c’è.

Muranów

Guardando Varsavia su una mappa, Muranów non c’è. Perché da un punto di vista amministrativo, Muranów non esiste, occupa – al più nominalmente – un’area divisa tra l’unità amministrativa di Wola e quella di Śródmieście. Eppure, a nessuno che abiti stabilmente una delle vie racchiuse tra ulica Leszno e Aleje Solidarności a sud, Okopowa a Ovest, Miodowa a est e i binari della ferrovia a nord verrebbe mai da dire nulla di diverso che “abito a Muranów”. Perché Muranów è un luogo dell’anima, una parte fondante della storia e della vita pulsante di Varsavia, anche senza uffici amministrativi che portano il suo nome.

Continua a leggere

53 Condivisioni

Artur Sandauer – tra banalità del male e intellighenzia ebraica

Sandauer PoloniCult

Quando sulla bancarella dei libri di via Chmielna, a due passi dall’Università di Varsavia, ho visto fare capolino questo libriccino di poche pagine con un kafkiano insetto in copertina e il nome di Artur Sandauer sopra l’ho comprato praticamente senza esitare. Nel percorso lungo dieci anni ormai in cui mi sono occupato a vario titolo di cose polacche, Sandauer ha un posto speciale, di iniziatore un po’ atipico del mio percorso, partito proprio da alcune sue osservazioni sul destino semplice ma niente affatto banale degli intellettuali ebrei prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale in Polonia.

Continua a leggere

9 Condivisioni

Meringhe di piombo e fango di miele – intervista a Margo Rejmer

Margo Rejmer

Margo Rejmer è un’autrice che i lettori di PoloniCult conoscono già da tempo, da quando su queste pagine abbiamo presentato il suo travolgente romanzo Toximia. Oggi che quel romanzo è pronto a uscire per intero in italiano per i tipi de La Parlesia Editore nella traduzione del nostro Francesco Annicchiarico, abbiamo deciso di parlarne con lei, per approfondire i temi e il cuore di questo libro grottesco e romantico assieme, e per scoprire come scorre la mente di un’autrice in grado di scrivere con altrettanta perizia sia prosa di pura finzione che reportage scrupolosi e fondati sui fatti.

Continua a leggere

43 Condivisioni