#LibriCheAspettiamo – Wit Szostak – Cudze słowa

Cudze slowa

Wit Szostak non esiste. Mi chiedo se l’uomo che porta il suo volto si girerebbe se qualcuno per la strada lo chiamasse così. Di sicuro non lo chiamerà mai così nessuno in un ufficio pubblico, nessun ente previdenziale gli manderà mai un estratto conto a quel nome. Perché Wit Szostak è una creazione letteraria con cui l’autore firma le sue creazioni letterarie. Un nome d’arte, un’identità diversa, separata da quella dell’uomo che tutti i giorni prepara la colazione ai suoi figli, prende il tram e insegna filosofia all’università. Faccio questa premessa perché, nel suo ultimo romanzo, tutta l’attenzione di Szostak è intorno a ciò che le parole degli altri dicono di noi. Se la realtà di ciò che siamo è l’insieme di ciò che gli altri osservano di noi, allora cosa non siamo se parole altrui? O, per dirla con il titolo originale del romanzo, cudze słowa?

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Wit Szostak – tra Cracovia, l’Italia e le tracce del mito

Wit Szostak

Nel panorama letterario contemporaneo polacco la figura di Wit Szostak emerge per eleganza della sua prosa e profondità dei temi che affronta. Cracoviano impenitente e innamorato della sua città, Szostak è autore di dieci romanzi che vagano tra le infatuazioni mediterranee e quelle mitteleuropee e polacche alla ricerca di storie che vadano al cuore dei grandi quesiti della vita attraverso il filtro incessante dei grandi miti e archetipi culturali su cui si salda la cultura europea. In esclusiva per PoloniCult, ci ha raccontato il suo modo di intendere la letteratura, la filosofia, la musica e altre cose senza le quali la vita sarebbe meno interessante.

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