Bednarek – dal freddo cielo polacco, le sonorità del reggae

Bednarek PoloniCult

Ho un ricordo ancora vivissimo di quando, alla vigilia della partenza del primo viaggio in Polonia, una mia amica mi inviò il link ad una playlist di Spotify chiamata “Polskie reggae”. Credo che possiate capire il mio stupore – di certo la Polonia non fa parte dell’immaginario collettivo di ambienti legati a questa tipologia di musica… ebbene, con gli anni ho avuto modo – e piacere – di scoprire questo genere e soprattutto che anche a queste fredde e nevose latitudini le sonorità jamaicane piacciono molto e ci sono diversi artisti davvero in gamba. Oggi vi voglio parlare di un ragazzo che probabilmente – parlo per chi ci segue dalle terre polacche – conoscete già, almeno di vista. Se vi piacciono i succhi Frugo avrete sicuramente visto il suo bel viso sorridente sulle bottiglie e sulle pubblicità. Mi riferisco a Kamil Bednarek – classe 1991, di Brzeg.

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Czesław śpiewa: il bardo sghembo che incanta e indigna

Czesław śpiewa

C’è un personaggio trasversale nella musica polacca degli ultimi anni in grado di raccogliere consensi a vari livelli e accordare -è il caso di dirlo- le esigenze della musica colta, del cantautorato e del pop da classifica, tutto questo pur attirandosi antipatie e ire da parte di almeno metà dell’opinione pubblica. È un fisarmonicista dalla voce acuta, a volte persino stridula, e frontman di una band che domina con il suo nome al punto tale che spesso le due cose si confondono. Lui si chiama Czesław Mozil ma al mondo degli ascoltatori è noto come Czesław Śpiewa.

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Il ritorno dei Wild Books tra innovazione e impegno

Gli aficionados della musica di PoloniCult probabilmente si ricorderanno dei Wild Books, band varsaviana con all’attivo un ep omonimo dal frizzante eclettismo e dal variegato citazionismo a mano libera. Oggi al duetto formato dai sempre privi di cognome Karol e Grzegorz si è aggiunto un bassista, Duszan, e i Wild Books hanno prodotto il loro secondo album -sempre per Instant Classic- dal non troppo ricercato nome di 2. Lo abbiamo ascoltato e per l’occasione abbiamo anche contattato Karol, batterista e co-fondatore della band.

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Dikanda. Come arrangiare l’Oriente.

In Polonia l’interesse per la world music è piuttosto vivo, e ha prodotto negli ultimi vent’anni emergenze di un certo rilievo: celebre è, ad esempio, il gruppo cracoviano Kroke, il quale mescola efficacemente influenze di ascendenza orientale, klezmer e balcaniche ad un jazz di buona scuola. Di Varsavia è invece Katarzyna Szczot, in arte Kayah, già coautrice insieme a Goran Bregović di uno tra gli album di maggior successo di pubblico in Polonia (Kayah i Bregović, 1999; 700 mila copie vendute), e poi interprete di musiche della tradizione ladina, yiddish, araba, ebraica, macedone, romani e polacca in Transoriental Orchestra (2013).

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Enej – il vento ska e gipsy punk che soffia dai Mazury

Enej

Non molto tempo fa sulle nostre pagine avevamo dato spazio alla musica degli Hańba!, orchestrali dal gusto vintage travestiti da musicanti d’altri tempi e portatori di un suono non dissimile dalle evocazioni gipsy rese famose nel mondo da musicisti d’eccezione, come lo jugoslavo (lui stesso si definisce così) Goran Bregovic e gli ucraini Gogol Bordello. Lo stesso tipo di suggestioni, forse in modo più vivace e fedele al patrimonio folkloristico slavo, sta alla base del successo di un gruppo originario della Polonia nord-orientale, gli Enej.

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Lutownica – la via soft e polacca al noise-rock

Lutownica

Parlare di via “soft” al noise-rock potrebbe sembrare una contraddizione piuttosto vivida, anche i meno avvezzi a un genere difficile come il noise faranno fatica a immaginare l’approccio soft a una categoria musicale che costruisce con cura maniacale distorsioni scordate e suoni scomposti con un fine armonicamente disarmonico. Il noise più noto (ndr, una delle band principali del genere è quella dei catanesi Uzeda) si nutre inoltre di tendenze sperimentali e avanguardistiche unite a un gusto per l’improvvisazione meticolosa che lo rende un genere estremamente complesso e non facile a un primo approccio da ascoltatori più tradizionali. L’ascolto di Tribute to 4 and 10 dei Lutownica può essere un buon viatico per non odiare il noise prima di averlo conosciuto.

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Tides from nebula – cartoline post-rock da Varsavia

Tides from Nebula

Il post-rock progressivo non è nuovo ai lettori della rubrica musicale di PoloniCult. Passando dagli Tsima ai Trupa Trupa abbiamo già raccontato un retroterra, quello polacco, molto fertile rispetto alle sonorità del post-rock, per quanto sempre piuttosto rivisitato e rielaborato attraverso altre lenti stilistiche.

I Tides from Nebula, quattro giovani musicisti provenienti da Varsavia, invece rappresentano una corrente più fedele ai canoni e il loro album Safehaven, uscito nel 2016 per Mystic/SPV e disponibile su bandcamp, è un disco molto piacevole, interessante e innovativo per quanto decisamente classico

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Hańba! Il suono di Cracovia tra folk e gipsy-punk artigianale

Hańba!

Ciò che comunemente si associa al folklore musicale slavo -se ha davvero senso una definizione così ampia- è il gipsy-punk in varie forme portato a fama internazionale da un interprete d’eccezione come Goran Bregovic o trasformato con efficacia rara a vedersi dagli ucraini Gogol Bordello. In questo turbinare di fisarmoniche, violini, trombe indemoniate che evocano un mondo di musicanti raminghi e spensierati la fanno da padrona per tutta una serie di motivi storici e culturali le culture slave meridionali, è già più faticoso associare quel caos gioioso e giostraio alle più rigorose atmosfere praghesi o varsaviane, tanto per fare un esempio. La Polonia sembra aver trovato un suo modo piuttosto felice di accogliere e sintetizzare nelle proprie corde questo immaginario musicale e lo fa attraverso i cracoviani Hańba!

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Brain’s All Gone – quando il Punk si fa colorato e femminile

Brain's all gone

Nonostante l’ondata punk – inglese e americana –  si sgolasse con  “punk will never die”, il futuro non è stato dei più rosei e anche se qualcosa è sopravvissuto e ci ritroviamo 40enni che credono ancora di essere adolescenti, bisogna ammettere che da una buona quindicina d’anni a questa parte, la scena musicale è cambiata. Probabilmente nelle varie scene underground, qualcosa si muove, ma a livello internazionale, c’è mancanza di nomi. Ecco perché fa strano scoprire gruppi come le Brain’s all Gone…  in Polonia, per di più.

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Nawrocki Folk Computer Band – anche Danzica è folk-blues

Nawrocki

La ricetta per un buon disco folk prevede una voce roca e graffiante, una chitarra e una buona dose di storie da raccontare. Quella per un pessimo album folk prevede comunque una voce roca e graffiante, comunque una chitarra e di solito un repertorio di storie stereotipate o già sentite. Il caso della Nawrocki Folk Computer Band si trova –furbescamente- in un terzo luogo. Andiamo con ordine.

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