Nowa Huta – I, too, am Cracow

Nowa Huta Oggi

La settimana scorsa Roberto alla fine del suo articolo scriveva “Non c’è presente senza cura del passato e delle sue tracce” e questa sua frase mi ha fatto venire in mente una cosa che scrissi io in un saggio di sociologia in cui descrivevo due tipologie di villaggi operai, Nowa Huta e Crespi d’Adda. Proprio in conclusione del saggio mi riferivo all’umanità che abita Nowa Huta come “persone che vivono confrontandosi continuamente con il passato ma guardando avanti”. E oggi cercherò di dimostrarlo.

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L’altra Cracovia: Nowa Huta

Prima delle due puntate di Life.pl dedicate al quartiere cracoviano di Nowa Huta – di Roberto Reale – Cos’è Nowa Huta Nowa Huta è tante cose. Amministrativamente è un distretto di Cracovia: il XVIII, il più orientale, abitato senza soluzione di continuità fin dal neolitico. Sede di un insediamento celtico,…

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Timothy Garton Ash a Varsavia: di Europa e populismi

Garton Ash

Is Europe Disintegrating?‘, l’Europa si sta disintegrando? Ḕ questo l’assunto da cui è partito Timothy Garton Ash nell’incontro tenutosi presso la sala dell’ex biblioteca centrale dell’Università di Varsavia di Krakowskie Przedmieście il 25 aprile scorso. Una domanda che mai come oggi può apparire retorica. E lo storico britannico, pur ribadendo il proprio convinto europeismo e rammaricandosi per Brexit, non ha certo smentito l’impressione che l’Unione Europea (più che l’Europa in sé) abbia attraversato giorni migliori.

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De recta architectura

Biennale

Per un’architettura etica: il padiglione polacco alla Biennale di Venezia 2016 – di Roberto Reale – Nel febbraio 2014 Zaha Hadid, a chi le domandava cosa gli architetti possano fare per limitare le morti bianche tra i lavoratori dell’edilizia, rispondeva che la questione era di competenza del governo, non sua…

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L’altra faccia dell’11 novembre polacco

indipendenza

L’11 novembre in Polonia si celebra la festa nazionale dell’indipendenza, anniversario di quel giorno del 1918 in cui, a seguito dello sfaldamento degli imperi centrali durante la Grande Guerra e dell’opera politica e militare del maresciallo Piłsudski, la Polonia tornò sulle carte geografiche per la prima volta dal 1795. In Polonia, tra le celebrazioni laiche, questa è quella più sentita, molto più di quella del 3 maggio o dell’anniversario dell’inizio del Powstanie Warszawskie il primo d’agosto – evento molto partecipato ma inevitabilmente legato alla capitale più che a tutto il Paese.

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Fenomenologia di Wojciech Cejrowski

Cejrowski

Su PoloniCult abbiamo parlato spesso di grande reportage polacco e dei suoi maggiori esponenti, partendo da Ryszard Kapuściński per arrivare a Marcin Kącki. Va detto, però, che in Polonia esiste anche un pubblico meno avvezzo a leggere i libri di reportage pubblicati da editori come Czarne o Terra Incognita, ma abituato a viaggiare guardando la televisione. In nessun Paese al mondo, del resto, può esistere solo cultura ‘alta’ in assenza di forme di divulgazione più accessibili e popolari.
Ed è proprio sul piccolo schermo che, a partire dal 2007, si è affermato un viaggiatore e divulgatore sui generis ormai noto a tutti i polacchi: Wojciech Cejrowski. Riconoscibile per la sua camicia batik multicolore, gli occhialini dorati, il volto scottato dal sole e i piedi nudi abbronzati, Cejrowski oggi non si discosta mai da questo look che lo rende simile a un cartone animato.

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Zaduszki – tradizioni che (soprav)vivono

Zaduszki

Quando si tratta di costumi e tradizioni, il nostro sguardo è proiettato verso il passato, perché quello che trasforma un semplice uso, in un rito o in un momento istituzionalizzato, è proprio la ripetizione di alcune azioni e quindi la tendenza a copiare e incollare nel futuro quello che “si è sempre fatto”, perché dà sicurezza, perché tale ciclicità degli eventi serve all’uomo per dare un ordine agli elementi che caratterizzano la sua vita. Se in Italia e nei paesi più alla moda, più tecnologici, più moderni si è assistito ad un lento ma inesorabile declino delle tradizioni, patrie e private, in alcuni luoghi che non sono -per vari motivi – stati investiti da quest’onda travolgente, le tradizioni, seppur mutate e ammodernate, rimangono presenti. La Polonia è uno di questi posti.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i bar mleczny varsaviani

Bar Mleczny Wawa 4 PoloniCult

A centoventi anni dalla propria nascita e a qualche lustro dal loro momento di massima diffusione, oggi una quindicina di bar mleczny resiste a Varsavia. Il tutto a dispetto del diffondersi nella capitale di ristoranti stellati Michelin, sushi bar, hamburgerie e bistro vegetariani, nonché della recente decisione di tagliare i finanziamenti pubblici ai milk bar polacchi del 25%.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i Bar Mleczny cracoviani

Si sa che la Polonia è un po’ la patria delle contraddizioni e quindi, in una – se non LA – strada principale dello Stare Miasto di Cracovia, si trova un residuo del tempo che fu: proprio in Ulica Grodzka, tra Mariacki e Wawel – due dei gioielli dell’antico splendore cracoviano- c’è il Bar Mleczny Pod Temidą un timido residuo della Polonia post-guerra, di quel periodo in cui l’intero Paese cercava di sopravvivere.

Snobbati da tutti i sofisticati, questi posti sopravvivono ancora oggi e offrono un ottimo specchio di osservazione sociale che non può non attirare l’attenzione di giovani poloniste con un certo interesse antropologico. Cracovia, essendo una città importante, ha un vasto campionario di Bar Mleczny di cui a breve vi parlerò, ma prima due parole sulla loro genesi, affinché tutte le considerazioni postume possano essere ben comprese.

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“Lugola”. Quel liquido dal sapore orribile!

Lugola

Come molti sanno la catastrofe della centrale atomica di Černobyl’1 ebbe luogo il 26 aprile del 1986. Il Cremlino, informato dell’accaduto dal locale KGB, decise di non diramare la notizia né ai suoi cittadini, né a quelli dei paesi limitrofi. In poche ore parte della nube radioattiva arrivò sulla Polonia. In alcuni ricordi, espressi per un giornale locale circa 30 anni più tardi, il prof. Zbigniew Jarowski, allora capo del Dipartimento di analisi radiologiche di Varsavia, racconta che la mattina del 28 aprile una sua collaboratrice entrò nell’ufficio principale in uno stato quasi di shock.

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