Wisława Szymborska. Le piccole cose in versi.

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Sfogliare la poesia per sfogliare la Polonia

di Salvatore Greco

Il primo passo che deve fare chi si avvicina alla Polonia a scaffale è un passo fisico verso uno scaffale fisico. Il passo, appunto, che da qualsiasi scaffale di qualsiasi libreria stiate visitando vi porta verso lo scaffale della poesia. Sissignore, la poesia. In Italia se ne legge pochissima, se ne scrive poca, se ne conosce pressoché niente. Se chiedessero a me di fare il nome di un poeta italiano vivente non riuscirei a farne più di uno o due, senza per altro essere sicuro che siano entrambi vivi.

In Polonia invece di poesia se ne scrive tantissima e se ne legge pure. Basti pensare che il prestigioso premio letterario Nike, l’equivalente e anche qualcosa in più del nostro Strega, procede a scegliere i finalisti per “sezioni” e la poesia è una di queste.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: ma perché in Polonia la poesia “resiste”?


Le motivazioni sono molte, complesse e anche dibattute. In generale ha a che fare con la composizione sociale dei lettori e i fini della lettura. In soldoni, da noi la poesia è stata soffocata dalla narrativa perché il romanzo sembra corrispondere di più al nostro ceto medio riflessivo, l’italiano che legge preferisce i romanzi perché cerca di vedere se stesso o una proiezione verosimile di se stesso in un altro contesto, la poesia questo di certo non lo fa, o lo fa diversamente. In Polonia probabilmente quel misto inequivocabile di tradizione cattolica e passato socialista fa sì che la poesia come riflessione, anche e soprattutto collettiva, resista; va bene l’individuo e la sua volontà di immedesimarsi e comprendersi, ma il senso della poesia che pone interrogativi più grandi e riflessioni comuni e condivise è forte. E forse c’è anche un fattore di consumo: la poesia è più “difficile” e per un lettore-consumatore la preferenza va al prodotto più facilmente fruibile. In Polonia chi legge sente forse di più il valore sociale e civico della cosa e non teme la difficoltà.
Insomma, divagazioni a parte, in Polonia la poesia è viva e fondamentale e per capire la letteratura polacca non ci si può esimere dal leggerla. Un dato significativo è che negli ultimi vent’anni due scrittori polacchi hanno vinto il premio Nobel ed erano entrambi poeti. Una di loro è Wisława Szymborska e di lei ci occuperemo in questo post.

A vederla in foto sembrerebbe una sorta di miss Marple e non è difficile immaginarla in mezzo a ceramiche vittoriane e centrini di pizzo, ma chi la immagina come un’amorevole vecchina che scrive poesie melense sulle gioie della vita di campagna non potrebbe essere più lontano dalla realtà, come vedremo. Individuiamo poi i suoi libri a scaffale, quello più importante non è difficile da trovare. È un volume bello grosso, copertina azzurra, edito da Adelphi, si chiama “La gioia di scrivere”, e –come dice il sottotitolo- raccoglie le poesie scritte dall’autrice dal 1945 fino al 2009 e quindi quasi tutte visto che Szymborska è morta nel 2012. Qualcos’altro è uscito, ma non ha nemmeno senso parlarne se non si è letto “La gioia di scrivere” quindi ne parleremo forse in futuro. Ah, chicca per polonisti in erba: tutte le poesie hanno il testo a fronte, confronto didattico niente affatto male.

Personalmente credo che la poesia di Wisława Szymborska sia un ottimo approccio iniziale alla letteratura polacca per due motivi fondamentali: innanzitutto non è “troppo polacca”, non fa (molti) riferimenti alla storia nazionale né al sentimento nazionale, e la cosa non è affatto scontata; il secondo motivo è nel sottotitolo di questo post, la sua poesia è una rappresentazione lirica e deliziosa delle piccole cose della vita. Non esagero se dico che troverete poesie dedicate a gatti o cipolle.

Attenzione però, il fatto che parli delle piccole cose con leggerezza non vuol dire che ci troviamo di fronte a pensierini carini da seconda elementare. Szymborska crea un linguaggio familiare, atmosfere calde e rassicuranti, versi gradevoli ma leggeri solo a una lettura disattenta, infatti il suo micromondo poetico nasconde riflessioni profonde e anche “violente” sui grandi temi esistenziali: la morte, la solitudine, l’amore e l’incapacità di amare, l’io. Come la cipolla, protagonista di una delle sue liriche più famose, la poesia di Szymborska è fatta a strati, a partire da una veste accogliente fino a un cuore problematico e sofferente figlio del suo secolo, il sanguinoso ventesimo.

Una lettura quindi, quella di Szymborska, che fa entrare piano nella letteratura polacca e nel suo profondo senso della storia e della responsabilità (ne parleremo meglio più avanti), si presenta con la sua veste migliore e meno severa. L’importante, se si vuole leggere bene la letteratura polacca, è avere il coraggio di sfogliarla quella cipolla e di non fermarsi al primo strato. Cosa che si può fare, per carità, ma –per citare Umberto Eco- si può anche leggere Il processo di Kafka come se fosse un romanzo poliziesco, ma a quel punto tanto vale usare le pagine del libro per rollare uno spinello.

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