Urszula Zajączkowska, l’artista-botanica tra video e poesia

Zajączkowska

Botanica di formazione e professione, Urszula Zajączkowska sembra servirsi dell’arte per continuare sotto altre forme le ricerche cominciate in laboratorio. Lo fa con grande poliedricità: dirige film, scrive poesia, suona il flauto. Proprio perché, come artista, si serve di più di un mezzo espressivo, l’ossessione al centro della sua opera è ancora più evidente: il rapporto dell’essere umano con la natura.

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Irit Amiel – voci che continuano a raccontare

Irit Amiel PoloniCult

Irit è una dei tanti sopravvissuti che ha deciso di affidare alla parola scritta il suo dolore, quella che è stata la sua esperienza, quello che visto, sentito, provato. Ha lasciato che il dolore incessante a cui fa riferimento Adorno, trovasse espressione, perché non solo scrivere dopo Auschwitz è possibile, ma è necessario perché ogni cosa, d’altronde, inizia con le parole che posso a volte uccidere oppure resuscitare ( “Bo przecież wszystko zaczyna się od słów. Słowa mogą zabijać albo wskrzeszać”, Irit Amiel introduzione alla raccolta Spóżniona). La parola è la regina indiscussa della raccolta di cui scrivo oggi, non tanto perché si tratta di poesia, ma perché all’interno dei testi il raccontare si trasforma in un’instancabile urgenza di comunicare, di dare voce a chi l’ha persa. La Amiel diventa un medium tra chi è andato e chi è restato, lo sente – e noi lo percepiamo alla lettura – come un imperativo morale ed etico nonostante le difficoltà nel tramandare quello che è stato.

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Tra poesia e fotografia: istantanee di parole – su K. Dąbrowska

Dąbrowska

Con La faccia del mio vicino (Valigie rosse, 2017) arriva al lettore italiano la voce di Krystyna Dąbrowska, giovane leva della poesia polacca. – di Mara Giacalone – “Ad alcuni piace la poesia Ad alcuni – cioè non a tutti. E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza”. [W. Szymborska, La…

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Un oceano tra di noi. Anna Frajlich e la poetica del ritorno

Un oceano tra di noi Frajlich PoloniCult

La poesia polacca del Novecento, con le sue continuazioni nel nostro secolo, conosce una fortuna tra le trame della letteratura mondiale che a volte ancora sorprende oltre che inorgoglire. […]La luce che questi grandi maestri hanno contribuito a gettare sulla poesia polacca, tuttavia, spesso la trattengono su sé stessi e pochi bagliori riescono a farsi strada all’ombra di queste figure imponenti. […] Per questo e altri motivi è un piacere accogliere sulle pagine di PoloniCult un esempio prezioso di questi bagliori da “sottobosco”, l’antologia di versi Un oceano tra di noi della poetessa Anna Frajlich, uscita nel 2018 per il giovanissimo editore campano La Parlesia nella traduzione di Marcin Wyrembelski.

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Un incontro con Adam Zagajewski. Di Polonia e Italia

Zagajewski PoloniCult

A Cracovia, in ulica Kremerowska 11, all’inizio d’una laterale della centrale ulica Karmelicka, si trova un piccolo pezzo d’Italia. Sto parlando della libreria Italicus, gestita con competenza e passione dalla titolare, Krystyna Mydlarz, e dalla sua piccola ma agguerrita squadra di collaboratori. […] Un fiore all’occhiello della libreria sono gli eventi culturali lì organizzati: gli ultimi ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere sono stati la presentazione della traduzione polacca del montaliano Quaderno di quattro anni firmata da Jarosław Mikołajewski nonché un incontro-discussione con il poeta Adam Zagajewski, dato ogni anno come “papabile” per il premio Nobel.

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PoloniCultori: Angelika Kuźniak – io e Papusza.

Kuźniak

Papusza è un personaggio che sfugge alle definizioni. Come potrebbe essere altrimenti con una poetessa polacca di etnia romani nata non si sa bene quando e non si sa bene dove e che, se non fosse stato per l’opera divulgativa di Jerzy Ficowski, sarebbe rimasta una perfetta sconosciuta? Eppure, o forse proprio per questo, Papusza è un personaggio che affascina e colpisce, una donna incolta e semplice, sofferente e profonda. Una donna che è stata raccontata in un film del 2013 firmato da Krzysztof Krauze e un anno prima anche da un libro perfettamente calibrato tra delicatezza e approfondimento uscito per Czarne e firmato da Angelika Kuźniak. Il titolo? Semplicemente e genuinamente, Papusza.

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Le avventure di Sindbad il marinaio: una e mille fiabe sulla vita

Le avventure di Sindbad il marinaio - Lesmian

Che mi piaccia leggere è un dato di fatto o non sarei qui a scrivere di libri. C’è però una cosa che mi piace ancora di più ed è ascoltare storie – siano esse fiabe o resoconti di amici su viaggi bizzarri. Il massimo, poi, è mettere insieme le due questioni: ascoltare storie sui libri, su come i loro proprietari ne siano entrati in possesso, perché e in che modo siano legati ad essi. Purtroppo, la maggior parte delle volte entriamo semplicemente in libreria e compriamo un libro, o lo leggiamo per l’università, o lo chiediamo in prestito in biblioteca – a volte però, e chissà come mai questi poi diventano i nostri preferiti – taluni giungono a noi in modo bizzarro e si portano addosso storie colorate e avventurose. È il caso del libriccino di cui vi parlerò oggi: per ben due volte e da due persone diverse ho ascoltato cosa si cela dietro questo testo e posso dire che anche io ne sono entrata in possesso in modo del tutto inaspettato assicurando così un’altra avventura a questo piccolo tesoro – Le avventure di Sindbad il marinaio.

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Szymborska. Un alfabeto del mondo

Szymborska

Perché Szymborska sia divenuta in Italia un vero e proprio fenomeno “pop” soprattutto a partire dal 1996, anno di conferimento del premio Nobel, è domanda a cui Luigi Marinelli tenta di rispondere nel saggio che chiude il volume di cui parliamo oggi: La fiera dei miracoli, ovvero Wisława Szymborska (e lo szymborskismo) in Italia. Le risposte che lo studioso ci offre sono, io credo, tutte riassumibili sotto l’etichetta calviniana di “leggerezza”, categoria che già il traduttore italiano della poetessa, Pietro Marchesani, aveva impiegato nella postfazione all’antologia da lui stesso curata Vista con granello di Sabbia (1998).

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Stanisław Barańczak, fra Polonia e Nuovo Mondo.

Una premessa è d’obbligo. A oggi non esistono traduzioni italiane tanto dei versi quanto dei saggi di Stanisław Barańczak. Si tratta di una lacuna considerevole e inaspettata e che ci si augura venga presto colmata. La speranza è che, sottovoce, queste righe possano essere d’incoraggiamento in tal senso. Perché ha senso scrivere di Barańczak oggi pur in assenza di uno qualsiasi dei suoi non numerosi scritti nella sempre più ampia selezione italiana della Polonia a scaffale?

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