Papusza: how a people made its way into history.

Papusza (2013) is a biopic, directed masterfully by Joanna Kos-Krauze and Krzysztof Krauze, about the Romany poetess Bronisława Wajs (1908-1987), born and raised in Poland. The film doesn’t follow a coherent chronological line, continuous flashbacks take the story from the beginning of the 20th century, when Papusza (which means “doll”, that’s the Romany name of the poetess) was born, to the first years of the postwar period, in a wounded and wrecked Poland, trying to put the pieces back together; and then to WW2 when Gipsies had to hide in the woods to escape from the horrors of the Nazis. Lastly, to the 1970s, when Papusza and her community were forced by communist authorities to become nonmigratory, settling down in houses and attending school, that will entail the cultural “death” of the Romanies (I shall come back to this).

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Pokot – ode pagana a un’altra Polonia

Pokot Cover PoloniCult

«Pokot mette in scena una narrazione anticattolica e antipolacca e non dovrebbe rappresentare la Polonia a prestigiosi festival cinematografici internazionali, fra questi il Premio dell’American Film Academy del 2018». Questo il titolo di una petizione formale inviata da associazioni di stampo cattolico e patriottico al ministro della cultura Piotr Gliński dopo che l’Istituto Cinematografico Polacco (PISF) ha annunciato la scelta proprio del film di Agnieszka Holland come candidato agli Oscar 2018. La risposta immediata del PISF è stata altrettanto netta: «Pokot è e resta il candidato polacco agli Oscar per quest’anno, il suo ritiro non è in discussione». Il film d’altronde è attualmente in programmazione negli Stati Uniti (con il titolo ben meno evocativo di “Spoor”) dove sta raccogliendo buon successo di pubblico e di critica anche sulle colonne dell’Hollywood Reporter.

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