Cinque corti dallo Studio Munk, palestra dei cineasti polacchi

Studio Munk PoloniCult

A due anni dalla morte di Andrzej Wajda, il cinema polacco non ha ceduto al facile gioco del martirologio -come invece è purtroppo prerogativa di altri ambienti in Polonia- ma ha prodotto alcuni dei suoi risultati migliori di sempre. Basti pensare alla Palma d’Oro conquistata da Zimna Wojna di Paweł Pawlikowski, già premio Oscar al miglior film straniero per il suo Ida, o allo strepitoso successo al botteghino di Kler, il film di Woicjech Smarzowski dedicato ai piccoli e grandi vizi del clero arrivato in poche settimane a diventare il campione di incassi assoluto dal 1989 a oggi.

Non si tratta certo di un caso, ma del frutto della programmazione e del lavoro di una comunità produttiva e di una generazione di cineasti che ha saputo fare scuola nel vero senso della parola, dando il la a istituzioni e fondazioni che oggi formano giovani registi dal gusto maturo e dalle idee brillanti. E in questa galassia di accademie del cinema e produttori illuminati, fa capolino lo Studio Munk, un’istituzione attiva dal 2008 che si occupa di fornire supporto tecnico, artistico e finanziario ai registi esordienti producendo 25 film all’anno tra corti di fiction, documentari e progetti di animazione.

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Muranów – storie da una Varsavia che non c’è.

Muranów

Guardando Varsavia su una mappa, Muranów non c’è. Perché da un punto di vista amministrativo, Muranów non esiste, occupa – al più nominalmente – un’area divisa tra l’unità amministrativa di Wola e quella di Śródmieście. Eppure, a nessuno che abiti stabilmente una delle vie racchiuse tra ulica Leszno e Aleje Solidarności a sud, Okopowa a Ovest, Miodowa a est e i binari della ferrovia a nord verrebbe mai da dire nulla di diverso che “abito a Muranów”. Perché Muranów è un luogo dell’anima, una parte fondante della storia e della vita pulsante di Varsavia, anche senza uffici amministrativi che portano il suo nome.

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Il Cohen di Maciej Zembaty

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Maciej Zembaty è un eroe. Non ha salvato vite sacrificando la propria come ha fatto Ludwika Wawrzyńska e non si è immolato per protesta come Jan Palach. Il suo è un eroismo minore, quello di Prometeo e forse anche un po’ quello di Sisifo: ha tradotto in polacco quasi tutte le canzoni di Leonard Cohen. Certo, anche in italiano esistono traduzioni, come Suzanne, Giovanna D’Arco e Nancy cantate da De Andrè o La famosa volpe azzurra interpretata da Ornella Vanoni, ma niente di ciò è paragonabile al lavoro di Zembaty, per costanza e proporzioni.

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Tutti i russi amano le betulle: di integrazione e ricerca di un posto nel mondo

Tutti i russi amano le betulle

Tutti i russi amano le betulle, scritto in tedesco ed acclamato in Germania, dove è stato insignito del premio Klaus-Michael Kuehne e il premio Anna Seghers, con il suo titolo divertente e vagamente ruffiano, è il romanzo d’esordio di Olga Grjasnowa, giovanissima scrittrice dall’identità culturale fluida e multisfaccettata,  Edito in Italia da Keller editore, più che un romanzo, lo si potrebbe definire un’autobiografia romanzata dell’autrice, che trae liberamente ispirazione della sua esperienza, non esattamente lineare, di vita.

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Ritratti: Samuel Eilenberg

Eilenberg

Eilenberg nacque da una famiglia di ebrei di Varsavia il 30 settembre 1913, quando la Polonia era ancora parte dell’Impero Russo. Ebbe la fortuna di studiare all’università della capitale nella prima metà degli anni ‘30, un periodo fecondissimo per la matematica polacca: in gara virtuosa con la scuola di Lwów, si riunivano nell’ateneo varsovino studiosi del calibro di Stefan Mazurkiewicz, Kazimierz Kuratowski, Wacław Sierpiński, Stanisław Saks e Karol Borsuk. Sotto la guida di quest’ultimo nel 1936 Eilenberg conseguì il dottorato di ricerca, con una tesi sulla topologia del piano.

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Agnus Dei: il mistero della fede

Agnus Dei Cover PoloniCult

Polonia, 1945. Il giovane medico Mathilde lavora per la Croce Rossa francese, curando i connazionali sopravvissuti ai campi di concentramento. La sua impegnativa routine lavorativa viene improvvisamente interrotta da una disperata richiesta d’aiuto: una giovane suora polacca si presenta alla sede della Croce Rossa, cercando di spiegarsi in qualche modo, non parlando francese. Mathilde la rimanda fuori senza darle troppa importanza, non rientra nei suoi doveri curare i polacchi. Eppure, la suora riesce nuovamente ad attirare la sua attenzione. Se ne sta lì, nella neve, immobile, inginocchiata in preghiera. Qualcosa scatta nell’animo della giovane francese, che sceglie di seguire la suora fino al convento, dove scopre il motivo dell’urgenza della sua richiesta. Una sconvolgente realtà attende il medico, la maggior parte delle religiose sono in stato di gravidanza e una di loro sta per partorire. Mathilde scopre così che il convento è stato preda di alcune violente incursioni da parte dei soldati sovietici che hanno violentato le sue abitanti.

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Tra poesia e fotografia: istantanee di parole – su K. Dąbrowska

Dąbrowska

Con La faccia del mio vicino (Valigie rosse, 2017) arriva al lettore italiano la voce di Krystyna Dąbrowska, giovane leva della poesia polacca. – di Mara Giacalone – “Ad alcuni piace la poesia Ad alcuni – cioè non a tutti. E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza”. [W. Szymborska, La…

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Pani Furia – una storia di rabbia post-coloniale

Pani Furia PoloniCult

Una storia ambientata tra il Belgio e il Congo, tra gli eredi del grande regno leopoldino e quelli della sua più grande e insanguinata colonia africana. La storia di una donna ferita, abbandonata e perennemente straniera anche nel Paese in cui ha vissuto quasi tutta la sua vita. Pani Furia è questo ma per noi di PoloniCult è un’opera dal respiro globale della varsaviana Grażyna Plebanek che ha pubblicato il romanzo con l’editore Znak nel 2016.

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Płynące wieżowce – di amore e omosessualità in Polonia

Płynące wieżowce

Quando uscì nel 2013, quest’opera di Tomasz Wasilewski fece parlare molto di sé. Si trattava del “primo film polacco dedicato a tematiche LGBT”, o almeno così si andava ripetendo un po’ dappertutto sulla stampa. La pellicola (ancora inedita in Italia, distribuita all’estero con il titolo di Floating Skyscrapers) racconta la storia di Kuba (Mateusz Banasiuk), giovane nuotatore che sta mettendo anima e corpo nella preparazione di una gara. La sua è una vita tranquilla, scandita dalla routine che si è costruito con Sylwia (Marta Nieradkiewicz), la sua ragazza, profondamente innamorata di lui, e con la madre (Katarzyna Herman). A turbare la serenità di Kuba sarà l’incontro con Michał (Bartosz Gelner), per il quale il protagonista inizia a provare, ricambiato, un’attrazione a cui solo verso la fine del film egli riuscirà a dare il nome di “amore”.

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