Yared Shegumo, la corsa del polacco d’Etiopia

Shegumo
di Lorenzo Berardi

Si chiama Yared Shegumo ed è nato ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, nell’83. Di mestiere fa il maratoneta e il 21 agosto gareggerà ai Giochi di Rio de Janeiro. La speranza è quella di competere per una medaglia. A trentatré anni compiuti, questa potrebbe essere la prima e ultima occasione per salire sul podio olimpico. Yared, però, non corre per la nazione in cui è nato e cresciuto, bensì per quella che lo ha accolto diciassette anni fa: la Polonia.

Agli Europei di atletica di Zurigo del 2014, Shegumo ha ottenuto un prestigioso e inaspettato secondo posto, alle spalle dell’italiano Daniele Meucci. E tutti a chiedersi da dove saltasse fuori quell’atipico polacco ultratrentenne e semisconosciuto persino ai suoi avversari. Anche in Polonia, prima dell’argento europeo, Shegumo lo conoscevano in pochi. L’atleta aveva partecipato alla sua prima maratona a Varsavia solo l’anno prima, vincendola, ed era al suo esordio su quella distanza all’estero. Yared Shegumo è un maratoneta atipico. Nato velocista sui 400 metri piani, è divenuto poi mezzofondista partendo dagli 800 metri per arrivare ai 5000. Solo dal 2011 ha cominciato ad allenarsi su distanze maggiori.

Sino all’ascesa di Shegumo, molti polacchi avevano familiarità con l’Etiopia soprattutto grazie al noto libro di Ryszard Kapuściński, ‘Cezarz’ (‘Il Negus’ nell’edizione italiana), un reportage che ricostruisce i giochi di potere alla corte di Hailé Selassié, ultimo imperatore ad Addis Abeba. Tuttavia, il maratoneta d’origine etiope non è il primo sportivo straniero e di colore a lasciare il segno gareggiando per la Polonia.  Ai mondiali di Giappone e Corea 2002 il centravanti Emmanuel Olisadebe, nato in Nigeria, era  titolare fisso della Reprezentacja, la nazionale di calcio polacca.

Dai mondiali juniores al centro per immigrati

Resta il fatto che in una Polonia oggi contraria al rispetto delle quote di migranti decise dall’Ue e che ha accolto solo 42 richieste d’asilo sulle 5300 ricevute nei primi sei mesi di quest’anno, la vicenda del maratoneta etiope-polacco merita di essere raccontata. Perché Yared è un immigrato, un africano divenuto cittadino polacco, uno che ce l’ha fatta ripartendo da zero. E l’integrazione del maratoneta Shegumo è stata un vero e proprio percorso a ostacoli. La sua storia è quella di un ragazzo etiope arrivato in Polonia per caso, in occasione dei campionati del mondo d’atletica juniores del ’99, tenutisi a Bydgoszcz. Qui il sedicenne iscritto alle competizioni come Yared Neda (Shegumo è il nome del nonno) non supera le semifinali dei 400 metri piani, la sua specialità.

Tornare ad Addis Abeba significa rischiare il servizio militare, un’evenienza che nel bel mezzo del conflitto fra Etiopia ed Eritrea può rivelarsi molto pericolosa. Yared ha paura e decide di restare. E per farlo deve fuggire. Non ha un piano prestabilito. Del resto, all’epoca non sa nulla della Polonia. Quando gli hanno annunciato che sarebbe andato in Europa per gareggiare ai mondiali juniores, Yared ha capito “Holland”, Olanda, e non “Poland”, Polonia. Così, mentre i suoi compagni di nazionale salgono sull’autobus per l’aeroporto di Varsavia, lui salta dentro a un taxi. Chiede di essere portato alla stazione centrale dei treni della capitale.

Arrivato a destinazione, Yared si accorge di essere solo. Nessuno attorno a lui capisce l’inglese. Per puro caso, nel viavai estivo di turisti, perdigiorno e pendolari il ragazzo si imbatte in un volto dai tratti a lui più familiari, un somalo. L’uomo parla inglese e capisce al volo la situazione: accompagna il ragazzo a casa di un suo conoscente etiope, in un appartamentino nel quartiere di Ochota, una parola che in polacco significa ‘volontà’, ‘determinazione’. Una coincidenza di buon auspicio. Il giorno seguente, il connazionale porta Yared al centro immigrati di Otrębusy, alle porte di Varsavia.

È qui che Yared passerà i successivi diciotto mesi, perlopiù annoiandosi. Non ci sono altri ragazzi della sua età a Otrębusy, solo adulti con i loro figli piccoli. Non c’è la possibilità di studiare, conoscere gente del posto, imparare il polacco, fare sport. Yared è ancora minorenne e neppure può uscire dal centro da solo. Un giorno convince un somalo a fargli da tutore e a portarlo a Varsavia. I due cercano un club d’atletica al quale iscrivere Yared, ma nessuno pare curarsi di quel ragazzo longilineo e dalla pelle scura che non parla polacco.

La cittadinanza polacca, le gare, il precoce ritiro

Presto, però, la Federazione polacca d’atletica leggera (Pzla) viene a sapere di questo ragazzo etiope capace di correre i 400 metri in meno di 48 secondi e decide di dargli una chance. Come racconta ai giornali Bogusław Mamiński, membro della Pzla: «Abbiamo aiutato Yared a ottenere il permesso di residenza permanente e poi, quando è divenuto maggiorenne, a richiedere la cittadinanza polacca». Non è un percorso facile. «Il ragazzo non aveva con sé documenti e non sapevamo neppure la sua data di nascita» ricorda Grzegorz Wrona, allenatore della società amatoriale Polonia Varsavia dalla quale Shegumo è tesserato.

Le cose si mettono bene per Yared. Può finalmente correre. Nel giro di un anno e mezzo diviene cittadino polacco. Una Ong gli trova persino un alloggio popolare, nel quartiere varsaviano di Praga Połnoc, sulla sponda est della Vistola. Da lui ci si aspettano grandi cose. E i risultati cominciano ad arrivare. Nel febbraio 2004, Shegumo infrange il record nazionale indoor sui 3000 metri. Tuttavia all’aperto non riesce mai a migliorare il tempo sulla stessa distanza stabilito da Bronisław Malinowski (un noto omonimo del celebre antropologo) nel lontano ’74. Su 800 e 1500 metri, inoltre, il ragazzo non ottiene prestazioni di rilievo. Ed è proprio la progressiva assenza di risultati a convincere la Federazione ad abbandonarlo.

La mancanza di sostegno tecnico ed economico convince Yared ad appendere le scarpette al chiodo. Comincia a guardarsi in giro. Si è sposato nel 2005 con la sua fidanzata di Addis Abeba, Birtukan, un’ex atleta di salto in lungo e 100 metri ostacoli. La coppia vive a Varsavia e deve tirare avanti in qualche modo. In Polonia si guadagna poco e pochi comunque assumerebbero Yared. Così, al pari di migliaia di loro nuovi connazionali, nel 2008 gli Shegumo si trasferiscono in Inghilterra, convinti da un amico polacco che già si trova lì.

Shegumo

(Yared Shegumo e la moglie. Fonte www.sport.se.pl)

Da magazziniere a Birmingham ad argento europeo

Oltremanica, Yared trova due impieghi. Di giorno, guida un carrello elevatore caricando e scaricando pallet in un magazzino di Birmingham. La sera, dopo otto ore di lavoro, fa il guardiano notturno nello stesso magazzino. Correre però è una passione e spesso le gambe e i piedi di Yared si mettono a mulinare quasi per conto loro nei vialetti dei parchi inglesi.

Che fare? Shegumo decide di riprovarci. Lo mettono in contatto con Antoni Niemczak un ex maratoneta polacco che vive ad Albuquerque, nel New Mexico, dove ha fondato un centro d’atletica: Yared si trasferisce da lui. Le sensazioni in New Mexico sono buone, ma i tempi ancora no. Dopo due mesi negli States, Yared Shegumo torna in Polonia con la moglie. Vince qualche gara minore, incassa piccoli premi e si allena su strada, su distanze via via crescenti.

Il resto è storia recente, la vittoria alla maratona di Varsavia 2013, l’argento europeo l’anno dopo e ora l’Olimpiade di Rio. Nel mezzo, altri traguardi importanti: la nascita dei due figli, l’assegnazione di un appartamento a canone concordato, il ritrovato sostegno della Pzla e la sponsorizzazione di un noto gruppo assicurativo. A undici anni dall’ottenimento della cittadinanza, il suo polacco è ancora incerto, tanto che la stampa di Varsavia lo definisce «un po’ confusionario». Yared lo sa e per questo continua a studiare. Ora vuole regalarsi e regalare alla sua nazione adottiva un’altra medaglia. Per mettere il sigillo alla sua carriera e lanciare un messaggio d’integrazione di cui la Polonia oggi ha bisogno.

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