Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui

Wislawa Szymborska, si dà il caso che io sia qui

Con “Wisława Szymborska. Si dà il caso che io sia qui” la vita dell’amata poetessa polacca si fa delicata e attenta graphic-novel.

 
 
di Lorenzo Berardi
 
 

Di Wisława Szymborska abbiamo già scritto in questa sede in diverse occasioni, ma è sempre un piacere tornare a farlo. A raccolte di versi, libri biografici e documentari sulla grande poetessa polacca si è aggiunta da poco anche una graphic novel tutta italiana. Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui è un libro pubblicato quest’anno dai tipi di Edizioni BeccoGiallo, casa editrice padovana specializzata in ‘fumetti d’impegno civile’.

Un’etichetta in questo caso riduttiva e forse non proprio azzeccata per descrivere l’opera dedicata al premio Nobel per la letteratura 1996. La graphic novel in questione, infatti, ha il merito di fare scoprire la vita, il sense of humour e la peculiare personalità di Wisława Szymborska anche a chi non ha ancora avuto modo di leggerne i versi o conoscerne le vicende personali. E che il romanzo a fumetti in questione riesca nel suo difficile intento, lo dimostra non solo l’apprezzamento del pubblico italiano, ma anche il riconoscimento ottenuto proprio in Polonia. Pur essendo uscito soltanto a fine ottobre in Italia, infatti, il libro è già disponibile in polacco con il titolo Wisława Szymborska. Życie w obrazkach grazie alla casa editrice Znak e alla traduzione di Joanna Wajs.

Va inoltre sottolineato come il libro sulla Szymborska non sia il primo che BeccoGiallo dedica alla Polonia. Segno della meritoria attenzione dell’editore patavino a un Paese che meriterebbe di essere conosciuto meglio in Italia, non solo dal punto di vista letterario. L’anno passato, infatti, è uscito Jan Karski, l’uomo che scoprì l’Olocausto, scritto e illustrato da Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, anch’esso pubblicato in Polonia – con il titolo di Jan Karski. Człowiek, który odkrył Holokaust – da Alter per la traduzione di Adriana Hołub.

Wislawa Szymborska, si dà il caso che io sia quiL’autrice di Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui è l’illustratrice e graphic novelist pisana Alice Milani, classe ’86, già parte del collettivo di fumettisti La Trama attivo fra Bologna e Bruxelles. E ciò che colpisce sfogliando le 141 pagine del libro, esordio di Milani sul lungo formato, è assieme la delicatezza e la precisione del tratto accompagnato da una narrazione essenziale, ironica, capace di dare voce alla sua celebre protagonista. Non a caso, dialoghi e testi sono perlopiù tratti da scritti e poesie di Szymborska oppure da alcune delle sue rare interviste. Tutte fonti ricordate e debitamente citate dall’autrice in coda al libro dove appaiono anche alcune tavole dello storyboard capaci di illustrare la complessità del processo creativo dietro le quinte dell’opera. La scelta dei colori a tempera e dell’acquerello, tecniche fra le predilette dall’autrice, si rivelano perfetta per definire i contorni del centro storico di Cracovia che fa da sfondo alle vicende fra il ’48 e i primi anni ’80 successivi alla proclamazione della della legge marziale in Polonia. Mentre il ricorso al collage in alcune tavole è un chiaro e brillante omaggio alla protagonista del libro, vista la grande passione della poetessa polacca per questa tecnica oggi poco celebrata.

Qualche esempio soltanto dell’accurato lavoro di ricerca non solo artistico ma anche linguistico svolto da Alice Milani nel raffigurare con sensibilità complice uno spaccato del mondo della grande letterata polacca. Come racconta la stessa autrice e illustratrice dell’opera: «Lavorando alla graphic novel, mi sono accorta di avere molte cose in comune con la Szymborska, soprattutto il senso dell’umorismo». Una constatazione che trova conferma nella scelta di intitolare il libro con un verso tratto dalla poesia di Wisława Szymborska ‘Non occorre titolo’ (Może być bez tytułu) tratta dalla raccolta ‘Gente sul ponte’ (Ludzie na moście). Un’ironia che la poetessa avrebbe gradito.

Alice, come hai scelto la scene della vita delle poetessa da illustrare nel libro: quanto è stato difficile capire da cosa partire e dove concludere la narrazione?

«Scegliere gli episodi da raccontare non è stato facile. Ho sorvolato sull’infanzia e l’adolescenza e sono partita dal matrimonio con Adam Włodek, con cui la Szymborska inizia la sua vita da giovane autrice nella Casa dei Letterati di Cracovia. Questo era un ambiente che mi affascinava moltissimo. Mi immaginavo tanti scrittori che vivevano assieme in un palazzo e discutevano continuamente di politica e di poesia. Doveva essere un posto assai stravagante e mi sarebbe piaciuto vederlo con i miei occhi. Poi ho seguito la poetessa negli anni a venire: quando, ormai separata da Włodek, si trasferisce nell’appartamento che lei chiama ‘il cassetto’, per quanto era piccolo. Sino all’incontro con Kornel Filipowicz, che credo sia stato il suo più grande amore, fino alla cena di gala del Nobel a Stoccolma».

La Szymborska era anche un’autrice di numerosi collage, una caratteristica inconsueta e che il tuo libro evidenzia con delicatezza e ironia. Come sei riuscita a ricostruire tutto questo nelle tue tavole integrando i collage nella narrazione?

«I collage della poetessa mi sono subito piaciuti tantissimo. Ho deciso quindi di adoperare questa tecnica nel libro, facendo in modo che avesse una funzione narrativa. La giovane Wisława passa le serate nella sua stanza alla Casa dei Letterati a leggere, sfogliare riviste e ritagliare figure. D’un tratto la vediamo divenire parte di un collage e dirigere una troupe cinematografica immaginaria fatta di ritagli di carta. Così lei si astrae dal mondo e crea le associazioni di idee più bizzarre. Da quel momento in poi i collage ricorreranno lungo tutto il libro a marcare alcuni momenti particolarmente surreali».

Wislawa Szymborska Si dà il caso che io sia qui

Uno degli aspetti che colpisce nella graphic novel è la costruzione del testo e dei dialoghi. Come è avvenuta la scelta del materiale e soprattutto delle poesie divenute parte fondante del testo?

«La fonte principale su cui mi sono basata durante la scrittura dei dialoghi è stata Cianfrusaglie del passato, la biografia della poetessa di Anna Bikont e Joanna Szczęsna che è una vera e propria miniera d’oro di aneddoti e citazioni. È un libro che riesce attraverso tanti episodi e tante testimonianze raccolte a dare un’idea globale del personaggio che doveva essere Wisława Szymborska. La scelta delle poesie è stata difficile. Ho cercato di integrarle nella storia, ad esempio alla scena in cui Wisława è in coda all’ufficio postale e incrocia per caso il suo futuro compagno, Kornel, ho associato i versi di ‘Amore a prima vista’ (Miłość od pierwszego wejrzenia ndr). Non posso dire se la poetessa abbia scritto quella poesia pensando a due futuri amanti che si incrociano in una delle interminabili code dell’epoca socialista, ma chissà, potrebbe anche essere così. Ho cercato di immaginare per ogni poesia un contesto concreto che si potesse rappresentare con le immagini, in modo che ciascuna poesia avesse una funzione nella storia. In fondo è così: alcune poesie fanno parte delle nostre vite e ci accompagnano durante le nostre azioni».

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Jan Karski, l’uomo che scoprì l’Olocausto di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso

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