Wisława Szymborska. La vita a volte è sopportabile

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La vita a volte è sopportabile, parola di Wisława Szymborska.

di Salvatore Greco

Si dice spesso che sia difficile raccontare i grandi scrittori, farli parlare al di fuori dalle loro opere o dagli eventi che ne descrivono l’esistenza. Tuttavia la settima arte in questo è uno strumento potentissimo, quello che può una telecamera non riescono a fare nemmeno i ritratti scritti più abilmente. È così che la regista Katarzyna Kolenda-Zaleska ha confezionato in giro per l’Europa un documentario bellissimo su una delle più grandi esponenti del Novecento letterario. Signore e signori, anche grazie alle edizioni Casagrande, La vita a volte è sopportabile.

Il film parte con un siparietto divertente tra la regista e la sua protagonista che chiacchierano con la Szymborska chiede alla Kolenda-Zaleska se sia soddisfatta della sua carriera e lei che risponde: “Beh, abbastanza, niente di speciale, poi però ho avuto l’occasione di collaborare con un premio Nobel, Wisława Szymborska” “Ah, è ancora viva” e tutte e due ridono di gusto.

L’infinita e spassionata ironia di Wisława Szymborska è il tema principale del film, quello per cui –come dice il titolo- la vita a volte è sopportabile. Raccontata da riprese rubate ma sempre naturalissime, Szymborska ne viene fuori esattamente come si può immaginare dai suoi versi, una donna dalla semplicità quasi imbarazzante e allo stesso tempo capace di rappresentare la più angosciante complessità. Molti dei personaggi intervistati lo dicono, dal suo editore al suo segretario fino ad alcuni degli amici più cari, la grande ironia. Per usare le parole del critico e poeta cracoviano Bronisław Maj “La sua visione del mondo si estende dall’estasi estatica fino all’altrettanto forte e incredibile disperazione”. Tutto questo percorso emotivo si distende tra le reazioni di infinita umanità –persino esagerata- di fronte alle sigarette, a uno spettacolo o nella scena memorabile in cui armeggia con un accendino a forma di nave da guerra fino a quelle in cui recita alcune sue poesie nelle quali questa meravigliosa semplicità del mondo in realtà disvela la sua sincera disperazione. A questo proposito molto valgono le parole del suo traduttore in italiano – il compianto professor Pietro Marchesani- che in un discorso sinceramente emozionato parla della complessità latente della lingua di Szymborska.

Al di là delle narrazioni possibili sulla sua poesia, lo straordinario di questo documentario è il viaggio –letterale e metaforico- che la poetessa e la regista compiono assieme. Nel libriccino che accompagna il dvd e che comprende alcuni interventi di e su Szymborska, quello della Kolenda-Zaleska è forse il più interessante. L’occhio della regista racconta bene le difficoltà di realizzazione di un film su una persona così riservata e allo stesso tempo naturale, che si diverte con cose tipo fotografarsi sotto cartelli stradali di località dai nomi buffi o componendo limerick dall’umorismo ingenuo. La chiave, come si scoprirà guardando il film, sarà seguirla in una specie di complesso viaggio umano per l’Europa nel quale incontrerà personaggi del calibro di Woody Allen (che le dedica parole splendide), Vaclav Havel e il nostro Umberto Eco, tutto senza rinunciare all’umanità semplice che la contraddistingue e che la porta –per esempio- a comporre un limerick nella città di Limerick o a confessare il suo rapporto complicato con il mondo dei souvenir kitsch.

In La vita a volte è sopportabile c’è spazio anche per qualche dettaglio più attento come la sua vita affettiva o la difficile eredità (portata con un’onestà intellettuale veramente non da tutti) della poesia agiografica scritta da giovanissima in morte di Stalin, ma personalmente ho apprezzato molto che non si andasse a scavare nella vita della poetessa quanto a raccontarne lo sfaccettato presente, la figura attuale della poetessa nelle sue buffe espressioni, nell’opinione di amici e ammiratori, nel rapporto con Cracovia del quale –come dice Grzegorz Turnau– non si capisce chi tra la poetessa e la città influenzi di più l’altra.

Insomma, che amiate Szymborska o meno, il consiglio è quello di concedervi quest’oretta scarsa di pura pace per vedere anche voi che la vita a volte è sopportabile.

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