Urszula Zajączkowska, l’artista-botanica tra video e poesia

Zajączkowska PoloniCult

Alla scoperta dell’istrionica Urszula  Zajączkowska, poetessa e artista a tuttotondo.

di Luca Ventura Saltari

Botanica di formazione e professione, Urszula Zajączkowska sembra servirsi dell’arte per continuare sotto altre forme le ricerche cominciate in laboratorio. Lo fa con grande poliedricità: dirige film, scrive poesia, suona il flauto. Proprio perché, come artista, si serve di più di un mezzo espressivo, l’ossessione al centro della sua opera è ancora più evidente: il rapporto dell’essere umano con la natura.

Uno dei suoi lavori più conosciuti è un audiovisivo, Metamorphosis of Plants, liberamente ispirato alla Metamorfosi delle piante di Goethe.

 In questo cortometraggio, il movimento del corpo di un ballerino e il movimento dei corpi vegetali filmati sono montati seguendo un’alternanza pianta/uomo-pianta/uomo, con l’uomo che imita, almeno fino a un certo punto, il movimento della pianta. Se qualcuno potrebbe pensare a quanto stucchevole sia tentare, un’ennesima volta, di antropomorfizzare la natura, è bene dire che il film della Zajączkowska è molto più ambiguo di quello che sembra a prima vista. Infatti, nell’ordine del montaggio, il ballerino Patryk Walczak segue la pianta e non il contrario. Non viene dunque da pensare: la pianta balla, quanto, il ballerino imita la natura. Questa scelta in termini di montaggio è decisiva, perché invece di suggerire la possibilità che le piante danzino, va a mettere in dubbio l’idea stessa della danza come di attività elaborata dall’uomo in quanto essere civilizzato e la riconsegna a qualcosa di anteriore alla civiltà, a qualcosa di legato a un’origine biologica comune.

L’intento della Zajączkowska, infatti, più che volto a umanizzare la natura, sembra quello di voler riscoprire la natura assopita dentro di noi. In una poesia tratta dalla raccolta minimum (2017), Zajączkowska, dopo aver descritto il corpo degli animali in vendita al supermercato, scrive: “guarda figlia, il nostro/ è molto simile” (“patrz córko, my mamy/ bardzo podobne”, da Carrefour. lekcja anatomii, p. 31).

È proprio la consapevolezza di un’origine comune, del fatto che, pur con risultati differenti, siamo tutti una combinazione di atomi, ad informare diverse poesie della raccolta. Sia l’uomo che la pianta, per esempio, reagiscono alla luce e proprio l’elemento luminoso, si direbbe, è il terzo protagonista del video Metamorphosis of Plants, nonché della poesia “800 W”. In quest’ultima una potente lampadina è paragonata a Dio, in quanto “non posso guardarlo direttamente, oscilla sopra di me, tiene incollati gli atomi in tessuti vivi” (“800 W”, p. 42).

Un altro punto in comune, certo in apparenza più banale, è che sia l’uomo che la pianta muoiono. La Zajączkowska parla della morte delle piante in “tylko nie kwitnij”, “solo, non fiorire”, una poesia che presa singolarmente può sembrare scadere nel patetismo, ma che se letta nell’ambito del progetto dell’intero libro contribuisce a sviluppare l’idea di comunanza tra essere umano e mondo vegetale.

La poesia di minimum è molto personale, piena di deittici, di seconde persone singolari (indicativo presente e passato, ma anche imperativo). I componimenti si rivolgono spesso in maniera diretta a un muto interlocutore che è ora una mosca, ora la figlia, ora un fiore, ora lo scienziato Sherwin Carlquist (“wysokie drzewa”). È proprio questo stile a portare, a volte, al sentimentalismo, ma ciò non toglie alla raccolta dei buoni spunti, in particolare nei testi dove i deittici sono ridotti al minimo e la Zajączkowska trova spazio per un vero e proprio pensiero poetante.

Urszula Zajączkowska è nata nel 1978. Della sua prima raccolta, Atomy (2014), nominato al premio Silesius, si possono leggere qui alcune poesie in lingua originale. Nel 2017 ha vinto, con minimum, il premio Kościelski.

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