Disneyland (Stanisław Dygat) – estratto in italiano

Dygat Disneyland

Estratto in italiano del romanzo Disneyland di Stanisław Dygat – di Stanisław Dygat, traduzione italiana a cura di Francesco Annicchiarico – CAPITOLO  II Mio padre era un terribile imbranato. La cosa ebbe una certa ripercussione su di me, perché un bel giorno se ne uscì dicendomi che essere imbranati non…

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Cronache dal confine di Meekhan (estratto in italiano) – R. Wegner

Wegner Meekhan

Gli Shadoree sbucarono proprio da dove ci si sarebbe aspettato. Dodici uomini carichi come muli sopraggiunti dal bosco, diretti al versante orientale del pascolo. Si fermarono sul limite della foresta. Avevano l’aspetto di chi ha camminato per giorni senza fermarsi, sporchi, non rasati, affannati. Scendeva la sera e avevano il sole che gli brillava dritto di fronte, e la distesa del pascolo, delicatamente ondulata e ricoperta di neve fresca, dava una sensazione di pulito e di conforto. Li illudeva con la speranza di essere il tragitto più semplice e senza pericolosi trabocchetti.

Ovviamente mentiva.

Il primo degli uomini mise qualche passo in avanti, affondando nello strato soffice fino al ginocchio. Era chiaro che la neve risaliva solo alla notte precedente. L’uomo si sistemò meglio il grosso sacco che portava sulle spalle, sbraitò qualcosa al resto dei suoi e continuò ad avanzare, nell’idea di tagliare attraverso il pascolo, per la strada più breve. Gli altri lo seguirono a distanza di qualche passo. Un centinaio di passi dopo la guida si fermò, col respiro pesante, e fece segno al secondo della fila di sostituirlo. Attese che tutto il gruppo gli passasse davanti, prima di sistemarsi dietro. Cento passi dopo seguì un’altra sostituzione, poi un’altra ancora. Per essere uomini che avevano un’intera notte di cammino alle spalle, mantenevano un ritmo piuttosto elevato. Erano a metà strada, un quarto d’ora dopo.

E fu in quell’istante che furono traditi.

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I Prelunari (estratto in italiano) – Anna Kańtoch

Finnen… Ovviamente, potete chiamarmi così. Qui mi chiamano tutti così. Il mio vero nome suona in modo simile, ma è decisamente più difficile da pronunciare.

Vi racconterò ancora del Giorno Zero, anche se l’ho fatto già tante di quelle volte che comincio ad averne abbastanza.

Il Giorno Zero… Noi non lo chiamavamo così, siete stati voi a dargli questo nome, noi ne usavamo altri. Come per Lunapolis, o per gli ingegneri, le torri Principium e Equilibrium, e molti, molti altri. Nomi di persone e di cose che creano confusione, non è vero? Per facilitarvi le cose userò la vostra nomenclatura, penso che renderà più semplice la comunicazione per entrambe le parti.

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Papusza – Estratto in italiano

Papusza italiano PoloniCult

«Mi tolsi il lutto perché era già passato un anno dalla sua morte». Morì in casa sua, sotto le coperte, la testa su un grande cuscino. C’era tutta la famiglia riunita da Gorzów, i Wajs e i Dębicki. Io tremavo, avevo le gambe congelate e quando la morte fu al suo capezzale io non ero con lui perché ero andata a bere un tè in cucina. Sentii urlare, mi precipitai e fu allora che la vidi seduta accanto al mio vecchio zingaro. Nessuno si accorse che era lì, solo io. Urlai disperata, per tutta la casa: «Salvatelo, dategli del latte!» Fu tutto inutile. Un soffio di vento gelido e Dyźko fu dell’altro mondo. Lo guardai in volto, avvizzito come terra asciugata dal sole, non aveva quasi più le labbra, la bocca era solo un buco spalancato, non sembrava neanche più una persona. Da quel giorno sono phivli, vedova, ed è tutta colpa di quella casa, nient’altro che questo. Dyźko era sopravvissuto a due guerre intere, più di una volta aveva dormito nei campi tra fango e muschio e non gli era mai successo niente. E invece gli è bastato stendersi su quel letto comodo per non rialzarsi più.

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Król – Alef (Traduzione italiana)

Król PoloniCult

Mio padre è stato ucciso da un ebreo alto e forte, un pugile del Maccabi Varsavia dalle braccia lunghe e le spalle massicce che adesso è in piedi, sul ring, per l’ultimo incontro della serata. È  l’ultima ripresa dell’incontro e lo sto seguendo seduto dalla prima fila. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non esisto. Il mio nome è Moises Bernstain, ho diciassette anni e non sono un uomo, non sono nessuno, io non sono qui, non esisto. Sono un magro povero figlio di nessuno seduto a osservare l’assassino di mio padre in piedi sul ring, bello e forte. Il mio nome è Moises Inbar, ho sessantasette anni. Ho cambiato cognome. Sono seduto alla macchina da scrivere e sto scrivendo. Non sono nessuno. Non ho neanche un nome vero.

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Marek Kazmierski, un traduttore sul palco

Kazmierski PoloniCult

Considerare Marek ‘soltanto’ un traduttore dal polacco all’inglese sarebbe tuttavia riduttivo. Già direttore responsabile di Not Shut Up coraggiosa rivista che dava voce a detenuti e rifugiati nel Regno Unito, Marek ha collaborato con istituzioni come il British Council e il Polish Cultural Institute di Londra. Nel 2010 ha fondato la casa editrice OFF_PRESS e, tre anni più tardi, ha pubblicato il suo libro ‘Damn the Source’ una raccolta di racconti ispirati da storie vere vissute da polacchi immigrati Oltremanica. Tra gli autori tradotti da Kazmierski vi sono Julian Tuwim e Aleksander Fredro, Zuzanna Ginczanka e Irit Amiel, passando per Wioletta Grzegorzewska (o Greg) una delle autrici polacche che sta riscuotendo maggiore successo nel Regno Unito.

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Toksymia – Capitolo 2 (traduzione italiana)

Toksymia

Secondo capitolo estratto dal romanzo Toksymia di Małgorzata Rejmer in traduzione italiana – di Małgorzata Rejmer, traduzione italiana a cura di Francesco Annicchiarico – Clicca qui per leggere l’articolo dedicato al libro. *** Jan Quel mattino Jan Niedziela si svegliò sull’onda di un’emozione sfuggente che di colpo mise a fuoco,…

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Pięć razy o przekładzie – Viaggio nella traduzione.

Traduzione

Małgorzata Łukasiewicz è una germanista, apprezzata traduttrice, fra gli altri, di Adorno, Habermas, Nietzsche, Gadamer, Sebald ed Hesse.

I cinque saggi che compongono questo libro sono riflessioni su altrettanti aspetti capitali con cui ogni traduttore si confronta continuamente: cos’è la traduzione e perché si traduce (I-II); qual è il rapporto che intercorre tra lettura, traduzione e scrittura? Che rapporto ha il traduttore con l’autore del libro che affronta e come si configurano i suoi spazi di libertà d’azione nei confronti del secondo? In cosa si differenzia il traduttore da un comune lettore (in fondo il traduttore è prima di tutto un lettore, come insegna Gayatri Spivak quando afferma che “la traduzione è la più intima delle letture”, riallacciandosi acutamente a un’affermazione di Gadamer: “La lettura è una traduzione”) (III)?; qual è il rapporto che lega la traduzione e l’alterità, nel momento in cui la prima è un medium che mette in contatto due Weltanschauungen differenti (IV)? È possibile una storia della letteratura pensata come storia delle traduzioni (V)?

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