Una formica contro il nazismo – vita e musica di Mieczysław Fogg

Nestor Perlongher, in una delle poesie tratte da Austria-hungría, porta la murga, la musica del carnevale argentino e uruguagio sulla Vistola. La sua è una poesia che sfida l’idea di un’identità (in questo caso nazionale, ma, più spesso, sessuale) fissa, statica, immutabile. La trovata di incrociare il carnevale argentino con il fiume polacco sembra quindi azzeccata, se non fosse, che, dopo aver ascoltato un po’ di musica (“Buenos Aires” dei Maanam) e sfogliato qualche libro (di Gombrowicz, per esempio) l’Argentina non sembra più così lontana dalla Polonia e l’accostamento di Perlongher molto meno stridente.

Ad attenuare l’impressione di inconciliabilità tra questi due mondi contribuisce anche l’ascolto di alcuni pezzi di Mieczysław Fogg, come “Tango milonga”, “Jesienne róże” (Rose autunnali) e quella che forse è la sua interpretazione più celebre, “To ostatnia niedziela” (Questa è l’ultima domenica). Composte tra gli anni 20 e 30, furono interpretate da diversi artisti, ma, soprattutto quest’ultima, è associata indelebilmente al nome di Fogg.

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Gli anni Trenta per la musica polacca.

L’Europa tutta, e non solo la Polonia, negli anni Trenta doveva somigliare molto all’ultimo atto del famoso dramma Wesele (Le nozze) di Wyspiański dove una danza surreale e macabra, abitata da uomini, fantasmi e simboli continua mentre fuori il mondo incombe, persino minaccioso. Allo stesso modo il mondo reale dove, mentre i governi silenziosamente si armavano,  cresceva la passione per il tennis, si ballava il Charleston e in Polonia impazzava la moda dei locali di cabaret per gentiluomini dell’alta borghesia dove ci si dedicava al calembour letterario e fiorivano orchestrine

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