Aruspici – Wit Szostak #3

Noi qui invece viviamo oltre il mondo, abbiamo un mondo oltre tutti i mondi e qui non arriva niente che noi non vogliamo, perché solo le persone che invitiamo noi hanno accesso a questo nostro mondo. Sul tetto della stazione pende una vecchia insegna a caratteri neri CURAMONDI, così si chiamava questa stazione quando ancora era una stazione. Doveva esserci una stazione termale qui vicino perché gli uomini saggi che tanto tempo fa venivano sulle montagne a cercare la verità, scoprirono le acque sorgenti in collina, quella che cura dalla tristezza e dalla malinconia, ma poi scoprirono che quell’acqua non curava e le persone tornavano a essere tristi. Prima di tutte le guerre mondiali qui c’era più di una pensione, poi caduti in rovina, ora sono tutti diroccati, che emergono dai giardini, e nessuno ci va più. Su uno di questi c’è una civetta, su un altro un pappagallo, ognuno aveva il proprio simbolo segreto. Poi costruirono la stazione dei treni, troppo grande, i piani erano di farla troppo grande, nella sala d’attesa fecero addirittura una fontana, che ancora oggi è lì, abbiamo la fontanella in casa, qui da noi alla stazione. La sera sciaborda allegramente, l’acqua colpisce l’altra acqua e c’è questo sciabordio che fa addormentare. Forse funziona così quest’acqua, che fa addormentare, che col suo sciabordio assopisce la tristezza e la malinconia, con quel movimento di acqua sull’acqua immobile. Io resto spesso a guardare la fontana, le due acque che si incontrano e mi sento soddisfatto della mia vita, che occupo con il guardare l’acqua e col berla proprio dalla fonte.

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Aruspici – Wit Szostak #2

 

Non ci sono più binari, sono coperti dalla terra, ora hanno una propria vita sotterranea ricoperta dal terreno e dalle serre in cui Marta coltiva piante e verdure. Non ci sono più binari, li abbiamo sepolti sotto il giardino di Marta, ma c’è ancora la sbarra e lo scambio ferroviario, anche se qui di treni non se ne vedono più. Quando splende il sole mi siedo vicino alla sbarra e resto lì. Mateusz allora dice che Błażej controlla lo scambio. Ma io non controllo niente, quindi neanche qui do una mano. A volta passano le macchine per la strada. Se potessi io le farei passare qui, tanto i treni non ci sono più. Mi starebbero a sentire e passerebbero di qui, e io sarei il vigile. Così mi ha detto Mateusz. E ha pure trovato un berretto dove priva si metteva il capostazione. Era sicuramente un signore molto vecchio e molto buono che se ne stava tutto il giorno seduto al binario, pressava il tabacco nella pipa e contava le nuvole. Si diventa intelligenti a contare le nuvole e allora pure io me ne sto seduto col cappello da vecchio capostazione, che di certo è morto tanto tempo fa, perché era vecchio già nei racconti di mio fratello, e quei racconti sono di tanto tempo fa, quindi il capostazione è sicuramente morto, e io continuo a contare le nuvole e a volta di sera mi sento più intelligente. Solo che dura non più di quindici minuti, e a volte pure meno, specialmente quando Marta mi chiama a cena, e allora quell’intelligenza svanisce, scappa via da me e non torna più.

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