Ernest Wilimowski – il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich

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Un po’ meno ombre politiche sullo sfondo e molto più spettacolo sul campo lo regala il match tra Brasile e Polonia, finito 6-5 e dominato da due grandi mattatori. Il Brasile del 1938 non è ancora il centro del calcio mondiale, ma ha dalla sua il talento puro di Leônidas, uno dei primi maestri della rovesciata. Autore di tre delle sei reti per la Seleçao, il diamante nero non è tuttavia il personaggio più in vista di quel pomeriggio, oscurato per un giorno da un ragazzotto allampanato dai capelli rossi e autore durante la stessa partita di ben quattro goal. È uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio polacco, ma con una macchia che lo ha privato della gloria dei campioni eterni, è il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich, il suo nome è Ernest Wilimowski.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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Jan Tomaszewski – il pagliaccio che fece piangere Wembley

Jan Tomaszewski

Istanbul, 25 maggio 2005, allo stadio olimpico Ataturk si gioca la finale di Champions League tra Milan e Liverpool. Di fronte ai più di novantamila spettatori presenti allo stadio e ai milioni di fronte alle televisioni si consuma una delle partite più imprevedibili del calcio moderno: il Milan, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0, è convinto di avere già la coppa in tasca, ma il Liverpool ritorna dall’intervallo con una grinta inimmaginabile e annichilisce i rossoneri portando il punteggio sul pari in quindici minuti scarsi di gioco. Il resto della partita è ozioso, frutto della stanchezza dei britannici dopo quel folle quarto d’ora di intensità e dell’incapacità del Milan di reagire. Si va così ai supplementari, che passano senza lasciare traccia, e quindi si decide tutto ai rigori. Il Liverpool ci arriva con il cuore ruggente di una rimonta impensata, il Milan con lo sconforto di un’occasione sfuggita via, ed è in questo momento che esplode il genio folle di Jerzy Dudek.

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Amica Wronki – pallone e cucine dalla provincia in Europa

Lungo la strada che da Poznań porta a Stettino, dopo aver percorso una sessantina di chilometri, ci si imbatte nella cittadina di Wronki. Nessuno direbbe che questo centro di undicimila anime e poco più si distingua granché dal microcosmo dei sobborghi polacchi, ma Wronki non è un nome qualunque nella geografia locale. Qualcuno la ricorda per il suo penitenziario, il più grande di tutta la Polonia, qualcun altro perché sede di Amica, colosso degli elettrodomestici, ma quello che a noi più interessa oggi è la sua squadra di calcio, che dal 1992 al 2006 portò a Wronki cinque trofei nazionali e altrettante apparizioni in competizioni europee prima di venire smembrata e ingoiata da logiche più grandi. Quella squadra era l’Amica Wronki.

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2013 – l’anno che a Wimbledon si parlò polacco.

Wimbledon

Wimbledon è qualcosa di talmente antico e atavico che non ha bisogno di aggettivi. Il nome ufficiale del torneo, infatti, è “The Championships”. Non serviva aggiungere altro all’epoca, le specificazioni servono a differenziare, Wimbledon era unico. E continua a esserlo, nonostante tutto, nonostante il tennis abbia compiuto una metamorfosi totale del suo ruolo, da passatempo nobile e poi borghese a sport diffuso a livello mondiale. E nonostante il calendario professionistico copra quasi tutte le settimane dell’anno, l’ultima di giugno e la prima di luglio brillano di una luce propria, la luce di Wimbledon, che consegna i suoi protagonisti alla storia di questo sport. Com’è successo a Jerzy Janowicz e Łukasz Kubot il 3 luglio del 2013.

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Yared Shegumo, la corsa del polacco d’Etiopia

Shegumo

Si chiama Yared Shegumo ed è nato ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, nell’83. Di mestiere fa il maratoneta e il 21 agosto gareggerà ai Giochi di Rio de Janeiro. La speranza è quella di competere per una medaglia. A trentatré anni compiuti, questa potrebbe essere la prima e ultima occasione per salire sul podio olimpico. Yared, però, non corre per la nazione in cui è nato e cresciuto, bensì per quella che lo ha accolto diciassette anni fa: la Polonia.

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L’inarrestabile marcia di Robert Korzeniowski

Korzeniowski

A ventotto anni appena compiuti, Robert Korzeniowski non era uno sconosciuto, ma neanche uno dei principali favoriti della vigilia. Correva a livello internazionale sin dall’87 alternandosi fra la 20 e la 50 km di marcia e i suoi risultati erano in crescita. Sulla distanza dei ventimila metri aveva ottenuto un quarto posto agli Europei di Spalato del ’90 e due ori alle Universiadi del ’91 e nel ’93. Un anno prima della rassegna olimpica si era invece aggiudicato un bronzo nella 50 km, ai mondiali di atletica tenutisi a Goteborg. Quella di Atlanta era la sua seconda Olimpiade. A Barcellona gli era andata male: ritirato nella 20 e squalificato nella 50 km.

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