Białystok – reportage da una città ferita

Bialystok

Sulle pagine di PoloniCult abbiamo già diffusamente raccontato l’attitudine genuinamente polacca alla scrittura di reportage che da Kapuściński in poi ha creato una scuola particolarmente affezionata al racconto del mondo fatto di voci, viaggi e punti di vista dei più disparati. Uno degli ultimi e particolarmente riusciti figli di questa tradizione è un gioiello di casa Czarne firmato dal giornalista della Gazeta Wyborcza Marcin Kącki con il titolo che recita Białystok – biała siła, czarna pamięć (Białystok – potere bianco, memoria nera). Kącki, da reporter attento ai fenomeni di intolleranza e violenza, ha raccontato in un libro gradevole e non troppo lungo il vivere sociale torbido di Białystok dove la faticosa negazione del passato e l’arrogante appropriazione del presente creano una realtà difficile, carica di rancore e asperità che Kącki racconta senza filtri d’autore, dando quanto più voce possibile ai suoi interlocutori e restituendo un’immagine della città oscura e sincera.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i bar mleczny varsaviani

Bar Mleczny Wawa 4 PoloniCult

A centoventi anni dalla propria nascita e a qualche lustro dal loro momento di massima diffusione, oggi una quindicina di bar mleczny resiste a Varsavia. Il tutto a dispetto del diffondersi nella capitale di ristoranti stellati Michelin, sushi bar, hamburgerie e bistro vegetariani, nonché della recente decisione di tagliare i finanziamenti pubblici ai milk bar polacchi del 25%.

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“Lugola”. Quel liquido dal sapore orribile!

Lugola

Come molti sanno la catastrofe della centrale atomica di Černobyl’1 ebbe luogo il 26 aprile del 1986. Il Cremlino, informato dell’accaduto dal locale KGB, decise di non diramare la notizia né ai suoi cittadini, né a quelli dei paesi limitrofi. In poche ore parte della nube radioattiva arrivò sulla Polonia. In alcuni ricordi, espressi per un giornale locale circa 30 anni più tardi, il prof. Zbigniew Jarowski, allora capo del Dipartimento di analisi radiologiche di Varsavia, racconta che la mattina del 28 aprile una sua collaboratrice entrò nell’ufficio principale in uno stato quasi di shock.

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ImproVarsavia

ImproVarsavia

Il rapporto fra i polacchi e il teatro è da sempre molto stretto. Da Kantor a Grotowski, sino a Warlikowski. Tuttavia, la sperimentazione teatrale può anche basarsi sull’improvvisazione e l’intrattenimento intelligente senza il bisogno di essere concettuali. Esiste infatti un ampio pubblico potenziale di persone interessate al teatro, ma spaventate dalla distanza che separa gli attori sul palco dagli spettatori in platea. Spesso, inoltre, l’elevato costo dei biglietti per una rappresentazione può scoraggiare chi non è avvezzo a trascorrere le proprie serate a teatro.

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Zasieki- Berge, la città smontata e portata a Varsavia

Zasieki

Arrivati dall’est della Polonia nei primi giorni del 1946, i suoi genitori cercavano un paese dove stare e alla fine si  insediarono in una casa abbandonata dai tedeschi in fuga. La casa si trovava a Łęknica una cittadina situata lungo il fiume Neisse e quindi lungo il confine. Un giorno a casa si presentarono  alcuni soldati dell’Esercito Polacco che amministravano i nuovi territori. I giovani soldati chiesero loro se qualcuno avesse voglia di lavorare perché c’era da smontare qualche casa lì vicino.

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L’incredibile storia di Wojtek, l’orso soldato

Wojtek

Wojtek era il nome di un orso, che servì fedelmente (a suo modo) la 22° Compagnia Trasporti del 2° Corpo d’Armata polacco dal 1942 al 1947. Con i suoi 250 kg di peso e quasi due metri di altezza la presenza di Wojtek nell’esercito non passava inosservata e lo distingueva dalle altre mascotte presenti al campo. All’epoca tra i soldati era molto comune avere dei piccoli animali domestici come mascotte con il principale scopo di tenere alto il morale tra i commilitoni e rallegrare, per quanto possibile, la loro esperienza in guerra. Si trattava di solito di cani, gatti, o al massimo caprette, ma un orso-soldato non si era mai visto prima di Wojtek.

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Imi, la radio poliglotta di Varsavia

Imi

L’odierna Polonia è una nazione monoculturale, dove appena l’1,5% degli abitanti è di origine straniera. E le recenti elezioni dell’ottobre di quest’anno hanno fatto del Sejm di Varsavia l’unico parlamento europeo nel quale non siede un singolo rappresentante di un partito di centrosinistra. Una situazione che, comunque la si voglia vedere, di certo non avvantaggia il pluralismo. Il nuovo partito di governo, Giustizia e Libertà (PiS), è espressione di una destra nazionalista ed euroscettica non esattamente a favore di una Polonia multiculturale e multireligiosa. Una linea politica che guarda con sospetto all’arrivo di nuovi immigrati nel Paese e in cui prevalgono chiusura e diffidenza nei confronti dello straniero e del ‘diverso’.

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Impressioni da Expo Polonia.

Expo Polonia

Nonostante ciò, se non avete la possibilità di recarvi in terra polacca ma non vi manca la voglia, una buona alternativa potrebbe essere visitare il padiglione della Polonia presente alla fiera Expo di Milano. Non che sia la stessa cosa ovviamente, ma qui si riesce comunque a respirare (letteralmente) l’aria dei campi polacchi in fiore e avere un assaggio di ciò che la Polonia ha da offrire.

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Tempo di seconda mano, Nobel alla Russia travolta

Tempo di seconda mano

Tempo di seconda mano è la fatica più recente della fresca vincitrice del premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksevic. di Salvatore Greco Ho letto Tempo di seconda mano qualche mese fa, ironicamente arrivando all’edizione italiana (curata splendidamente dai tipi di Bompiani) passando prima da quella polacca – imbastita dal…

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Alla scoperta dei familoki.

Familoki

Addentrandosi nei centri abitati, oltre agli eleganti palazzi in stile liberty ed eclettico, testimonianza di un passato glorioso ed espressione della ricchezza dei proprietari delle miniere, si scorgono spesso schiere di casette in mattoni rossi. Esse sono degli edifici generalmente più bassi, spesso separati gli uni dagli altri, ma comunque costruiti vicini, in modo da costituire un vero e proprio quartiere a sè stante. Sembrano essere delle villette a schiera di un’altra epoca; sono tutti in mattoni rossi e spesso anche le finestre o il loro bordo sono dipinti dello stesso colore. Ecco, questi sono i Familoki.

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