Toruń, viaggio a nord tra leggende e biscotti

Toruń

Toruń è una città che sembra uscita da un libro per bambini, da una fiaba, da una leggenda medioevale e che vive di vita propria, indipendente da tutto e da tutti. È come se si autoalimentasse traendo linfa dall’aurea di mistero storico che si percepisce percorrendo le sue vie e viette acciottolate. È una città non troppo grande situata nel voivodato della Cuiavia-Pomerania, non lontana da Bygdoszcz. Se siete amanti dei grandi spazi, delle metropoli e di quell’aria snob che si respira in città come Varsavia o Milano, allora non è il posto che fa per voi. Se invece siete nostalgici amanti delle storie e della Storia, non vi resta che mettervi in viaggio e lasciarvi conquistare da questo piccolo gioiello in cui il tempo sembra essersi arrestato e che vi farà fare un salto all’indietro di molti, molti anni.

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Viaggio ad Est – destinazione Leopoli

Leopoli

La Galizia per noi polonisti è un po’ una terra mistica, un luogo non più esistente nelle mappe ma ben presente nell’immagine collettiva, nei cuori delle persone e ovviamente nella Storia. È quel luogo in cui può accadere di tutto, solcato da sofferenze e guerra. Uno spazio non più rintracciabile se non nei racconti o nei libri, nelle pagine perdute di grandi storie… ecco perché ho voluto andare a Lviv, per vedere con i miei occhi, per toccare con entrambe le mani e per ascoltare le voci.

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La seduzione dell’inorganico. Il brutalismo in Polonia

Brutalismo polacco PoloniCult

Béton brut e iconicità, struttura esposta e impiego di materiali as found caratterizzano il nuovo linguaggio architettonico che domina la scena europea nel secondo dopoguerra. Il brutalismo, derivando il suo nome dall’espressione francese che indica il cemento a vista e dichiarandosi fin dall’inizio come rifiuto consapevole delle istanze funzionaliste che avevano caratterizzato la ricerca in architettura fino al periodo bellico, trova nelle unité d’habitation di Le Corbusier a Marsiglia il suo più bell’esempio ante litteram e il suo manifesto nel saggio The New Brutalism: Ethic or Aesthetic? (Reinhold Publish Co., New York, 1966) dello storico e critico dell’architettura Reyner Banham.

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