L’altra Cracovia: Nowa Huta

Prima delle due puntate di Life.pl dedicate al quartiere cracoviano di Nowa Huta – di Roberto Reale – Cos’è Nowa Huta Nowa Huta è tante cose. Amministrativamente è un distretto di Cracovia: il XVIII, il più orientale, abitato senza soluzione di continuità fin dal neolitico. Sede di un insediamento celtico,…

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De recta architectura

Biennale

Per un’architettura etica: il padiglione polacco alla Biennale di Venezia 2016 – di Roberto Reale – Nel febbraio 2014 Zaha Hadid, a chi le domandava cosa gli architetti possano fare per limitare le morti bianche tra i lavoratori dell’edilizia, rispondeva che la questione era di competenza del governo, non sua…

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Fenomenologia di Wojciech Cejrowski

Cejrowski

Su PoloniCult abbiamo parlato spesso di grande reportage polacco e dei suoi maggiori esponenti, partendo da Ryszard Kapuściński per arrivare a Marcin Kącki. Va detto, però, che in Polonia esiste anche un pubblico meno avvezzo a leggere i libri di reportage pubblicati da editori come Czarne o Terra Incognita, ma abituato a viaggiare guardando la televisione. In nessun Paese al mondo, del resto, può esistere solo cultura ‘alta’ in assenza di forme di divulgazione più accessibili e popolari.
Ed è proprio sul piccolo schermo che, a partire dal 2007, si è affermato un viaggiatore e divulgatore sui generis ormai noto a tutti i polacchi: Wojciech Cejrowski. Riconoscibile per la sua camicia batik multicolore, gli occhialini dorati, il volto scottato dal sole e i piedi nudi abbronzati, Cejrowski oggi non si discosta mai da questo look che lo rende simile a un cartone animato.

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Zaduszki – tradizioni che (soprav)vivono

Zaduszki

Quando si tratta di costumi e tradizioni, il nostro sguardo è proiettato verso il passato, perché quello che trasforma un semplice uso, in un rito o in un momento istituzionalizzato, è proprio la ripetizione di alcune azioni e quindi la tendenza a copiare e incollare nel futuro quello che “si è sempre fatto”, perché dà sicurezza, perché tale ciclicità degli eventi serve all’uomo per dare un ordine agli elementi che caratterizzano la sua vita. Se in Italia e nei paesi più alla moda, più tecnologici, più moderni si è assistito ad un lento ma inesorabile declino delle tradizioni, patrie e private, in alcuni luoghi che non sono -per vari motivi – stati investiti da quest’onda travolgente, le tradizioni, seppur mutate e ammodernate, rimangono presenti. La Polonia è uno di questi posti.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i bar mleczny varsaviani

Bar Mleczny Wawa 4 PoloniCult

A centoventi anni dalla propria nascita e a qualche lustro dal loro momento di massima diffusione, oggi una quindicina di bar mleczny resiste a Varsavia. Il tutto a dispetto del diffondersi nella capitale di ristoranti stellati Michelin, sushi bar, hamburgerie e bistro vegetariani, nonché della recente decisione di tagliare i finanziamenti pubblici ai milk bar polacchi del 25%.

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Alla ricerca del tempo perduto – o i Bar Mleczny cracoviani

Si sa che la Polonia è un po’ la patria delle contraddizioni e quindi, in una – se non LA – strada principale dello Stare Miasto di Cracovia, si trova un residuo del tempo che fu: proprio in Ulica Grodzka, tra Mariacki e Wawel – due dei gioielli dell’antico splendore cracoviano- c’è il Bar Mleczny Pod Temidą un timido residuo della Polonia post-guerra, di quel periodo in cui l’intero Paese cercava di sopravvivere.

Snobbati da tutti i sofisticati, questi posti sopravvivono ancora oggi e offrono un ottimo specchio di osservazione sociale che non può non attirare l’attenzione di giovani poloniste con un certo interesse antropologico. Cracovia, essendo una città importante, ha un vasto campionario di Bar Mleczny di cui a breve vi parlerò, ma prima due parole sulla loro genesi, affinché tutte le considerazioni postume possano essere ben comprese.

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“Lugola”. Quel liquido dal sapore orribile!

Lugola

Come molti sanno la catastrofe della centrale atomica di Černobyl’1 ebbe luogo il 26 aprile del 1986. Il Cremlino, informato dell’accaduto dal locale KGB, decise di non diramare la notizia né ai suoi cittadini, né a quelli dei paesi limitrofi. In poche ore parte della nube radioattiva arrivò sulla Polonia. In alcuni ricordi, espressi per un giornale locale circa 30 anni più tardi, il prof. Zbigniew Jarowski, allora capo del Dipartimento di analisi radiologiche di Varsavia, racconta che la mattina del 28 aprile una sua collaboratrice entrò nell’ufficio principale in uno stato quasi di shock.

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Di calcio e Polonia – il Legia Varsavia

Al netto dei corsi e ricorsi della storia del calcio la presenza di un club polacco in Champions League alimenta la curiosità del mondo calcistico più mainstream verso i cugini del Paese sulla Vistola in un trend che, dopo le buone prestazioni dimostrate dalla nazionale polacca all’ultimo europeo in Francia, sembra in continua crescita. Noi di PoloniCult proviamo a dare il nostro contributo raccontando il Legia Varsavia anche e soprattutto fuori dal campo, cercando di capire che mondo gira attorno agli undici che si cimenteranno contro alcune delle compagini più forti del pianeta, e lo facciamo attraverso tre elementi fondamentali per raccontare il calcio in chiave sociale: la storia, i tifosi, la società.

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Yared Shegumo, la corsa del polacco d’Etiopia

Shegumo

Si chiama Yared Shegumo ed è nato ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, nell’83. Di mestiere fa il maratoneta e il 21 agosto gareggerà ai Giochi di Rio de Janeiro. La speranza è quella di competere per una medaglia. A trentatré anni compiuti, questa potrebbe essere la prima e ultima occasione per salire sul podio olimpico. Yared, però, non corre per la nazione in cui è nato e cresciuto, bensì per quella che lo ha accolto diciassette anni fa: la Polonia.

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Władysław Kozakiewicz e quel salto che indispettì Mosca

Władysław Kozakiewicz è nato nel giorno dell’Immacolata del 1953 in un villaggio poco distante da Vilinus, allora fresca capitale della neonata Repubblica Socialista Sovietica di Lituania ma città storicamente e culturalmente legata alle sorti della Polonia.  È stato un saltatore con l’asta di livello assoluto, già a vent’anni campione nazionale due volte e detentore del record nazionale polacco fatto segnare nel 1973 a 5,32 metri d’altezza. Nel 1974 si presentò ai campionati europei di Roma dove raggiunse la medaglia d’argento arrivando dietro al solo Vladimir Kishkun e nel 1977 e nel 1979 vinse due volte la medaglia d’oro ai campionati europei indoor rispettivamente di San Sebastian e Vienna. Che a Mosca nel 1980 avrebbe potuto ambire a una medaglia olimpica non era insomma un mistero per gli addetti ai lavori.

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