La seduzione dell’inorganico. Il brutalismo in Polonia

Brutalismo polacco PoloniCult

Béton brut e iconicità, struttura esposta e impiego di materiali as found caratterizzano il nuovo linguaggio architettonico che domina la scena europea nel secondo dopoguerra. Il brutalismo, derivando il suo nome dall’espressione francese che indica il cemento a vista e dichiarandosi fin dall’inizio come rifiuto consapevole delle istanze funzionaliste che avevano caratterizzato la ricerca in architettura fino al periodo bellico, trova nelle unité d’habitation di Le Corbusier a Marsiglia il suo più bell’esempio ante litteram e il suo manifesto nel saggio The New Brutalism: Ethic or Aesthetic? (Reinhold Publish Co., New York, 1966) dello storico e critico dell’architettura Reyner Banham.

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Vagabondi notturni – Jagielski nell’Uganda dei bambini-soldato

Vagabondi notturni PoloniCult

Quando nel 1962 Ryszard Kapuściński pubblicava il suo primo libro, Giungla polacca, Wojciech Jagielski aveva da poco imparato a parlare dal momento che allora aveva appena due anni. Eppure tra i due autori ci sono un’affinità stilistica e una continuità di spirito che è difficile pensare non abbiano condiviso mille viaggi e avventure. Ad animare entrambi non solo la militanza tra le file della leggendaria agenzia di stampa PAP ma anche reportage vissuti dagli angoli più sventurati del pianeta, teatri di guerra perlopiù, e raccontati con uno stile che non rinuncia alla prosa lavorata e persino a un certo lirismo quando l’occasione lo consente. Se di Kapuściński abbiamo la fortuna di poter leggere in italiano molto, se non quasi tutto, con Jagielski le fortune sono ancora ridotte a un paio di titoli, uno di questi è Vagabondi notturni.

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Closing the Gap. Digital divide and digital cultures in Poland: an introduction

In his seminal book Diffusion of Innovations (New York: Free Press, 2003), first published in 1962, Everett Rogers admits that “the structure of a social system can facilitate or impede the diffusion of innovations in the system”. This is especially true today, as new technologies, new thought paradigms and new models of communication are continuously disrupting and recasting our lives, whilst putting huge pressure on the underlying social structures. The penetration speed of innovation is thus a function of the amount of inertia such structures are inherently endowed with, even though it was the collapse of solid societies, as Bauman would call them, that first demanded for a global re-editing of traditional models.

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“Nawet nie wiesz, jak bardzo cię kocham” – sulla difficoltà dei sentimenti

Nawet nie wiesz, jak bardzo cię kocham (Nemmeno lo sai, quanto ti amo) è un film uscito nel 2016 per la regia di Paweł Łoziński – un volto abbastanza conosciuto del cinema polacco, fu assistente di Kieślowski e nel corso della sua carriera ha già ottenuto diversi premi – che mette in scena solo tre personaggi: una madre – Ewa (Ewa Szymczyk), una figlia – Hanna (Hanna Maciąg) e uno psicoterapeuta – interpretato qui da Bogdan de Barbaro, rinomato psichiatra, psicoterapeuta e direttore dell’istituto di terapia familiare presso la cattedra di psichiatria del Colegium Medicum dell’Università Jagiellonica.

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Zygmunt Bauman, Danni collaterali

Bauman Danni Collaterali

Così Zygmunt Bauman nell’Introduzione al suo Collateral Damage, uscito per Polity nel 2011 e dunque tra le ultime prove del sociologo della società liquida (il lettore italiano potrà consultare l’edizione Laterza, dal titolo Danni collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale, 2013). Una raccolta di saggi che non tratta delle vittime civili in operazioni di guerra, ma che dal linguaggio militare, in quanto espressione caratteristica del contemporaneo, mutua innanzitutto il suo titolo; così come la cruda indifferenza dei decision takers sullo scacchiere bellico serve a Bauman da metafora, e forse anche da epitome, per un nuovo Discorso sulla disuguaglianza sociale nel mondo globalizzato.

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Michał Kalecki, tra pragmatismo e rigore

Kalecki PoloniCult

«Retrospettivamente» scrive Katarzyna Chojnacka in un articolo apparso sul numero 29 (2007) degli Acta Scientifica Academiae Ostroviensis «si può affermare […] che gli economisti sono stati spesso interessati alla pianificazione strategica o alle forme di ricostruzione dell’economia del proprio Paese, nonché a comprendere i principi del sistema economico locale. Guidati dal desiderio di trovare nuove soluzioni [a problemi concreti], essi giungono sovente a brillanti conclusioni di carattere generale».
È una caratterizzazione perfetta della vita e dell’opera di Michał Kalecki. Nato nel 1899 a Łódź, allora parte dell’Impero Russo, Kalecki studia ingegneria civile a Varsavia, e si avvicina all’economia da autodidatta, stimolato dall’incontro con il pensiero di autori non ortodossi come l’ucraino Mikhail Tugan-Baranovsky e Rosa Luxemburg.

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Papusza – Estratto in italiano

Papusza italiano PoloniCult

«Mi tolsi il lutto perché era già passato un anno dalla sua morte». Morì in casa sua, sotto le coperte, la testa su un grande cuscino. C’era tutta la famiglia riunita da Gorzów, i Wajs e i Dębicki. Io tremavo, avevo le gambe congelate e quando la morte fu al suo capezzale io non ero con lui perché ero andata a bere un tè in cucina. Sentii urlare, mi precipitai e fu allora che la vidi seduta accanto al mio vecchio zingaro. Nessuno si accorse che era lì, solo io. Urlai disperata, per tutta la casa: «Salvatelo, dategli del latte!» Fu tutto inutile. Un soffio di vento gelido e Dyźko fu dell’altro mondo. Lo guardai in volto, avvizzito come terra asciugata dal sole, non aveva quasi più le labbra, la bocca era solo un buco spalancato, non sembrava neanche più una persona. Da quel giorno sono phivli, vedova, ed è tutta colpa di quella casa, nient’altro che questo. Dyźko era sopravvissuto a due guerre intere, più di una volta aveva dormito nei campi tra fango e muschio e non gli era mai successo niente. E invece gli è bastato stendersi su quel letto comodo per non rialzarsi più.

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PoloniCultori: Angelika Kuźniak – io e Papusza.

Kuźniak

Papusza è un personaggio che sfugge alle definizioni. Come potrebbe essere altrimenti con una poetessa polacca di etnia romani nata non si sa bene quando e non si sa bene dove e che, se non fosse stato per l’opera divulgativa di Jerzy Ficowski, sarebbe rimasta una perfetta sconosciuta? Eppure, o forse proprio per questo, Papusza è un personaggio che affascina e colpisce, una donna incolta e semplice, sofferente e profonda. Una donna che è stata raccontata in un film del 2013 firmato da Krzysztof Krauze e un anno prima anche da un libro perfettamente calibrato tra delicatezza e approfondimento uscito per Czarne e firmato da Angelika Kuźniak. Il titolo? Semplicemente e genuinamente, Papusza.

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Jan Tomaszewski – il pagliaccio che fece piangere Wembley

Jan Tomaszewski

Istanbul, 25 maggio 2005, allo stadio olimpico Ataturk si gioca la finale di Champions League tra Milan e Liverpool. Di fronte ai più di novantamila spettatori presenti allo stadio e ai milioni di fronte alle televisioni si consuma una delle partite più imprevedibili del calcio moderno: il Milan, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0, è convinto di avere già la coppa in tasca, ma il Liverpool ritorna dall’intervallo con una grinta inimmaginabile e annichilisce i rossoneri portando il punteggio sul pari in quindici minuti scarsi di gioco. Il resto della partita è ozioso, frutto della stanchezza dei britannici dopo quel folle quarto d’ora di intensità e dell’incapacità del Milan di reagire. Si va così ai supplementari, che passano senza lasciare traccia, e quindi si decide tutto ai rigori. Il Liverpool ci arriva con il cuore ruggente di una rimonta impensata, il Milan con lo sconforto di un’occasione sfuggita via, ed è in questo momento che esplode il genio folle di Jerzy Dudek.

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PoloniCult sotto l’albero – consigli per il Natale 2017

Puntuale come Babbo Natale il 25 dicembre, arriva l’articolo di PoloniCult sui consigli natalizi. È ormai una tradizione da queste parti e certamente non verremo meno quest’anno. Di lavoro ne è stato fatto parecchio, di libri ne sono stati letti molti (anche se la pila che attende sui nostri comodini è lunga il doppio) e fiumi di parole sono state scritti con cura. Anche quest’anno abbiamo cercato di portare a voi e sulla pagina una ben precisa selezione di testi secondo quelle che sono diventate le nostre linee editoriali. Oggi vi proponiamo un breve riassunto di quello che ci ha dato il 2017, un testo per categoria (più o meno) in modo da accontentare tutti i librofili. Ovviamente vi rimandiamo alla sezione Libri del sito per più titoli e per le recensioni.

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