Tish – a tavola insieme al festival di cucina ebraica

Partendo da questo asserto, talmente semplice e genuino da essere rivoluzionario, il Polin esce spesso e volentieri dalle sue mura per incontrare Varsavia e le sue comunità, con eventi che coinvolgono le persone su vari livelli, andando a toccare sfere che apparentemente non appartengono al campo di azione di un museo. Ne è consapevole Magdalena Maślak, dipendente del Polin, ideatrice e organizzatrice di Tish, un festival di cucina ebraica arrivato quest’anno alla sua terza edizione. «Non è una cosa così ovvia che un museo organizzi un festival culinario. – racconta – Il museo organizza in continuazione mostre, lezioni, conferenze, seminari, ma con Tish è diverso. Invitiamo i visitatori a sedersi a tavola con noi, a cucinare e mangiare insieme, e di fronte a questo tipo di esperienza si capisce subito il valore della storia degli ebrei polacchi e quanto in comune abbiano con la nostra tradizione».

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Adam Baruch, la Polonia a tempo di jazz

Adam Baruch PoloniCult

Parlare con Adam Baruch equivale a consultare una brillante enciclopedia vivente della musica jazz internazionale. Non a caso il suo sito personale, The Soundtrack of My Life, ospita quasi 6000 recensioni di dischi perlopiù jazz e di rock progressivo con un’ampia sezione dedicata anche alle incisioni di artisti italiani quali Banco del Mutuo Soccorso, Giorgio Gaslini, PFM ed Enrico Rava. «Grazie al mio lavoro, ho la possibilità di ascoltare quasi ogni disco di jazz pubblicato nel mondo» assicura e c’è da credergli visto una carriera di tutto rispetto e lunga mezzo secolo nel settore.

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Henryk Grynberg, Monolog polsko-żydowski

Monolog Polsko-Zydowski

Ma le violenze non esauriscono il dramma. Non lo esaurisce la stessa Shoah: i cui resoconti, certamente vitali per il dovere alla memoria di cui tutti gli uomini sono investiti, sono, paradossalmente, superflui. Il trauma, l’interrogativo, il confine tra prima e dopo congelato nell’incomprensibile è la svuotamento assoluto della Polonia dalla vita e dalla cultura ebraica. L’assenza, il vuoto, dove prima c’era un continuum inscindibile di identità ebraica ed identità polacca. Volutamente fraintendendo il senso di uno slogan che Kosinski fece circolare nel 1988 (“La Polonia è la nazione più spirituale d’Europa”), Henryk Grynberg usa la polisemia della parola duch per gridare che la Polonia è la nazione più popolata di fantasmi.

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Zuzanna Ginczanka, hanno ucciso la bellezza

Ginczanka

Non lasciare che la bellezza appassisca, la bellezza delle parole, questo è il motivo per cui esiste la poesia, ci aiuta a tramandare non i fatti ma le emozioni. Non tutte le parole e non tutte le emozioni meritano di essere affidate al continuo fluire del tempo a imperituro ricordo ma pochi, selezionati, se non addirittura rari casi meritano di essere salvati dall’oblio in cui noi, imperfetta umanità, a volte releghiamo la grazia e la poesia. Zuzanna Ginczanka, poetessa iniziata in età precoce all’arte delle parole, è stata tanto famosa nella sua epoca quanto troppo presto dimenticata. Nata a Kiev nel 1917 da una famiglia ebraica russofona scelse per motivi non del tutto noti di iscriversi a una scuola polacca mentre era ospite di parenti a Rivne attualmente Ucraina.

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