Il Cohen di Maciej Zembaty

Zembaty PoloniCult

Maciej Zembaty è un eroe. Non ha salvato vite sacrificando la propria come ha fatto Ludwika Wawrzyńska e non si è immolato per protesta come Jan Palach. Il suo è un eroismo minore, quello di Prometeo e forse anche un po’ quello di Sisifo: ha tradotto in polacco quasi tutte le canzoni di Leonard Cohen. Certo, anche in italiano esistono traduzioni, come Suzanne, Giovanna D’Arco e Nancy cantate da De Andrè o La famosa volpe azzurra interpretata da Ornella Vanoni, ma niente di ciò è paragonabile al lavoro di Zembaty, per costanza e proporzioni.

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Llach: dalla Catalogna in Polonia in direzione ostinata e contraria

Lluis Llach

 

Pare che David Bowie abbia avuto la sua prima epifania musicale vedendo la cugina scatenarsi al ritmo di Hound Dog. “Per un personaggio interessato alla persuasione delle masse,” ha scritto Luca Majer,  “la scoperta di simili possibilità da parte di una forma artistica così rudimentale e appena iniziata doveva rappresentare un irresistibile stimolo.”

Anche Jacek Kaczmarski deve aver avuto un’esperienza simile quando, agli inizi della sua carriera cantautoriale, ascoltò un disco di Lluis Llach, Barcelona gener de 1976. Si tratta di una di quelle registrazioni in cui la presenza e la passione del pubblico sono quasi tangibili. I cori e gli applausi devono aver colpito Kaczmarski, ma potrebbero anche avergli fatto scendere un brivido lungo la schiena: l’isteria della folla, la potenziale mostruosità delle masse. È da queste sensazioni contrastanti che sarebbe nato uno dei capolavori del bardo polacco, Mury. Ma andiamo con ordine.

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Gintrowski: Il panino con l’uomo.

Sulle pagine di PoloniCult si è già parlato diverse volte della musica polacca, quella leggera, il rock classico o la scena alternativa. Con quest’articolo vorrei invece avvicinarvi al genere del cantautorato. I suoi migliori anni sono paradossalmente stati quelli del comunismo, i testi di Kaczmarski venivano interpretati in chiave anti-regime, e per tanti la musica diventava un’occasione per esprimere il disperato desiderio di libertà. Basti ricordare la famosissima poesia Mury cantata dal trio e diventata il simbolo della lotta contro il regime. Recentemente quel tipo di musica è rimasto un po’ nell’ombra e il nome di artisti come Gintrowski non sempre viene riconosciuto dal grande pubblico.

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