Magda Szabó – La porta

Szabo

(Foto: The New Yorker)

La Porta di Magda Szabó è il romanzo protagonista della nuova incursione in Ungheria del treno di ESTensioni

di Lorenzo Berardi

L’Ungheria torna a fare capolino sulle colonne di PoloniCult con una delle opere più note di un’autrice magiara capace di riscuotere un notevole successo internazionale. ‘La porta’ (Az ajtó), edito da Einaudi per la traduzione di Bruno Ventavoli, è un romanzo pubblicato in madrepatria nell’87 e in Italia solo nel 2005. Un colpevole ritardo che non ha impedito all’opera di ottenere consensi di critica e pubblico, tanto che oggi è disponibile in ristampa anche nella collana Super ET dell’editore milanese. Interessante notare, invece, come la versione polacca del libro – tradotta da Krystyna Pisarka per i tipi di Bona – sia intitolata ‘Zamknięte drzwi‘, ossia ‘Porta chiusa’. Una scelta che tende a svelare quanto il titolo originale sceglie di sottintendere.

Un romanzo di due donne

Una storia, quella de ‘La porta’, incentrata sul rapporto fra la scrittrice a tempo pieno Magda – alter ego della Szabó stessa e narratrice in prima persona e la sua anziana domestica. Un rapporto cominciato in sordina e proseguito poi per vent’anni. Emerenc Szeredàs, tuttavia, è una domestica sui generis. Tanto per cominciare, è lei a decidere per chi lavorare, ribaltando così i ruoli canonici e applicando criteri severissimi alla scelta dei propri datori di lavoro. “Io non lavo i panni sporchi al primo che capita” afferma Emerenc per mettere da subito le cose in chiaro. Una questione di dignità, ma non solo.

La scrittrice e suo marito vengono quindi messi alla prova da Emerenc che li sceglie mostrando così di rispettarli, ma non ha alcuna intenzione di scendere a compromessi. Il mistero da cui è circondato il passato di questa coriacea donna di campagna affascina la scrittrice che ne ammira la coerenza, ma ne detesta anche la testardaggine. Emerenc, invece, sa quanto la sua pragmaticità unita all’innata capacità di gestire l’economia domestica sia indispensabile per la sbadata e imbranata letterata.

E su questo rapporto di odio e amore, di intesa e conflitto, di inaspettati slanci affettivi e altrettanto bruschi distacchi Szabó fra le due donne si sviluppa la trama del romanzo. A farle da sfondo, una Budapest appena accennata e sospesa nel tempo in cui gli indizi temporali sono ridotti all’essenziale. Una città quasi claustrofobica in cui il pettegolezzo viaggia di finestra in finestra e di cortile in cortile e la vita quotidiana di chi la abita sembra confinata al reticolo di strade del proprio quartiere. La scrittura di Szabó è descrittiva e talvolta compassionevole, ma sa anche essere spigolosa, angolare. A volte è difficile non detestare la narratrice che può apparire a tratti egoista, infantile o ficcanaso. Al tempo stesso, il personaggio sfuggente di Emerenc riesce spesso a spiazzare il lettore che è posto di fronte ad atteggiamenti non del tutto razionali o giustificabili.
Il rigido moralismo dell’anziana domestica confina nell’isolazionismo, mentre le sue convinzioni risultano spesso indecifrabili. Ad esempio, a un inatteso slancio emotivo di Emerenc può contrapporsi e in alcuni casi persino giustapporsi un’ostinata chiusura. In questo senso il simbolismo di quella famosa porta confine sacro e invalicabile fra vita privata e pubblica della domestica e sulla quale Magda si arrovella diviene un ulteriore enigma. Cosa si nasconde oltre quella soglia? E vale davvero rischiare di incrinare un rapporto per indagare?

Alla componente storica che emerge mano a mano che alcuni misteri si svelano (o perlomeno si intuiscono) si affianca l’aspetto religioso, un’altra tematica cara a Magda Szabó. Emerenc vive infatti in una sorta di ateismo polemico che è diretta conseguenza del suo passato. Tutti temi che il romanzo sa combinare con intelligenza procedendo con passo sicuro, ma riflessivo.

Al successo internazionale ottenuto da ‘La porta’ ha sicuramente contribuito anche l’omonimo film del 2012 girato da István Szabó, noto regista magiaro che condivide con la scrittrice uno dei cognomi più comuni in Ungheria senza essere suo parente. La presenza di un’attrice eccezionale come Helen Mirren nella parte di Emerenc è un valore aggiunto per la pellicola. Tuttavia, il sofisticato Queen’s English e l’inconfondibile presenza scenica della vincitrice di quattro premi Oscar sottraggono forse un po’ di autenticità alla misteriosa domestica dal travagliato passato.

Un’autrice coerente e divenuta un classico

Scomparsa dieci anni orsono, Szabó è stata una scrittrice prolifica che è passata dalla poesia degli esordi alla fiction senza trascurare il teatro, la saggistica e la letteratura per l’infanzia. A differenza di Sándor Márai e Agota Kristof che hanno abbandonato l’Ungheria per motivi politici e, in seguito, anche la lingua magiara per scrivere negli adottivi inglese e francese, Szabó è sempre rimasta in madrepatria. E questo nonostante le notevoli difficoltà insite nel lavoro culturale di chi faceva della scrittura una professione nell’Ungheria pre insurrezione del ’56. Ostacoli che tanto Magda Szabó quanto il marito – il letterato Tibor Szobotka, traduttore magiaro di Lewis Carroll, James Joyce e Agata Christie – furono costretti a fronteggiare.

Per lunghi anni infatti l’autrice nativa di Debrecen ha dovuto soffrire l’ostracismo delle autorità di Budapest. I suoi versi rivolti al passato e intrisi di senso morale e calvinismo si scontravano infatti con le necessità stilistiche imposte dal realismo socialista imperante in Ungheria. Il potente ministro della Cultura popolare József Révai bollò l’autrice come ‘borghese e intimista’ e ne bloccò  la pubblicazione. Un bando che terminò solo nel ’58. Non solo. Szabó venne anche costretta ad abbandonare il proprio posto al Ministero della Religione e dell’Educazione e finì a insegnare in una scuola elementare per sbarcare il lunario.

La riabilitazione della scrittrice in patria inizia soltanto negli anni ’60 e culmina con l’uscita di Abigél (‘Abigail’ nell’edizione italiana di Anfora, tradotta da Vera Gheno) in un periodo di relativa distensione politica. È questo il romanzo ancora oggi più celebre di Magda Szabó in Ungheria. Ammirata da Hermann Hesse e vincitrice dei maggiori premi letterari magiari, l’autrice è oggi uno dei grandi nomi della letteratura ungherese moderna al pari di Esterházy, Kertész, Kristof e Márai. Una generazione di maestri della scrittura e della vita culturale magiara accomunati dalla grande coerenza morale dimostrata in un difficile periodo di transizione per il Paese danubiano.

La vicenda raccontata nelle pagine de ‘La porta’ affonda le proprie radici in un passato a lungo ignorato e per un certo periodo persino negato in Ungheria. Uno dei meriti di Magda Szabó è stato quello di rivolgere il proprio sguardo all’indietro e di farlo in maniera analitica, senza eccedere in sentimentalismi. Così facendo, l’autrice ha contribuito a sdoganare alcuni temi ancora oggi discussi e più che mai necessari per la società ungherese ed europea.

 

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