Stramer – vita e sorti di una famiglia di ebrei polacchi

Stramer

Libro dell’anno secondo Magazyn Książki, papabile vincitore del Nike 2020. Parliamo di Stramer, il caso letterario dell’anno.

di Salvatore Greco

Nathan Stramer torna a Tarnów per amore. O perlomeno è quello che racconta a sé stesso. Di certo, appena rimette piede in Polonia è a una donna che pensa, la bella Rywka. E la sposa. Anche se è tornato dall’emigrazione con le pive nel sacco, è sempre all’America che pensa. Immagina business strampalati, impreca in inglese, nelle difficoltà della vita quotidiana nella provincia polacca ripensa al fratello Ben, che in America ci è rimasto. E nel frattempo mette su famiglia. La piccola casa in cui abita con Rywka nella parte più povera del quartiere ebraico di Tarnów si riempie di bambini: Rudek, Salek, Hesio, Rena, Wela, Nusek. Sono loro gli eroi involontari di questo grande romanzo di Mikołaj Łoziński, premiato come miglior libro del 2019 da Magazyn Książki. Sono loro gli Stramer.

I lettori italiani più attenti alle cose polacche sparse qua e là forse ricorderanno il cognome di Łoziński dal momento che i tipi di Atmosphere libri hanno pubblicato nel 2015 il suo romanzo d’esordio, Libro, nella traduzione di Laura Rescia. In quel primo romanzo, Łoziński stendeva le vicende di tre generazioni di una famiglia polacca di religione ebraica che parte da prima della guerra, passa per i sopravvissuti all’Olocausto e arriva fino al marzo ’68, ultima pagina nera del destino degli ebrei polacchi. Con Stramer, Łoziński resta negli stessi climi, fa un passo indietro nel tempo e uno avanti nella sua capacità letteraria, sfornando uno dei libri migliori degli ultimi anni.

Come accennato nell’introduzione, gli Stramer sono una famiglia di Tarnów, cittadina non lontana da Cracovia, sono ebrei e vivono all’inizio del Novecento. A uno scrittore modesto, o a uno sceneggiatore pigro, basterebbero questi ingredienti per confezionare una storia dal finale già scritto, l’ennesimo tassello confermativo nella narrazione collettiva dell’Olocausto. Łoziński invece si impunta e ai suoi Stramer concede una storia meravigliosa, lunga, fatta di momenti drammatici ma anche divertenti, di cui l’Olocausto è solo la tragica fine, voluta per loro dalla Storia alla quale l’autore si oppone finché può.

Tutto parte dal capostipite, Nathan Stramer, che da ragazzo era emigrato in America per raggiungere il fratello e che poi ha deciso di tornare a Tarnów per sposare Rywka. Nathan è un uomo buono e un personaggio al quale ci si affeziona, anche e soprattutto per la sua totale inabilità alla vita. Convinto che l’America gli abbia lasciato nel sangue il fiuto per il business, prova a mettersi in affari più di una volta e fallisce ogni volta clamorosamente. E chissà che in questa sua ostinazione a essere americano a Tarnów, mentre vive con la moglie e sei figli, tutti in un grosso stanzone, non ci sia il rammarico di una scelta sbagliata o l’ammissione di una vita che in America non sarebbe mai riuscito a fare decollare. Di certo in Polonia accanto ha Rywka, sposa devota, madre affettuosa, eterno punto di equilibrio di una famiglia che cerca di scapparle da ogni lato. Rywka è paziente, guarda in silenzio le cose accadere attorno a lei, governandole senza farsi notare, come un motore immobile. E poi i loro figli. Rudek, per esempio, prima mascalzone di strada che vende sigarette ai soldati asburgici, poi studente di lettere classiche, padre affettuoso, marito infedele, uomo che cade sempre in piedi. Oppure Salek ed Hesio, diversi nel carattere ma uniti nella causa che li porterà lontano, quella fede nel comunismo di cui diventano militanti nella speranza in un mondo nel quale non saranno più ebrei perché non ci saranno più distinzioni. E poi Rena, la più grande delle due figlie femmine, bella in un modo che turba persino i suoi fratelli, che la vedono crescere e farsi donna mentre condividono con lei la ragnatela di materassi in cui nella notte si trasforma la loro casa. Come un’eroina romantica, Rena si innamora di un uomo sposato, che la ricambia, ma che non ha il coraggio di lasciare la sua famiglia per lei. Così Rena gli sta accanto nel modo che può finché poi sceglie la libertà, con l’aiuto dei fratelli.

Tutti loro, tutti gli Stramer, vivono la loro vita lontano dal mondo che rimbomba, eccezion fatta per Salek che va a combattere da volontario nella guerra civile spagnola. Sulla loro casa di Tarnów la storia passa lontano, li sorvola ignari, lasciando solo qualche traccia di sé, permettendo loro di vivere, ottenere le loro conquiste, commettere i loro errori, senza l’ansia di un orologio che ticchetta inesorabile verso la fine. Questo è uno dei meriti maggiori del romanzo di Łoziński, la cura nel creare dei personaggi in un preciso contesto storico senza farli schiacciare dallo stesso.

Gli anni Trenta arrivano anche per gli Stramer, e con essi l’antisemitismo della destra polacca, la guerra, l’invasione nazista, la deportazione. L’evento tuttavia non ha il peso dell’ineluttabilità che altra letteratura dell’Olocausto porta con sé, Łoziński tiene fede a sé stesso e riesce a tenere per sé tutta la consapevolezza a posteriori sulle tragiche conseguenze di quegli anni per il popolo ebraico. Agli Stramer lascia gli strumenti che hanno, i loro dubbi, le loro paure, lasciandoli vivere fino all’ultima pagina per quello che sono e non per quello a cui la storia li ha destinati.

A sostegno di una storia così ben composta, c’è la lingua letteraria di Łoziński, matura e ferma, precisa nel dettare i passaggi di un romanzo corale e pieno di personaggi diversi, dai caratteri distinti, e ognuno portatore di una lingua diversa, espressione della sua visione del mondo. Non mancano l’ironia né il coraggio, due elementi senza i quali molti romanzi ambientati in questi anni restano mediocri diari di lacrime. Non manca neanche la capacità di costruire uno scenario largo che va dalla provincia polacca, alla Cracovia studentesca e cosmopolita, alla Spagna della guerra civile, all’Unione Sovietica sognata come idillio internazionale da Salek ed Hesio.

Con Stramer Mikołaj Łoziński ha compiuto un secondo, importante passo nella creazione di un universo letterario che domina già da veterano e che promette bene anche per il futuro. Un libro che, se e quando arriverà in Italia, conquisterà i lettori avvolgendoli con il calore di una saga familiare e la profondità di significato unica che ha una storia ebraica polacca nei primi decenni del Novecento. Come un Singer del XXI secolo.

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