Stare Dobre Małżeństwo l’anima folk della Polonia

Storia informale di un lungo amore bizzarramente coniugale

Circa due anni fa, mentre mi trovavo in un villaggio della splendida regione dei laghi in Varmia-Masuria, mi è capitata una situazione curiosa: stavo schiacciando delle patate lesse per preparare i famosi kluski e involontariamente ho iniziato a fischiettare un motivetto che quella mattina avevo sentito canticchiare a un signore dal fruttivendolo. Insomma, fischiettavo questo motivetto quando mi sono accorto che la signora “padrona” della cucina ha iniziato a seguirmi e dopo di lei, cantando a squarciagola, il bambino di undici anni circa che era appena entrato dalla porta. Mi sono chiesto cosa potesse voler dire che un bambino, un’anziana e uno straniero si ritrovassero distrattamente a cantare la stessa canzone, pensai che doveva avere un valore collettivo incredibile. La canzone si intitolava Jak (Come) ed è una delle più famose della storica band degli Stare Dobre Małżeństwo.

Come molte storie di musica anche quella degli Stare Dobre Małżeństwo nasce tra i banchi di scuola, sono gli anni ’80 quando il giovane Krzysztof Myszkowski e Andrzej Sidorowicz decidono di iniziare a suonare assieme, lo stile prescelto è quello più semplice possibile: voce e chitarra. Nel 1984 i due decidono di iscriversi al Festival Musicale Studentesco di Cracovia (che si tiene ogni anno e dura ancora oggi) e lì parte la loro vera e propria storia con un curioso evento che dà loro il nome. “Stare dobre małżeństwo” in polacco indica una vecchia coppia sposata e a definirli così è il presentatore della serata a cui avevano scelto di partecipare per dire che erano musicisti particolarmente affiatati e in sincronia proprio come una coppia di sposi navigati, da allora e fino a oggi il nome del progetto musicale è quello, unico e inconfondibile.

SDMDa lì iniziò a delinearsi la formazione storica del gruppo che pian piano inizia a farsi notare anche ad altri festival in giro per la Polonia e “arruola” tra gli altri un violinista (Marek Czerniawski) e una soprano (Alina Karolewicz), anche se arrivò l’addio del co-fondatore Andrzej Sidorowicz. Ormai definiti in un solido quintetto gli SDM iniziano a incidere: nel 1990 esce una vera e propria maxi-raccolta dei pezzi varie volte suonati negli anni in giro per la Polonia, si tratta di Sercopisanie (Scrittura a cuore) che comprende la già citata Jak e altre canzoni rimaste nell’immaginario popolare, molte sono rivisitazioni di poesie o testi scritti direttamente da importanti poeti contemporanei come Edward Stachura, autore di Jest już za późno, nie jest za późno (è troppo tardi, non è troppo tardi).

Lo stile del gruppo pian piano si consolida tra testi di altissimo lirismo, la voce inconfondibile di Krzysztof Myszkowski e la chitarra suonata in maniera semplice, senza fronzoli e proprio per questo calorosa nella sua riproducibilità (In Polonia si cantano e suonano tra amici le canzoni degli SDM come da noi si fa con i successi di Battisti).

Col passare degli anni il gruppo ravviva la sua longevità con l’arrivo o l’inevitabile addio di qualcuno dei membri (resta praticamente il solo Myszkowski a portare la bandiera della formazione primigenia) e decide di ampliare i propri generi avvicinandosi anche al blues con pezzi sicuramente più sincopati della tradizionale forma canzone ma che non perdono il calore nazionalpopolare degli esordi né tantomeno la vocazione lirica:

La collaborazione con il paroliere Adam Ziemianin continua negli anni a sfornare capolavori che rimangono sempre più impressi nell’immaginario popolare come la canzone dedicata ai Bieszczady, meraviglioso spicchio di natura incontaminata, si tratta di Bieszczadzkie anioły (Angeli dei Bieszczady) contenuta nell’omonimo album uscito nel 2000:

Oggi, a 13 anni da quell’opera, gli SDM sono ancora vispi e attuali come non mai, hanno sfornato quasi dieci dischi nel frattempo e l’indomito Myszkowski scrive ancora musica senza annoiarsi, l’ultima fatica è proprio dell’anno scorso Mówi mądrość (Dice la saggezza) ed è un disco per molti versi profondamente diverso da quelli che hanno reso gli SDM famosi anche perché il paroliere di oggi è il poeta Bogdan Loebl, scrittore specializzato in blues come dimostra uno dei singoli estratti dall’album:

Insomma, la malinconia ha preso forse in maniera definitiva il posto della solare vitalità dei primi SDM, ma il tepore evocato con le note non smette di emanare dai loro dischi e la comprensione veloce ed empatica di una vecchia coppia che si conosce a memoria continua tra la musica di Myszkowski e la Polonia tutta.

Salvatore Greco

 

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