Il ritratto di Stokowiec

Stokowiec PoloniCult

Il fine è parlare di un trainer che, a detta di molti, avrebbe le carte in regola per poter incidere anche lontano dalla Polonia. Si tratta di Piotr Stokowiec, classe 1972, nativo di Kielce, uno degli scopritori di Piątek, attualmente condottiero del Lechia Gdańsk, club che è riuscito poco tempo fa a portare alla vittoria della Puchar Polski dopo trentasei anni dall’ultima volta. In Ekstraklasa lui e la squadra hanno mollato la presa, abbandonando definitivamente la speranza di vincere il titolo dopo la sconfitta a Poznań di pochi giorni fa. Un peccato – era stato in testa alla classifica sin dalle prime giornate – ma che non macchia il suo percorso. Ai biało-zeloni ha fatto fare un salto di qualità e, a livello personale, ha proseguito il cammino iniziato nel 2012, quando prese in mano il Polonia Warszawa e lo portò al sesto posto nel massimo campionato prima che il club dichiarasse bancarotta. Preparato ai limiti del maniacale, severo ma giusto: queste, in soldoni, le sue principali caratteristiche, che fanno il paio con una proposta di calcio difensiva ma efficace.

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Raków Częstochowa – la forza della programmazione

Raków Częstochowa

A un piccolo club che taglia un grande traguardo vengono sempre associate parole come “favola” o “miracolo”. Sono definizioni forti, usate soprattutto per incuriosire il lettore e per portarlo ad approfondire la materia. A volte, bisogna essere onesti, la scelta è appropriata; altre volte lo è meno. Può infatti capitare che il successo sia figlio di una strategia e di una visione aziendale ben precisa, portata avanti con un piano pluriennale. È il caso del Raków Częstochowa, società dell’Alta Slesia, neopromossa in Ekstraklasa dopo 21 anni di assenza.

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Intervista con Marian Ostafiński, colonna del Ruch Chorzów

Ostafinski

  Intervista con Marian Ostafiński, difensore storico del Ruch Chorzów, per parlare di calcio, di Slesia e della generazione d’oro degli anni ’70-’80. – di Alberto Bertolotto, giornalista e scrittore, autore di A ritmo di Polska e Il mundial di Karol. – Kazimierz Deyna il più grande calciatore polacco di…

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Ernest Wilimowski – il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich

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Un po’ meno ombre politiche sullo sfondo e molto più spettacolo sul campo lo regala il match tra Brasile e Polonia, finito 6-5 e dominato da due grandi mattatori. Il Brasile del 1938 non è ancora il centro del calcio mondiale, ma ha dalla sua il talento puro di Leônidas, uno dei primi maestri della rovesciata. Autore di tre delle sei reti per la Seleçao, il diamante nero non è tuttavia il personaggio più in vista di quel pomeriggio, oscurato per un giorno da un ragazzotto allampanato dai capelli rossi e autore durante la stessa partita di ben quattro goal. È uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio polacco, ma con una macchia che lo ha privato della gloria dei campioni eterni, è il Pelè di Slesia che dopo la Polonia scelse il Reich, il suo nome è Ernest Wilimowski.

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A ritmo di Polska – storia della Polonia ai mondiali del ’74

A ritmo di Polska

 

Lo sport professionistico di oggi predica così tanto ai vari livelli la programmazione che storie di exploit di da contesti inaspettati diventano facilmente leggenda o, con un termine abusato da certa narrativa sportiva, “favola”. La storia della nazionale di calcio polacca ai mondiali del 1974, capace di eliminare l’Italia ai gironi e di battere il Brasile nella finalina per il terzo posto, sembra prestarsi a una lettura del genere. A cogliere la sfida del raccontare questa storia è stato Alberto Bertolotto, giornalista italiano grande appassionato di storie di calcio e curioso frequentatore della Polonia che nel 2017 ha dedicato alle vicende di Deyna, Tomaszewski e compagni il suo A ritmo di Polska edito dai tipi di Alba editore.

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Jan Tomaszewski – il pagliaccio che fece piangere Wembley

Jan Tomaszewski

Istanbul, 25 maggio 2005, allo stadio olimpico Ataturk si gioca la finale di Champions League tra Milan e Liverpool. Di fronte ai più di novantamila spettatori presenti allo stadio e ai milioni di fronte alle televisioni si consuma una delle partite più imprevedibili del calcio moderno: il Milan, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 3-0, è convinto di avere già la coppa in tasca, ma il Liverpool ritorna dall’intervallo con una grinta inimmaginabile e annichilisce i rossoneri portando il punteggio sul pari in quindici minuti scarsi di gioco. Il resto della partita è ozioso, frutto della stanchezza dei britannici dopo quel folle quarto d’ora di intensità e dell’incapacità del Milan di reagire. Si va così ai supplementari, che passano senza lasciare traccia, e quindi si decide tutto ai rigori. Il Liverpool ci arriva con il cuore ruggente di una rimonta impensata, il Milan con lo sconforto di un’occasione sfuggita via, ed è in questo momento che esplode il genio folle di Jerzy Dudek.

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Angulo, Paixao, Gytkjaer. Se i goal in Ekstraklasa non parlano polacco

Ekstraklasa

La chiara fama di Lewandowski sui palcoscenici europei e le buone prestazioni della nazionale di Nawałka negli ultimi tempi hanno gettato una nuova luce sul calcio polacco che continua, seppur molto lentamente, a crescere di popolarità, almeno per quanto riguarda i singoli interpreti. Ma tra società storiche che vanno in rovina e l’eloquente zero alla voce “numero di squadre polacche qualificate alla fase finale delle coppe europee” la stagione 2017/2018 sembra iniziata con il piede sbagliato per le squadre dell’Ekstraklasa, che dimostra ancora una volta di essere un campionato minore sul panorama continentale. Appare significativo che ad animare le prime otto giornate della massima serie quest’anno siano stati soprattutto tre calciatori stranieri, autori da soli di 20 delle finora 148 reti segnate in Ekstraklasa, calciatori arrivati in Polonia a volte dalla porta di servizio e come scelta secondaria rispetto a ben altre aspettative, ma capaci di infiammare il pubblico degli stadi, pronto cantare un po’ ipocritamente i loro nomi tra un coro nazionalista e uno islamofobo. Vediamo nel dettaglio chi sono Igor Angulo, Marco Paixao e Christian Gytkjaer.

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Amica Wronki – pallone e cucine dalla provincia in Europa

Lungo la strada che da Poznań porta a Stettino, dopo aver percorso una sessantina di chilometri, ci si imbatte nella cittadina di Wronki. Nessuno direbbe che questo centro di undicimila anime e poco più si distingua granché dal microcosmo dei sobborghi polacchi, ma Wronki non è un nome qualunque nella geografia locale. Qualcuno la ricorda per il suo penitenziario, il più grande di tutta la Polonia, qualcun altro perché sede di Amica, colosso degli elettrodomestici, ma quello che a noi più interessa oggi è la sua squadra di calcio, che dal 1992 al 2006 portò a Wronki cinque trofei nazionali e altrettante apparizioni in competizioni europee prima di venire smembrata e ingoiata da logiche più grandi. Quella squadra era l’Amica Wronki.

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