Sienkiewicz l’africano

Sienkiewicz africano

Alla scoperta della vena da viaggiatore e reporter del più grande romanziere polacco dell’Ottocento

di Lorenzo Berardi

Uno degli autori più noti della letteratura polacca, anche per chi ne è a digiuno o quasi, resta Henryk Sienkiewicz, celebre autore di grandi classici quali Quo vadis? e Il diluvio (Potop). Eppure pochi, vista l’attitudine del letterato a scrivere romanzi storici, sospetterebbero che il premio Nobel per la Letteratura del 1905 sia stato anche un intraprendente viaggiatore e un affermato reporter. Fra il 1876 e il 1878, quando era appena trentenne, trascorse due anni negli Stati Uniti scrivendo numerosi articoli da corrispondente per quotidiani e periodici come Gazeta Polska, Przegląd Tygodniowy e Przewodnik Naukowy i Literacki. Tornato in Europa, lo scrittore polacco visse a Londra e Parigi e visitò Italia, Spagna e Turchia. Non basta, perché Sienkiewicz si recò anche nel continente africano in un viaggio tutt’altro che scontato in quell’epoca per un affermato uomo di lettere di mezza età. Lo fece per spirito d’avventura, curiosità personale e per conoscere in prima persona distanti luoghi remoti dei quali intendeva scrivere. In quest’ultimo proponimento si nota la netta differenza con un quasi contemporaneo di Sienkiewicz, lo scrittore italiano Emilio Salgari, che non visitò mai quell’esotica Malesia nella quale ambientò i propri fortunati romanzi d’avventura.

Il giorno di Natale del 1890 l’autore polacco si imbarcò dal porto di Napoli su una nave colma di ufficiali colonialiSienkiewicz africano inglesi diretti in India. Una settimana dopo, a Capodanno, Sienkiewicz approdava al Cairo. Dopo una breve sosta nella grande e caotica città egiziana, decise di raggiungere la quiete dell’isola di Zanzibar, che soltanto due mesi prima era divenuta un protettorato britannico, a bordo di un battello a vapore. Il viaggio di Sienkiewicz proseguì poi nel continente africano a partire dalla cittadina di Bagamoyo, all’epoca sonnolenta capitale coloniale tedesca in Tanganyka, l’odierna Tanzania. Da questo avamposto l’intenzione dello scrittore era quella di cominciare un’impegnativa spedizione di 25 giorni nell’interno, accompagnato dal connazionale Jan Tyszkiewicz e da una decina fra guide e portatori locali. Questa parte del viaggio, tuttavia, non andò come previsto e durò appena dieci giorni, rivelatisi comunque sufficienti nel fornire allo scrittore note e osservazioni utili a delineare il suo futuro romanzo per l’infanzia Per deserti e foreste (W pustyni i w puszczy), pubblicato in Polonia nel 1912.

Polacchi fra Zanzibar e Tanzania

Una coincidenza interessante dei mesi africani di Sienkiewicz è che i suoi viaggi toccarono luoghi destinati a divenire importanti per molti suoi connazionali negli anni a venire. Fra il 1942 e il 1950 fu proprio l’odierna Tanzania, assieme a Kenya, Mozambico, Sudafrica, Uganda, Zambia e Zimbabwe, ad accogliere migliaia di profughi polacchi provenienti dalla Siberia e poi transitati dall’Iran. Il principale insediamento polacco nel Paese, Tengeru, sarebbe sorto a qualche centinaio di chilometri dalle località visitate dal futuro premio Nobel per la Letteratura.

Anche l’approdo di Sienkiewicz nella lussureggiante Zanzibar può essere idealmente ricollegato a uno dei migliori reportage del grande giornalista polacco Ryszard Kapuściński. Uno dei capitoli più appassionanti di Ebano (Heban) descrive infatti l’avventuroso arrivo del corrispondente polacco nella piccola isola al largo delle coste africane – e l’inatteso incontro con una connazionale – all’indomani del colpo di stato del 1964.

Durante la sua spedizione africana, inoltre, Sienkiewicz fu colpito dalla malaria, malattia endemica di quelle latitudini, che lo costrinse a interrompere anzitempo le proprie esplorazioni e a rientrare precipitosamente in Europa. All’epoca non si era ancora a conoscenza di come il virus si trasmettesse attraverso la puntura delle zanzare e i viaggiatori di passaggio in Africa ne erano particolarmente vulnerabili. Tanto è vero che alcuni degli europei che Sienkiewicz conobbe nel suo primo approdo a Zanzibar perirono poco dopo. Anni più tardi, la malaria afflisse anche lo stesso Kapuściński, il viaggiatore-ciclista polacco Kazimierz Nowak (di cui abbiamo raccontato le vicende qui) e non risparmiò neppure centinaia di profughi polacchi nei campi d’accoglienza disseminati lungo la costa orientale africana.

Cosa resta dell’Africa di Sienkiewicz

Sienkiewicz africanoDell’esperienza africana di Sienkiewicz si può leggere in polacco nelle sue Listy z Afryki (Lettere dall’Africa) pubblicate in patria a puntate e poi in un unico volume nel 1893, ma purtroppo non ancora disponibili in italiano. Va aggiunto poi il già citato romanzo Per deserti e foreste che richiese una lunga gestazione venendo pubblicato 21 anni dopo il ritorno dell’autore dall’Africa, ma è ambientato proprio tra il 1891 e il 1893 nel periodo quindi della sua visita al continente. Questo testo resta ancora oggi un grande classico per l’infanzia in Polonia, al punto che è facile trovarne copie persino in uffici postali e supermercati. È stato pubblicato anche in varie edizioni italiane fra gli anni ’50 e ’80, talvolta con lievi variazioni di titolo. Mancano ristampe recenti, ma il romanzo è oggi facilmente reperibile on line oppure, con un po’ di fortuna, nei mercatini d’antiquariato.

Restano, infine, una manciata di dagherrotipi in tinte ocra dell’autore vestito in un’improbabile – ma all’epoca obbligatoria per i viaggiatori occidentali in Africa – tenuta da safari con tanto di moschetto e casco coloniale. Di certo oggi è bizzarro associare questo gigante della letteratura polacca al continente africano, eppure quel viaggio ebbe una profonda influenza su Henryk Sienkiewicz. Erano anni in cui l’Africa era ancora vista dagli europei come un continente misterioso nelle cui profondità addentrarsi affascinati e spaventati come mirabilmente descritto da un altro scrittore d’origine polacca, Józef Korzeniowski – meglio noto come Joseph Conrad – in Cuore di tenebra, non a caso pubblicato nel 1899. Essere colpito dalla malaria – e sopravvivervi fortunosamente – insegnò all’autore di Quo vadis? a provare un rinnovato rispetto per luoghi e climi al tempo stesso affascinanti e insidiosi. Ed è interessante notare come negli anni a venire molti altri viaggiatori e uomini di lettere polacchi, quali Kapuściński, Nowak e Arkady Fiedler non seppero resistere al richiamo esercitato dell’Africa. Una primo sentiero letterario fra deserti, savane e foreste era stato battuto: non restava che incamminarvisi e raccontarlo per scoprire dove avrebbe condotto.

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