Pustki, pop di qualità dai sobborghi di Varsavia.

Pustki

Con uno degli album migliori del 2014, i Pustki dimostrano di essere una delle punte più brillanti del pop polacco contemporaneo.

di Salvatore Greco

Nelle migliori mitopoiesi del rock tutto nasce da un garage, una cantina, un tugurio qualsiasi dove un gruppo di ragazzi inizia a fare musica. E in un magazzino del genere nei dintorni di Klembów, oscuro agglomerato urbano di poco fuori dal perimetro dell’hinterland varsaviano, nel 1999 iniziava la sua avventura uno dei gruppi pop/alternative-rock più interessante della scena polacca contemporanea, i Pustki.

Quel senso di “appartenenza” alla cultura del rock nato con mezzi arrangiati e in spazi improvvisati è tale da segnare i Pustki anche nel nome. La parola “Pustki” infatti è un’espressione gergale tipica della regione della Masovia (ma non solo) per indicare quel tipo di strutture piccole, buie e decisamente sub-urbane

Nati, come detto nel 1999, i Pustki hanno una storia lunga e complessa alle spalle fatta di successi di pubblico e critica in particolare con l’album Koniec Kryzysu che valse loro, tra le altre cose, una nomination al prestigioso premio Paszport della rivista Polityka e anche con il successivo Kalambury, caratterizzato dalla scelta (coraggiosa ma in Polonia spesso apprezzata) di mettere in musica vari testi di poeti del Novecento polacco tra cui Julian Tuwim.
Come spesso accade, la band ha vissuto radicali cambi di formazione che hanno reso la produzione dei Pustki molto eclettica e anche pronta alle novità. Della line-up originaria del 1999 è rimasto il solo Radek Łukasiewicz accompagnato dalla chanteuse e polistrumentista Barbara Wrońska e dal batterista Grzegorz Śluz.

La svolta vera nella musica dei Pustki però è arrivata di recente con la pubblicazione dell’album Safari prodotto in collaborazione con il geniale ingegnere del suono Bartosz Dziedzic.

Un’ottima vena di registrazione si percepisce già dal brano che apre il disco e che abbiamo proposto nel video poche righe sopra. La voce vivace e potente di Barbara Wrońska si adagia su un tappeto sonoro ben arrangiato, ben ideato e soprattutto egregiamente costruito con i vari strumenti che si combinano con sapienza dando vivacità ulteriore al brano di per sé già molto veloce. Succede lo stesso con Wyjeżdżam! dove il basso soffuso e i suoni acuti dei vari strumenti creano atmosfere a metà tra il funky e le tastierine Casio, comunque molto piacevoli all’ascolto e ballabili, all’occasione.

Si cambia un po’ registro con Tyle z życia dove un organo sintetizzato accompagna con ritmi più sincopati un brano quasi jazzistico nella sua idea iniziale e che poi cresce con i vocalizzi della Wrońska sapientemente rimbombati che sono alla base anche di Rudy łysek, nel complesso un pezzo un po’ meno riuscito ma sempre gradevole nel test.

Molto bello il ritmo coinvolgente di Pokój dove la voce pulitissima della Wrońska assieme al pianoforte suonato dalla stessa si fondono in un pezzo che gioca con  l’elettronica e mantiene un pop di alto profilo che ammicca a The Dumplings come ai Sonic Youth, a PJ Harvey come a David Bowie.

Sul finale dell’album i Pustki ci regalano un’inaspettata ballata accompagnata dalla chitarra acustica e dal titolo caloroso e un po’ folk di miłość i papierosy (amore e sigarette) e poi una chiusura altrettanto a sorpresa con un brano molto ricco di fase strumentale in un modo che ricorda un po’ i Beirut dei tempi migliori.

Nel complesso Safari è un album gioviale i cui brani giocano con leggerezza e abbondano i giochi di parole, scritti come sono con intelligenza e un certo savoir faire. Non ci si aspetti dai Pustki un ascolto capace di dire qualcosa sulla Polonia di oggi, al massimo dicono qualcosa del pop polacco di oggi che non rinuncia alla qualità e all’identità per accodarsi al mercato mainstream ma anzi la eleva il più possibile. L’ascolto migliore di questa band forse è quello fatto pensandoli vicini ai nostri Petra Magoni e Ferruccio Spinetti con un abile mixer al posto del contrabbasso, ma con lo stesso spirito brillante e capacità di far risuonare note gradevoli.

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