PoloniCultori – Intervista a Kamil Bałuk

Kamil Bałuk PoloniCult

Sulle colonne di PoloniCult abbiamo parlato di recente di Wszystkie dzieci Louisa, reportage dedicato alla storia incredibile di un donatore di sperma che negli anni Ottanta nei Paesi Bassi ha contribuito a concepire più di duecento bambini che oggi sono giovani adulti alla complessa ricerca di identità. Non c’è una briciola di sensazionalismo nel modo in cui il giovane autore Kamil Bałuk (qui il suo sito ufficiale) affronta la storia, ma anzi una grande attenzione nei confronti delle vicende umane di tutti i protagonisti e una grande capacità nell’utilizzare gli strumenti del reportage. Per approfondire meglio la cosa ho deciso di parlarne con lui. Lo incontro un pomeriggio di ottobre davanti a una tazza di caffè da Wrzenie świata, locale varsaviano “colonia” degli autori dell’Instytut Reportażu che d’altronde ha sede al piano di sopra.

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Gajto Gazdanov, un esule russo nel demi-monde di Parigi

Gazdanov

In questo romanzo carico di elementi autobiografici, Gazdanov prende per mano il lettore e lo conduce nel  profondo demi-monde parigino, a conoscere personaggi ai margini della società che volteggiano nel buio tra café notturni, music-hall e case chiuse, tra boulevard rispettabili e vicoli al limite del degrado. Personaggi  straordinari colti nel loro affanno quotidiano, di cui Gazdanov ci narra le storie, ora con distacco e disprezzo, ora con sincera empatia: prossineti, donne che fanno la vita, viziosi membri della bourgeoisie francese, clochards, vecchi rivoluzionari russi, ex-generali colti e rispettabili costretti a fare i tassisti o gli operai per sopravvivere.

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Żeby nie było śladów – Il racconto di una storia sbagliata

Zeby nie bylo sladow

In un giorno di maggio un diciannovenne decide di fare un giro in centro con un gruppo di amici per festeggiare la fine degli esami di maturità. Ritenuto troppo rumoroso e trovato senza documenti, viene fermato dalla polizia, condotto in commissariato per l’interrogatorio. Alle domande si alternano calci, pugni e manganellate. Il ragazzo, congedato, finisce velocemente in ospedale dove muore due giorni dopo. Nei giorni, mesi, anni successivi il dolore della famiglia e la volontà di giustizia di chi gli sta attorno si scontrano con la rete di omertà e autodifesa dei corpi di polizia e di chi li gestisce.

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Pokot – ode pagana a un’altra Polonia

Pokot Cover PoloniCult

«Pokot mette in scena una narrazione anticattolica e antipolacca e non dovrebbe rappresentare la Polonia a prestigiosi festival cinematografici internazionali, fra questi il Premio dell’American Film Academy del 2018». Questo il titolo di una petizione formale inviata da associazioni di stampo cattolico e patriottico al ministro della cultura Piotr Gliński dopo che l’Istituto Cinematografico Polacco (PISF) ha annunciato la scelta proprio del film di Agnieszka Holland come candidato agli Oscar 2018. La risposta immediata del PISF è stata altrettanto netta: «Pokot è e resta il candidato polacco agli Oscar per quest’anno, il suo ritiro non è in discussione». Il film d’altronde è attualmente in programmazione negli Stati Uniti (con il titolo ben meno evocativo di “Spoor”) dove sta raccogliendo buon successo di pubblico e di critica anche sulle colonne dell’Hollywood Reporter.

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Henryk Grynberg, Monolog polsko-żydowski

Monolog Polsko-Zydowski

Ma le violenze non esauriscono il dramma. Non lo esaurisce la stessa Shoah: i cui resoconti, certamente vitali per il dovere alla memoria di cui tutti gli uomini sono investiti, sono, paradossalmente, superflui. Il trauma, l’interrogativo, il confine tra prima e dopo congelato nell’incomprensibile è la svuotamento assoluto della Polonia dalla vita e dalla cultura ebraica. L’assenza, il vuoto, dove prima c’era un continuum inscindibile di identità ebraica ed identità polacca. Volutamente fraintendendo il senso di uno slogan che Kosinski fece circolare nel 1988 (“La Polonia è la nazione più spirituale d’Europa”), Henryk Grynberg usa la polisemia della parola duch per gridare che la Polonia è la nazione più popolata di fantasmi.

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Abram Cytryn – Storie di fame dall’inferno

Racconti dal ghetto di Lodz

Più volte ci siamo occupati di Shoah, di memoria e di testimonianze. Ci torniamo ancora anche oggi per presentare un testo particolare che ci arriva dalla penna e dalle sofferenze di un adolescente che nella sua vita avrebbe voluto fare lo scrittore, ma la cui esistenza è stata presa e spezzata da un’ideologia nera che avviluppa e sottrae. La notizia bella, è che nonostante le vittime mietute, alcuni germogli sono riusciti non solo a sbocciare, ma anche a crescere e oggi Abram Cytryn può essere considerato scrittore a tutti gli effetti.

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Wszystkie dzieci Louisa – figli della stessa rabbia

Formato alla professionalità di un genere dai toni molto definiti ma anche capace di porre l’accento sul carattere letterario (in senso estetico) dell’opera, anche nella scelta dei temi Bałuk ha puntato a sparigliare le carte rispetto ai canoni classici del reportage. Innanzitutto l’ambientazione, quella dei civilissimi (e quindi apparentemente noiosissimi) Paesi Bassi, così lontani nello spirito dall’esotismo africano ma anche dall’eterno dibattito sulle sorti dei Paesi ex-socialisti; e poi la vicenda stessa di Wszystkie dzieci Louisa, che non tocca i piani distanti di grandi e irrisolti questioni storico-politiche ma pone il focus su storie umane, personali, di interesse e respiro più grande, ma comunque legate al destino di uomini con nome, cognome e una propria vita. E sono proprio le vite di quei figli di Louis che Bałuk racconta, prendendoli per mano e accompagnandoli nella ricomposizione di un’esistenza spezzata che unisce tutti loro, gente diversa per origini, vocazioni e tutto, uniti però dal dna, essendo tutti figli nati da un donatore di sperma, dallo stesso donatore per tutti loro, quello che oggi chiameremo Louis.

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Nowa Huta – I, too, am Cracow

Nowa Huta Oggi

La settimana scorsa Roberto alla fine del suo articolo scriveva “Non c’è presente senza cura del passato e delle sue tracce” e questa sua frase mi ha fatto venire in mente una cosa che scrissi io in un saggio di sociologia in cui descrivevo due tipologie di villaggi operai, Nowa Huta e Crespi d’Adda. Proprio in conclusione del saggio mi riferivo all’umanità che abita Nowa Huta come “persone che vivono confrontandosi continuamente con il passato ma guardando avanti”. E oggi cercherò di dimostrarlo.

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Intervista ad Alice Milani, autrice di Marie Curie

Marie Curie Alice Milani

Intervista ad Alice Milani in occasione dell’uscita della sua graphic novel Marie Curie uscita per BeccoGiallo – di Lorenzo Berardi – Due anni fa avevamo intervistato la fumettista Alice Milani su queste colonne in occasione della pubblicazione di “Wisława Szymborska, si dà il caso che io sia qui”, la sua…

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Il ritorno dei Wild Books tra innovazione e impegno

Gli aficionados della musica di PoloniCult probabilmente si ricorderanno dei Wild Books, band varsaviana con all’attivo un ep omonimo dal frizzante eclettismo e dal variegato citazionismo a mano libera. Oggi al duetto formato dai sempre privi di cognome Karol e Grzegorz si è aggiunto un bassista, Duszan, e i Wild Books hanno prodotto il loro secondo album -sempre per Instant Classic- dal non troppo ricercato nome di 2. Lo abbiamo ascoltato e per l’occasione abbiamo anche contattato Karol, batterista e co-fondatore della band.

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