Sotto il sole – Julia Fiedorczuk #1

Quando riprese conoscenza, la luce porpora illuminava la stanza attraverso le finestre dischiuse. Capì subito che era sera, più che mattina, e che fuori cominciava ad annuvolarsi. Se ne rese conto prima ancora di ricordarsi dove fosse, come si chiamasse, quanti anni avesse. La luce obliqua rinfocolò le ceneri di una vita che ancora resisteva nei meandri del suo vecchio corpo, anche se la vita, la vita stessa, non era proprietà di nessuno e non possedeva alcuna età, proprio come l’acqua di un fiume che scorre sempre, e sempre arriva al mare. “Amo la tenue luce nell’alto del cielo”, questa frase riaffiorò dal flusso dei ricordi; poi, ancora: “E i vostri fiori senza nome”, “i vostri fiori”. “Quali fiori?” Forse l’aveva detto a voce alta, poiché la donna, eccola sbucare dalla penombra violacea, aggrottò lo sguardo. Era vestita di bianco, aveva le sopracciglia scure, grosse, marcate e i capelli castani, striati di grigio, pettinati morbidamente all’indietro. Lui si disse che lì dov’era in quel momento, con quella luce inquietante, doveva essere una stanza d’ospedale; che quel letto, circondato di macchinari a cui lui stesso era allacciato, come una pianta è attaccata al terreno con le radici, era il suo ultimo alloggio.

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Canzone del cuor di serpente – Radek Rak #1

Gli alberi si diradano, tra i rami spicca l’azzurro della notte. Il carro arranca per la strada in discesa, verso la campagna. Il sole è sparito già da molto oltre le montagne, ma splende ancora come fosse sottoterra, perché il suo bagliore filtrato lumeggia ancora il mondo, la paglia dei tetti e la chiesa.

Vecchio Topo e Kuba superano i fossi e i salici che li costeggiano. Sono dodici salici e Vecchio Topo dice che si tratta dei dodici apostoli del buon Gesù, e l’ultimo, quello secco e sforacchiato dai vermi, è Giuda Iscariota. Vecchio Topo racconta molte cose e Kuba non sempre crede a tutto.

Prima della discesa dell’arrivo, Kuba si tira in piedi sul carro. Si sforza di origliare, ma dal bosco non arriva nessuna voce. Solo i grilli cantano nell’erba.

 

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Il Lech ha fatto scuola – viaggio nella cantera del calcio polacco

 

Specialmente in Italia ma anche in Germania, i giocatori polacchi, in particolari i più giovani, sono diventati molto richiesti negli ultimi cinque anni. Al di là delle qualità intrinseche degli stessi calciatori, che vanno dalla grande forza fisica all’ottima disponibilità al lavoro, il motivo per cui sono ricercati va anche trovato nell’ottimo lavoro svolto da parte delle società di origine, frutto di una politica che nell’ultimo decennio ha visto puntare i club in maniera decisa sul vivaio. In questo senso si può dire che il precursore sia stato il Lech Poznań.

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I 10 under 21 polacchi da seguire

under 21 polacchi

Viaggio nei vivai del calcio della Vistola, a caccia dei 10 under 21 polacchi che vedremo presto nel pallone che conta. di Alberto Bertolotto – Grande cultura del lavoro, disponibilità ad ascoltare e ad essere plasmato tatticamente, poche chiacchiere, eccellente fisicità. Il giovane calciatore polacco è questo. E fa gola…

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Libri polacchi sotto l’albero – consigli per il Natale 2020

Dicembre fa rima con bilanci, normalmente. Quest’anno, invece, i conti abbiamo iniziato a farli a fine febbraio. Nonostante tutto quello che è successo intorno a noi, sia vicino che lontano, nonostante le chiusure di teatri, cinema, musei, librerie e biblioteche, nonostante la fatica e le fatiche, l’editoria non si è arrestata ed è per questo che ci troviamo qui, come sempre, al nostro appuntamento annuale con i titoli sotto l’albero. Di seguito troverete – ma ormai lo sapete – una serie di suggestioni regalo per il Natale 2020 o semplici future letture. Prima di iniziare, vi ricordiamo che sul sito trovate tantissime altre idee.

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#LibriCheAspettiamo – Pod Słońcem – Julia Fiedorczuk

Julia Fiedorczuk

 

Due villaggi gemelli, separati da un fiume. Uno abitato da gente che parla polacco, prega Dio al modo dei cattolici, e si fa il segno della croce da sinistra a destra. Nel secondo vivono invece uomini e donne che preferiscono parlare nel loro dialetto cantilenato, che a orecchie straniere suona quasi russo, e il segno della croce se lo fanno da destra a sinistra perché a Dio sono arrivati per la via ortodossa. Una ragazza del primo villaggio, Miłka, incontra un ragazzo dell’altro, Misza, e inizia una grande storia d’amore. Sembra una storia molto bella, ma già letta cento volte. Sul primo punto non c’è nulla da obiettare, è una storia bellissima, sul secondo c’è da obiettare tutto, perché un romanzo come Pod słońcem di Julia Fiedorczuk ancora non si era mai visto.

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#LibriCheAspettiamo – Wit Szostak – Cudze słowa

Cudze slowa

Wit Szostak non esiste. Mi chiedo se l’uomo che porta il suo volto si girerebbe se qualcuno per la strada lo chiamasse così. Di sicuro non lo chiamerà mai così nessuno in un ufficio pubblico, nessun ente previdenziale gli manderà mai un estratto conto a quel nome. Perché Wit Szostak è una creazione letteraria con cui l’autore firma le sue creazioni letterarie. Un nome d’arte, un’identità diversa, separata da quella dell’uomo che tutti i giorni prepara la colazione ai suoi figli, prende il tram e insegna filosofia all’università. Faccio questa premessa perché, nel suo ultimo romanzo, tutta l’attenzione di Szostak è intorno a ciò che le parole degli altri dicono di noi. Se la realtà di ciò che siamo è l’insieme di ciò che gli altri osservano di noi, allora cosa non siamo se parole altrui? O, per dirla con il titolo originale del romanzo, cudze słowa?

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#LibriCheAspettiamo – Dorota Kotas – Pustostany

Pustostany-cover

 

Varsavia è una città cannibalizzata dal suo stesso ruolo. Capitale amministrativa, economica e finanziaria di un Paese in crescita, mastica ambizione, ingoia aspettative, digerisce frustrazione. E la letteratura che ha Varsavia sullo sfondo, la quasi totalità dei romanzi polacchi contemporanei, riflette questa cosa. Un mondo laccato di caffetterie alla moda, appartamenti moderni, ristoranti sofisticati e successo, successo che traspira da ogni poro. Il ritratto di questa borghesia, realizzata o ambita, nasconde sotto le sue pieghe un’altra Varsavia, che non trova molto spazio sulle copertine. Come il gemello cattivo di Bart che in una celebre puntata dei Simpson la famiglia tiene nascosto in soffitta nutrendolo di teste di pesce. Su questa Varsavia nutrita di (metaforiche) teste di pesce, ha preso la parola un’autrice fino a ieri completamente sconosciuta, Dorota Kotas. Ha scritto un libro, l’ha chiamato Pustostany e l’ha riempito di tante cose che Varsavia non racconta, o non ama raccontare, di sé.

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#LibriCheAspettiamo – Szczepan Twardoch – Pokora

Pokora

Szczepan Twardoch in Polonia è ormai un personaggio pubblico. Il successo in patria del suo attuale best-seller Król (recentemente uscito in Italia come Il re di Varsavia) lo ha trasformato in una stella letteraria da copertina. Meritatamente, s’intende. Senza mai fare (troppe) concessioni al gusto corrente, ma seguendo la sua idea di letteratura, si è lanciato nel mondo in cui le copie vendute si contano con cinque zeri e i produttori televisivi e cinematografici bussano alla porta per proporre riduzioni.

Non stupisce dunque che il suo ultimo romanzo, Pokora, fosse già tra i più venduti della settimana quando era ancora solo in prevendita. Atteso con l’hype che di solito si riserva agli Stephen King e autori di quella lega.

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