Benvenuti a Meekhan – l’onda fantasy che viene dalla Polonia

Impero. Quante immagini, quanti simboli questa parola è in grado di evocare nella mente di ognuno. Un concetto di fronte alla cui ampiezza persino il vocabolario Treccani, sinonimo quasi religioso di esattezza, sembra vacillare. Cito: 1. letter. In senso ampio, potere assoluto, autorità piena, incontrastata. Tutto vero, ma sufficiente? L’impero è il sinonimo di una grandezza impossibile da abbracciare a occhio nudo, di un’ambizione di grandezza che -come pochissime altre cose umane- ha valicato le generazioni, le epoche, le trasformazioni tecnologiche e i cambi di paradigma filosofico. È una provocazione, o forse no, dire che poche cose al mondo ritraggono l’umano come la sua tendenza a voler creare (o distruggere) un impero. E forse è per questo che Robert Wegner ha deciso di scrivere la sua maestosa saga attorno a un impero. Non uno di quelli esistiti, ma uno da lui inventato di sana pianta, l’impero Meekhan.

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Il ritratto di Stokowiec

Stokowiec PoloniCult

Il fine è parlare di un trainer che, a detta di molti, avrebbe le carte in regola per poter incidere anche lontano dalla Polonia. Si tratta di Piotr Stokowiec, classe 1972, nativo di Kielce, uno degli scopritori di Piątek, attualmente condottiero del Lechia Gdańsk, club che è riuscito poco tempo fa a portare alla vittoria della Puchar Polski dopo trentasei anni dall’ultima volta. In Ekstraklasa lui e la squadra hanno mollato la presa, abbandonando definitivamente la speranza di vincere il titolo dopo la sconfitta a Poznań di pochi giorni fa. Un peccato – era stato in testa alla classifica sin dalle prime giornate – ma che non macchia il suo percorso. Ai biało-zeloni ha fatto fare un salto di qualità e, a livello personale, ha proseguito il cammino iniziato nel 2012, quando prese in mano il Polonia Warszawa e lo portò al sesto posto nel massimo campionato prima che il club dichiarasse bancarotta. Preparato ai limiti del maniacale, severo ma giusto: queste, in soldoni, le sue principali caratteristiche, che fanno il paio con una proposta di calcio difensiva ma efficace.

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Uomini renna – Mariusz Wilk sulle tracce dei Sami

Wilk

Sulle pagine di PoloniCult il reportage ha da sempre un ruolo dominante. Lo ha perché quello che si raccoglie attorno alla definizione di literatura faktu è un mondo amatissimo dai lettori polacchi, fatto di sfumature scrittorie che raccolgono spunti tipici della letteratura di viaggio, del giornalismo d’inchiesta oltre a molti altri stimoli accomunati dalla definizione di non-fiction.

Ultimamente il termometro del genere, fatto di misurazioni rigorose come le vendite e la critica ma anche di misurazioni più alla buona fatte osservando quello che la gente legge sul tram, pare promuovere un tipo di reportage più puramente giornalistico, in cui l’autore quasi si vergogna di apparire o forse è semplicemente chiamato a nascondersi dietro le quinte della storia che racconta. Tuttavia, senza scomodare necessariamente Ryszard Kapuściński, il grande fascino di questa corrente letteraria passa anche da autori che hanno deciso di essere voce e portavoce delle proprie storie, di raccontarle dall’interno guadagnando in intensità narrativa e fascino della testimonianza quello che potrebbero aver perso in rigorosità.

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Raków Częstochowa – la forza della programmazione

Raków Częstochowa

A un piccolo club che taglia un grande traguardo vengono sempre associate parole come “favola” o “miracolo”. Sono definizioni forti, usate soprattutto per incuriosire il lettore e per portarlo ad approfondire la materia. A volte, bisogna essere onesti, la scelta è appropriata; altre volte lo è meno. Può infatti capitare che il successo sia figlio di una strategia e di una visione aziendale ben precisa, portata avanti con un piano pluriennale. È il caso del Raków Częstochowa, società dell’Alta Slesia, neopromossa in Ekstraklasa dopo 21 anni di assenza.

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Intervista con Marian Ostafiński, colonna del Ruch Chorzów

Ostafinski

  Intervista con Marian Ostafiński, difensore storico del Ruch Chorzów, per parlare di calcio, di Slesia e della generazione d’oro degli anni ’70-’80. – di Alberto Bertolotto, giornalista e scrittore, autore di A ritmo di Polska e Il mundial di Karol. – Kazimierz Deyna il più grande calciatore polacco di…

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Ancora un giorno – Another day of life. Kapuściński al cinema

Another day of life PoloniCult

Angola. Oggi pochi saprebbero trovarlo su una mappa senza esitare, eppure eccolo lì, sulla costa atlantica dell’Africa meridionale, uno dei Paesi con la storia più complessa del tramonto della stagione del colonialismo. A metà degli anni Settanta, quando più o meno tutti i coloni portoghesi avevano già lasciato il Paese, capire quale sarebbero state le sue sorti non è stato facile. Per motivi interni, legati a partiti rivali, ed esterni, legati all’ennesimo capitolo di un’estenuante partita a scacchi tra Comintern e forze atlantiche lontano dai propri confini. Come il Vietnam, Cuba, l’Afghanistan, anche l’Angola ha visto gli occhi del mondo su di sé per ragioni distanti e ha visto la propria terra solcata da inviati da tutto il mondo. Uno di loro lo conosciamo bene, era Ryszard Kapuściński. Kapuściński all’Angola ha dedicato uno dei suoi libri più belli e intensi, uno di quelli dove l’urgenza del raccontare e l’esigenza di essere partecipe della storia si confondono dando vita a un racconto di grande passione e impeccabile giornalismo. Il titolo della versione italiana, Ancora un giorno, uscito per Feltrinelli e recentemente ripubblicato, è anche il titolo di un film a tecnica mista girato da Raùl de la Fuente e Damian Nenow, film in arrivo in Italia ad aprile grazie alla distribuzione di I wonder pictures.

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Victory Park, terra di tutti e di nessuno.

Victory Park

Così si apre Victory Park, il nuovo romanzo di Aleksej Nikitin, scrittore di lingua russa nato a Kiev. Si tratta del secondo romanzo dell’autore edito dai tipi di Voland, che già nel 2013 si era interessata al suo mondo letterario pubblicando Istemi, e proposto nella collana Sírin, dedicata agli autori slavi. Entrambi i romanzi sono stati tradotti da Laura Pagliara, un’impresa sicuramente non facile, considerando la varietà del linguaggio che abbraccia Aleksej Nikitin e i numerosi e ostici riferimenti culturali della vita quotidiana nell’Unione Sovietica.

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Kwiatkowski – l’insostenibile solitudine dell’essere ciclista

Kwiatkowski

Le classiche della bicicletta sono le gare di un giorno, diverse per preparazione e per filosofia rispetto ai grandi giri a tappe. Nelle classiche la tattica di lungo termine non serve, tutto si gioca nel giro di ore passate a pedalare, alla mattina si parte e la sera è già tutto finito. Le classiche, ben più dei giri a tappe, sottolineano la grande solitudine del ciclista, tra gli sportivi quello che più si illude di avere una squadra e quello che più si ritrova alla fine dei conti solo verso il traguardo. Nelle classiche contano la gamba, la furbizia e in parte anche il cinismo. Tutte caratteristiche che appartengono al penultimo iscritto nell’albo d’oro della Milano-Sanremo, Michał Kwiatkowski da Chełmża.

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1983 – la prima serie polacca su Netflix tra distopia e tensione

1983

1983 segna un grande passo per il mondo del cinema e della televisione polacca. Si tratta infatti della prima produzione originale made in Poland del colosso Netflix. Scritta dall’esordiente statunitense Joshua Long e diretta, in parte, dalla portabandiera del cinema polacco agli Oscar, Agnieszka Holland, 1983 si presenta come un progetto altamente ambizioso.

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Messer Taddeo – voci in poesia dalla tradizione

Messer Taddeo PoloniCult

Ci si può avvicinare – ed innamorare – alla Polonia in diversi modi. Chi ci arriva tramite l’università perché ha scelto consapevolmente (!) di studiarne lingua, storia e letteratura, si ricorderà benissimo di quel momento in cui, per uno degli esami, ha dovuto leggere Pan Tadeusz di Adam Mickiewicz… Fu il primo testo polacco con il quale mi cimentai. E se la mia carriera da polonista fosse dipesa solo da quel libro, probabilmente sarei finita a fare altro. Fortunatamente venni coraggiosamente salvata dal suo libro più antitetico, Ferdydurke. Qualcuno potrà anche ribattere che neppure Gombrowicz scherza in fatto di semplicità e leggerezza, e sono anche d’accordo, ma il caro Messer Taddeo lascia il segno… un po’ come Manzoni con I Promessi Sposi, quelle letture scolastiche obbligatorie che proprio non digerisci. Per fortuna venne in mio soccorso il film di Wajda…

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