Opowiadania Bizarne o il caos del mondo

Opowiadania bizarne

Opowiadania Bizarne è la nuova raccolta di racconti di Olga Tokarczuk tra natura selvaggia e caos

di Mara Giacalone

Capita a volte di comprare un libro “a scatola chiusa”, di un autore che si conosce già, che si è certi ci piaccia e quindi l’ultima pubblicazione deve essere nostra. A ciò si aggiunge il fatto che gli editori fanno un ottimo lavoro con la copertina e la quarta invogliandoci maggiormente… noi lo prendiamo, lo leggiamo e… non ci piace. Può capitare a tutti. Può capitare anche con il libro di una scrittrice acclamata e famosa come è in questo momento Olga Tokarczuk.

Opowiadania Bizarne è la sua ultima fatica pubblicata questa primavera per Wydawnictwo Literackie ed è arrivato sulla mia scrivania praticamente subito. La copertina mi ricordava il film di Tim Burton Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, il titolo mi intrigava molto e sul retro si legge:

il lettore non può essere sicuro di dove lo conduce il singolo racconto. Olga Tokarczuk ci fa uscire dalla comfort zone mostrandoci che il mondo si fa sempre più inesplicabile. La parola francese bizarre significa strano ma anche divertente e insolito. Cos’è questo senso di stranezza e dove si prende? La bizzarria è una caratteristica del mondo? O forse è in noi?

In poche parole, lo volevo. Ora, non dico di essere stata delusa dal libro, però di certo mi ha colpita molto e nonostante non abbia ancora capito se mi sia piaciuto o meno, non posso che riconoscergli di essere un testo bizzarro, impegnativo e molto (molto) difficile da giudicare.

Sull’autrice non occorre spendere molte parole, negli ultimi anni ha fatto parlare tanto di sé e l’ultima notizia che ci giunge sul suo conto è la conquista del Man Booker International Prize per il romanzo Bieguni. Classe ‘62, Pani Olga è diventata una delle voci più importanti nel panorama letterario polacco ma anche estero, con numerosi riconoscimenti e varie traduzioni delle sue opere tra cui anche l’italiano (noi ce ne siamo occupati qui).

Opowiadania Bizarne è una raccolta di racconti. Sono dieci e completamente diversi gli uni dagli altri se non per qualche immagine ricorrente. Il lettore non viene preso per mano e condotto passo per passo attraverso posti incantati, in storie di uomini o donne coraggiose; non viene invitato a sedersi davanti al camino per ascoltare una voce calda che narra. Niente di tutto questo. Al contrario viene scaraventato in pasto ad una realtà feroce. Viene sbalzato via dalle sue certezze e sicurezze, da un certo modo ordinario di vedere e percepire il mondo. Ha dunque ragione la quarta quando ci diceva che la Tokarczuk ci fa uscire dalla comfort zone. Però ci sono anche modi e modi di farlo. E lei lo fa con violenza. Alcuni dei racconti sono come una doccia gelida. A voler fare un paragone storico, mi verrebbe da dire che ci troviamo a Sparta e non di certo ad Atene. Se si conosce Pani Olga, si sa già – più o meno – che è un personaggio che fa molto parlare di sé e con determinate caratteristiche. Ebbene, credo che questa volta si sia superata.

Come accennavo, gli Opowiadania bizarne non hanno un filo rosso che li leghi indissolubilmente tra di loro e di conseguenza parlarne diventa un pochino complicato. Allo stesso tempo, però, sono storie simili da un punto di vista narratologico perché ognuna di esse inizia in medias res e il punto arriva quando non ce lo si aspetta, lasciando inspiegate e inconcluse tante cose: il lettore si trova abbandonato e incapace di trovare un senso – sempre ammesso che poi ci sia. Sembra quasi che proprio attraverso questo lasciare in sospeso la Tokarczuk ci continui a richiamare ad una domanda ben precisa: Dlaczego świat jest światem braku?Perché il mondo, è un mondo di mancanze? Un mondo a cui manca il senso e anche la misura delle cose. E un mondo anche di manchevolezza, di imperfezione, un luogo di inadeguatezza. Il tema di fondo di questo volume con le pagine ruvide, è un sentore di vuoto e vacuo che incombe sull’uomo e sul mondo umano. Uno iato che lo stesso genere umano si è creato attraverso la sua evoluzione, attraverso la sua smania di potere, produzione, soldi, di sfruttamento del territorio su cui vive e della sua stessa alienazione. Sappiamo che la Tokarczuk è molto attiva su certe tematiche e in questa raccolta più che mai troviamo espresso questo suo disappunto per come l’uomo si sia allontanato dalla natura e il bisogno di tornarci. Quello che però va tenuto presente facendo questa considerazione, è che non è un ritorno hippie e naïve alla natura. Non è il bosco con l’erba verde brillante e rigogliosa, è una natura (quasi) matrigna. La Torkaczuk, di formazione psicologa e di scuola jungiana, quando pensa alla natura, al bosco, fa riferimento ad un luogo primordiale di istinti e pulsioni. Infatti l’animale che ricorre più e più volte nei suoi testi è il lupo. Nel brano Transfugium, Renata la sorella della protagonista è ospite in una clinica dove svolgono una trans fuga, una fuga nell’altro – potremmo dire una clinica dove le persone si fanno reincarnare in animali per poter tornare a vivere a contatto con la natura:

“Cosa c’è là?”

“Un mondo selvaggio. Senza uomini. Non lo possiamo vedere perché siamo uomini. Da soli ci siamo separati da esso e per poterci tornare, dobbiamo cambiare. Non posso scorgere quello di cui non faccio parte. Siamo prigionieri di noi stessi. […] Ti ricordi Ovidio? Lui lo aveva intuito. Le metamorfosi non consistono in differenze meccaniche. Lo stesso accade con la Transfugazia: accentua le similarità. Tutti siamo scimpanzé, ricci e larici – abbiamo tutto questo in noi”.

Quando si arriva alla fine del libro, dopo aver passato tutti e dieci i racconti, quello che resta addosso è un senso di inadeguatezza. La Tokarczuk ci spinge a guardare il mondo attraverso prospettive insolite, che straniscono e di non facile comprensione. Sono immagini violente. Fa accomodare i suoi lettori non su una poltrona soffice ma li fa sedere su un cespuglio pieno di spine, in modo che non si possano distrarre nemmeno un secondo, affinché siano spinti, sentendo tutta quella non confortevolezza, a riflettere. È dunque una raccolta filosofica? Non direi, anche se ovviamente tutte le domande che ci pone potrebbero portarci a etichettarlo così. Se proprio dovessi scegliere su che scaffale metterlo, opterei per miscellanee o libri incatalogabili. Che poi starebbe molto bene anche vicino a Gombrowicz (specialmente qualora ci fosse posto accanto a Bacacay) o a Leśmian – autori che ci salutano durante la lettura degli Opowiadania bizarne. Potremmo quindi metterla nella sezione letteratura polacca? Eh, no, perché è una letteratura diversa. Esiste lo scaffale letteratura scomoda? Perché scomoda è la nostra posizione, scomode sono le domande, scomoda è un po’ anche Pani Olga e i suoi personaggi. Personaggi che si trovano a combattere con l’assurdità di una quotidianità che non si riesce più ad afferrare perché cambia continuamente di senso (come per il protagonista di Szwy – Cuciture), personaggi a cui la vita sogghigna malevola come allo sfortunato di Przetwory – Conserve – che muore completamente da solo dopo essersi ingollato uno dopo l’altro strani barattoli confezionati anni e anni prima dalla defunta madre. C’è chi subisce un trapianto di cuore e da quel momento in poi inizia a porsi interrogativi che prima non aveva o, come il povero William Davisson – costretto a letto con una gamba rotta – che fa conoscenza con due zielone dzieci – due bambini con la pelle verde, due abitanti del bosco: “vivono sugli alberi, dormono nelle cavità. Di notte vagano sulle punte degli alberi ed espongono i corpi nudi alla luna – per questo la loro pelle diventa verde”.

All’inizio ho detto che la copertina mi aveva fatto pensare al film di Burton, ebbene, se avete presente il noto regista, avrete probabilmente presente anche le ambientazioni goth delle sue produzioni, sempre al limite tra il dark e personaggi insoliti, quelli che si situano al confine. Con gli Opowiadania Bizarne non siamo lontanissimi da certe atmosfere, ci troviamo in una dimensione periferica dove tutto è lecito – persino ricreare bambini con le reliquie dei santi -, una periferia dell’assurdo, una periferia del mondo che ci contrassegna per sempre con una misteriosa impotenza (peryferia świat naznaczają nas na zawszwe tajemniczą niemocą).

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