Myslovitz, l’onda rock che viene dalla Slesia.

Myslovitz

Band che fu di Artur Rojek, i Myslovitz sono stati e restano un’icona del rock polacco. Tra identità pop e influenze varie.

di Salvatore Greco
 

Se i T.Love erano stati una band iconica degli anni ’80 e di un certo spirito post-punk, l’anima rock polacca dagli anni ’90 non può fare a meno di confrontarsi con una band venuta da Mysłowice -in bassa Slesia- che ha fatto della propria provenienza dalla provincia un biglietto da visita da sfoggiare sui più grandi palcoscenici. Oggi parliamo di loro, dei Myslovitz.

Un sound capace di evolversi negli anni per quanto sempre fedele a se stesso è stata probabilmente la chiave del successo per un intero decennio dei Myslovitz, nati nel 1992 da un’idea dell’eclettico Artur Rojek, oggi noto per la sua fortunata carriera solista oltre che per l’organizzazione di festival indipendenti.

Nati come “The Freshman” dal titolo del film di Andrew Bergman con Marlon Brando e Matthew Broderick in Italia noto come “Il boss e la matricola“, la storia musicale di Rojek e compagni prende forma nei primi anni -come spessissimo accade- in contesti studenteschi e nei numerosi festival di provincia che aprono la strada ai primi contatti con studi di registrazione professionali e al primo contratto discografico, firmato nel 1995 quando la band aveva già abbandonato il nome di “The Freshman” per prendere quello attuale. “Myslovitz” non è altro che il nome tedesco della città di Mysłowice, centro urbano della Slesia poco lontano da Katowice dove Artur Rojek e gli altri membri fondatori della band erano nati e cresciuti. Come ogni cittadina di quelle zone, Mysłowice viveva e vive tuttora la sua identità di comunità a metà strada tra l’anima tedesca e quella polacca, motivo per il quale conserva anche il nome tedesco di cui sopra. Tuttavia l’idea di chiamarsi Myslovitz non fa riferimento a un qualche richiamo identitario germanofilo, ma fu ispirato da una vecchia targa in città che riferiva appunto il vecchio nome della città.

Dunque Myslovitz è il nome con cui si presentano al pubblico e anche il titolo del primo disco prodotto, apprezzato dalla critica e stimato come uno dei migliori debutti di sempre. Il rock pieno ma non aggressivo e le melodie malinconiche con cui salgono alla ribalta fa pensare immediatamente a diverse influenze occidentali, in particolare agli Oasis.

Il disco piace, convince, si fa ascoltare nella sua alternanza di ballate e pezzi più movimentati e la scelta di non produrre un concept-album ma una collezione di canzoni funziona e attira l’attenzione di una major come la Sony che produce i due album successivi in rapida sequenza, Sun Machine del 1996 e Z rozmyślań przy śniadaniu del 1997 nei quali si confermano i filoni di ispirazione già noti con Myslovitz: la musica britannica e il cinema.

Il salto di qualità vero e proprio si ha però nel 1999 con la pubblicazione di Miłość w czasach popkultury, un successo di pubblico strepitoso che vale alla band il doppio disco di platino. L’album ripropone in grande quanto maturato negli anni precedenti con un sound sempre incentrato su sonorità rock mai aggressive, ben arrangiate e un mood di fondo che fa della malinconia soffusa la sua linea lirica dichiarata. All’interno di questo solco il singolo più fortunato dell’album e ad oggi la hit più famosa di sempre dei Myslovitz, “długość dźwięku samotności” (la lunghezza del suono della solitudine):

Il caratteristico timbro di Rojek diventa la voce più riconosciuta del genere, i paragoni con il brit-rock e gli Oasis continuano e d’altro canto sembra che le due band si muovano su binari paralleli nei rispettivi Paesi. D’altro canto i Myslovitz non vogliono trincerarsi dentro una confezione commerciale per adolescenti con le farfalle nello stomaco e l’affinità con il mondo del cinema fanno sì che negli anni successivi riescano a reinventarsi nelle colonne sonore, anche con uno stile leggermente diverso dal solito e una collaborazione con il famoso regista Jerzy Stuhr che arriva nel 2003 alla composizione della colonna sonora del film Pogoda na jutro e a brani con la partecipazione di Stuhr stesso:

In realtà già nel 2002 si era esaurita la “pausa” discografica della band con la pubblicazione di un altro album di grandissimo successo intitolato Bar Mleczny Korova (che fa riferimento al locale Latte+ di Arancia meccanica) e che l’anno successivo uscì, con le canzoni cantate in inglese e qualche bonus-track come la versione sempre anglofona di Długość dzwięku samotności, in 27 paesi. Questo nuovo disco, per altro, conosce una maturità musicale diversa, segno che la breve pausa dalle sale di registrazione è stata utile a Rojek e i suoi per rinfrescare sound e ispirazione. Qualcosa dei Radiohead si può sentire ad esempio nel brano di apertura Sprzedawcy marzeń (il venditore di sogni) che apre il disco e anche in molti dei pezzi successivi. I tempi si dilatano, le distorsioni aumentano, il timbro di Rojek spezzato. La malinconia che permea l’intero disco e che è anche parte del titolo di uno dei pezzi più riusciti, wieża melancholii (la torre della malinconia) è figlia di un sentimento di profondi scoramento e sfiducia che il chitarrista della band, Przemysław Miszor, racconta così:  “La Polonia di oggi è un posto in cui accadono cose diverse rispetto a come le pensi. Un posto pieno di piccole crisi dove tutto è molto triste, oscuro e negativo. Per questo il nostro disco è così. Cantiamo soprattutto del vivere in questi strani stati dello spirito”.

Negli anni successivi, tra percezioni umorali e solida continuità artistica, i Myslovitz hanno prodotto altri quattro dischi tra cui Happyness is easy del 2006 meritevole di un altro disco di platino. Dal 2012, però, di comune accordo con i vecchi compagni di viaggio lo storico leader e voce della band Artur Rojek ha deciso di abbandonare il progetto come abbiamo detto e oggi per i Myslovitz canta Michał Kowalonek. Come è sempre difficile separare i destini di una band da chi ne ha guidato le sorti e se ne è fatto -anche in senso letterale- la voce, così è anche per i Myslovitz che nella nuova formazione hanno prodotto un disco intitolato 1577 e continuano a fare concerti in Polonia e nel mondo, anche se -sarà banale dirlo- non è più la stessa cosa.

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