Hańba! Il suono di Cracovia tra folk e gipsy-punk artigianale

Hańba!

Ciò che comunemente si associa al folklore musicale slavo -se ha davvero senso una definizione così ampia- è il gipsy-punk in varie forme portato a fama internazionale da un interprete d’eccezione come Goran Bregovic o trasformato con efficacia rara a vedersi dagli ucraini Gogol Bordello. In questo turbinare di fisarmoniche, violini, trombe indemoniate che evocano un mondo di musicanti raminghi e spensierati la fanno da padrona per tutta una serie di motivi storici e culturali le culture slave meridionali, è già più faticoso associare quel caos gioioso e giostraio alle più rigorose atmosfere praghesi o varsaviane, tanto per fare un esempio. La Polonia sembra aver trovato un suo modo piuttosto felice di accogliere e sintetizzare nelle proprie corde questo immaginario musicale e lo fa attraverso i cracoviani Hańba!

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Brain’s All Gone – quando il Punk si fa colorato e femminile

Brain's all gone

Nonostante l’ondata punk – inglese e americana –  si sgolasse con  “punk will never die”, il futuro non è stato dei più rosei e anche se qualcosa è sopravvissuto e ci ritroviamo 40enni che credono ancora di essere adolescenti, bisogna ammettere che da una buona quindicina d’anni a questa parte, la scena musicale è cambiata. Probabilmente nelle varie scene underground, qualcosa si muove, ma a livello internazionale, c’è mancanza di nomi. Ecco perché fa strano scoprire gruppi come le Brain’s all Gone…  in Polonia, per di più.

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Nawrocki Folk Computer Band – anche Danzica è folk-blues

Nawrocki

La ricetta per un buon disco folk prevede una voce roca e graffiante, una chitarra e una buona dose di storie da raccontare. Quella per un pessimo album folk prevede comunque una voce roca e graffiante, comunque una chitarra e di solito un repertorio di storie stereotipate o già sentite. Il caso della Nawrocki Folk Computer Band si trova –furbescamente- in un terzo luogo. Andiamo con ordine.

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Niechęć – l’avanguardia jazz che guarda al prog-rock.

Niechec

Arrivati al loro secondo album –Niechęć anch’esso- i cinque musicisti varsaviani sono ormai icona di un avant-jazz apprezzato oltre i suoi naturali confini.   di Salvatore Greco     Sulle pagine di PoloniCult avevamo dato spazio in passato alla scena avant-jazz, ma l’esperienza di ascolto di Niechęć è decisamente su…

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Trupa Trupa: nubi post-rock nel cielo di Danzica

Trupa Trupa

Il nome un po’ buffo e al contempo macabro che li rappresenta racconta solo fino a un certo punto la musica dei Trupa Trupa. Come accadeva per i Nagrobki, già noti ai lettori di PoloniCult, anche qui siamo di fronte a un ammiccamento al mondo funerario (“trup” in polacco vuol dire cadavere) che poco ha a che fare con giovanilismi dark o improbabili evocazioni al mondo del metal “classico”. Headache, prima e a oggi unica prova discografica dei Trupa Trupa, è un album molto maturo e raffinato, come le origini stesse della band raccontano.

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Wild books – echi alt-rock da una Varsavia “on the road”

Wild books

La vulgata che vuole Varsavia più allineata ai mood occidentali rispetto al resto del Paese spesso è arruffata e figlia di pensieri poco ragionati, ma è pur vero che il panorama musicale indipendente di Vava mostra più di quelli di altre città esempi di band dal respiro globalizzato come i Wild Books, band nata sulla Vistola varsaviana che non sfigurerebbe a San Francisco.

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Nagrobki – dal Baltico un omaggio all’onda fredda

Nagrobki

I Nagrobki in questo sembravano aver perso in partenza. Con un nome che in polacco significa “lapidi” stavo per bollare questi due ragazzotti del “Trójmiasto” (l’area urbana che comprende Danzica, Gdynia e Sopot) come un gruppo dark un po’ adolescenziale degno della peggiore stagione dei tardi ’90. Nulla di più sbagliato. Maciej Salamon e Adam Witkowski, vi devo delle scuse.

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Zakopower: tra pop e sonorità “góralskie”

Zakopower

Alla scoperta degli Zakopower, sound moderno e orgoglio della tradizione di Zakopane     di Mara Giacalone   Che la musica sia uno dei primi elementi di trasmissione culturale è dato a sapersi, ma per mollte minoranze culturali essa ha da sempre rappresentato un elemento importante per la propria autoidentificazione,…

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Kubaterra, prove tecniche di slowcore polacco.

Kubaterra

Un critico non sempre amato ma al quale non si può non riconoscere una certa attenzione come Scaruffi definisce i Low “l’equivalente rock dell’haiku giapponese o del mantra tibetano”. Sono innumerevoli dagli anni ’90 a oggi i gruppi e gli artisti che cercano di ricreare quel tipo di musica, sono veramente felice che tra gli esperimenti più riusciti del genere ci siano i polacchi Kubaterra.

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