Michał Kalecki, tra pragmatismo e rigore

Michał Kalecki, Dzieła

Ritratto di Michał Kalecki, mente acuta del pensiero economico, precursore in ombra della teoria keynesiana.

di Roberto Reale

«Retrospettivamente» scrive Katarzyna Chojnacka in un articolo apparso sul numero 29 (2007) degli Acta Scientifica Academiae Ostroviensis «si può affermare […] che gli economisti sono stati spesso interessati alla pianificazione strategica o alle forme di ricostruzione dell’economia del proprio Paese, nonché a comprendere i principi del sistema economico locale. Guidati dal desiderio di trovare nuove soluzioni [a problemi concreti], essi giungono sovente a brillanti conclusioni di carattere generale».

È una caratterizzazione perfetta della vita e dell’opera di Michał Kalecki. Nato nel 1899 a Łódź, allora parte dell’Impero Russo, Kalecki studia ingegneria civile a Varsavia, e si avvicina all’economia da autodidatta, stimolato dall’incontro con il pensiero di autori non ortodossi come l’ucraino Mikhail Tugan-Baranovsky e Rosa Luxemburg. Nel 1933 pubblica un opuscolo, Próba teorii koniunktury (tradotto poi in inglese con il titolo An Essay on the Theory of the Business Cycle), che anticiperà di tre anni le intuizioni di Keynes e inaugura “a new phase in the history of economic ideas and policymaking” (Julio López G. e Michaël Assous, Great Thinkers in Economics: Michal Kalecki, Palgrave, 2010).

In questa fase nuocerà alla circolazione delle nuove idee l’essere Kalecki polacco, e dunque l’angustia dei circuiti di diffusione cui gli era consentito l’eccesso. Tuttavia, i legami tra il lavoro di Kalecki e l’opera di Keynes sono profondi. In una sua recensione (1936) al capolavoro keynesiano The General Theory of Employment, Interest and Money, Kalecki riconosce invero che il principio secondo cui sarebbero gli investimenti a determinare il volume dell’output (in particolare, di metriche come il PIL) era già presente in  Próba teorii koniunktury. Lo stesso lavoro enuncia altresì l’indipendenza dell’output dalle fluttuazioni sulle retribuzioni nominali, come appunto farà Keynes. Lawrence Klein si spingerà addirittura ad affermare che la teoria economica di Kalecki contiene già, almeno in forma embrionale, tutti gli elementi salienti del sistema di Keynes (Klein, L., The life of John Maynard Keynes, in Journal of Political Economy, 59, ottobre 1951, pp. 443–51).

Negli anni della guerra, e fino al 1955, Kalecki vive all’estero (Oxford, Parigi, Montreal, New York) e si consacra a un intenso lavoro di ricerca, cui affianca la consulenza ad organismi nazionali ed internazionali deputati alla programmazione economica (quelli che oggi chiameremmo policymakers). Il suo approccio alla ricerca è un misto di rigore e di pragmatismo, né egli disdegna di attingere a discipline di varia estrazione quali l’ingegneria, il giornalismo, l’indagine creditizia, la statistica, l’osservazione diretta delle pratiche di business.

Frattanto, la Polonia si riprende lentamente dalla tragedia bellica. A metà degli anni ‘50 il Paese è pervaso da un notevole ottimismo e improntato a una buona dose di liberalismo, specie sotto la guida di Władysław Gomułka, che fu Primo Segretario del PZPR dall’ottobre 1956 al dicembre 1970. Sedotto dall’opportunità di contribuire alla crescita del suo Paese, nel 1955 Kalecki torna in patria, e si vede investito anche di una certa responsabilità nella pianificazione economica. Tuttavia, la situazione politica subirà un’involuzione e Kalecki perderà presa sulle decisioni di strategia economica.

È l’occasione per tornare a dedicarsi a tempo pieno alla ricerca e all’insegnamento, nonché all’analisi critica dell’economia socialista a cui Kalecki guarda naturalmente con simpatia ma senza alcuna traccia di ideologizzazione. Nel 1963 esce il fondamentale Zarys teorii wzrostu gospodarki socjalistycznej (Elementi di teoria della crescita dell’economia socialista), attorno al quale si sviluppa un dibattito di grande vivacità sia in patria che all’estero.

Il contributo maggiore e più originale di Kalecki è la celebre equazione del profitto. Il punto di partenza della riflessione sono i lavori di Marx sulla teoria del valore e sulla composizione organica del capitale (la celebre Zusammensetzung des Kapitals definita in Marx-Engels-Werke, 23, S. 640), benché in Marx stesso non si pervenga a un modello soddisfacente sull’evoluzione del volume dei profitti nel tempo. Per giungere al suo risultato, Kalecki divide l’economia in due gruppi, i lavoratori e i capitalisti, in base alla fonte di reddito di ciascuno (profitti nel secondo caso, salari nel primo); inoltre, egli assume che i lavoratori non siano in grado di accantonare reddito e che l’economia sia priva tanto di scambi con l’estero quanto di un settore pubblico rilevante. In seconda istanza queste ipotesi saranno eliminate; per intanto, però, Kalecki può agevolmente scrivere

P + W = CW + CP + I

dove P è il profitto lordo (ossia senza tener conto degli interessi e delle svalutazioni), W sono i salari (total wages), CW e CP sono rispettivamente il consumo dei lavoratori e quello dei capitalisti, ed I è il volume degli investimenti.

Dall’aver supposto che i lavoratori non accantonano reddito (in altre parole, non risparmiano, ossia spendono tutto ciò che guadagnano), i termini W e CW si semplificano e si giunge a

P = CP + I

che è appunto l’equazione del profitto. Dunque, per Kalecki, i profitti sono uguali alla somma del consumo capitalistico e degli investimenti.

Ora, è naturale chiedersi se sia il primo membro dell’equazione a determinare il secondo, o viceversa: ossia, se il profitto sia funzione del consumo e degli investimenti, oppure questi ultimi funzione del profitto. La risposta, benché paradossale da un punto di vista individualistico, è invece palese in una prospettiva macroeconomica: i capitalisti possono decidere di investire di più o consumare di più in un dato periodo, ma non di guadagnare di più, sicché è il profitto, il primo membro dell’equazione, a dipendere dalle altre due variabili. E d’altra parte è evidente che il consumo di un membro della classe diventa profitto per un altro.

Attraverso l’equazione del profitto e lo studio della distribuzione del reddito, Kalecki giunge a formulare una teoria generale del ciclo economico: l’alternanza tra periodi di prosperità, nei quali l’incremento dei flussi di cassa determina un incremento nei profitti, e periodi di recessione, caratterizzati da un declino nella convenienza degli investimenti. Il paradosso, scrive Kalecki, è che la crisi, da un punto di vista macroeconomico, è utile; tuttavia, “non è la teoria ad essere paradossale, ma l’economia capitalista” (citato in Maurice Dobb, Theories of value and distribution since Adam Smith, Cambridge University Press, 1973).

Michał Kalecki, Karl Marx, John Maynard Keynes

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