Viaggio nei Mazury: tra laghi e conservatori. Parte I.

Varmia Masuria 6 PoloniCult

Reportage di un’estate nella regione dei laghi Mazury, paradiso naturale e bacino elettorale della destra rurale.

di Salvatore Greco

Nell’estate del 2013 avevo bisogno di passare del tempo in Polonia per alcune ricerche sul famoso poeta Tadeusz Różewicz, impossibili da svolgere in Italia per tutta una serie di motivi che i polonisti conoscono bene. Per cui quando una mia vecchia conoscente mi propose un lavoro estivo in Polonia accettai quasi senza remore. Si trattava di andare a Olsztyn, capoluogo della regione di Warmia e Mazury per tenere un corso d’italiano a un gruppo di sacerdoti. Paga bassa, praticamente un rimborso spese, ma alloggio e vitto assicurati per un paio di mesi, non ci pensai un attimo.
Alla fine si scoprì che si trattava non di Olsztyn, ma di un villaggio di 400 anime a una decina di chilometri dalla città e che il gruppo di sacerdoti era un solo prete, padre Henryk, il cui livello di italiano dopo due mesi di mie lezioni bastava a stento per ordinare un caffè al bar con l’accento e la grammatica di un turista tedesco, ma in compenso quest’esperienza mi permise di conoscere una Polonia che non avevo mai visto nelle mie sortite “urbane”, scoprii la realtà viva e pulsante, complessa e scomoda della provincia più profonda, una Polonia da raccontare su Life.pl.

Tutto ha inizio intorno alla fine di luglio del 2013. Arrivato in aereo a Varsavia trovo ad attendermi proprio il mio futuro allievo. Mi era stato detto il giorno stesso che sarebbe stato lui ad aspettarmi perché si trovava a Varsavia e quindi non avrei dovuto raggiungere Olsztyn in autobus (tre ore e mezzo di strada). Mi trovo allora in pochi minuti con un omaccione simpatico e bonario, ma il cui tutore al braccio destro non mi rassicura molto sull’opportunità che guidai lui. “Tu non sai la strada e io non mi so spiegare, tranquillo, so usare il cambio anche anche così”.
Non potendo altro fare che fidarmi, mi fido. E va bene, non so ancora come, ma riesce a guidare. Una fermata in una bettola (a mangiare salsicce cotte in modo igienicamente dubbio) dopo, scopro che soffre di diabete, che ascolta Radio Maryja “anche se non approvo tutto quello che dicono” e che sarà lui il mio unico allievo “forse vorrà partecipare padre Roman?” “Chi è padre Roman?” “Il vice-parroco, è un latinista e anche tifoso del Real Madrid, sai?”.

Varmia Masuria PoloniCultArriviamo a Klebark quando è già notte inoltrata, dopo aver attraversato strade in mezzo ai boschi e il silenzio, così buio che il villaggio nemmeno lo si vedeva davvero anche perché la canonica -dove mi è stata garantita ospitalità- si trova proprio di fronte alla Chiesa, e tutto il “comprensorio” su una collina che domina il villaggio. Quando scendo dall’auto sembrava il set di un film gotico, un piazzale silenzioso, un ragazzino pallido sulla porta, nulla sembra dare segni di vita. Scopro che il ragazzino è una sorta di assistente volontario per l’estate, avrà avuto sui sedici anni e una cortesia che ha dell’agghiacciante; conosco anche questo padre Roman, il sedicente latinista tifoso del Real Madrid. Pesa sicuramente più di un quintale e ha i modi di un petroliere texano più che di un sacerdote polacco in un villaggio sperduto, perdipiù latinista. Sulla sua fede calcistica non si possono avere dubbi, un gagliardetto blanco pende dallo specchietto retrovisore del suo suv (lo noto quella sera stessa mentre sgomma parcheggiando). Henryk mi presenta, lo invita alle lezioni “iniziamo domani, Roman, devi essere presente”, Roman nicchia, lo avrei rivisto  raramente al di fuori dei pasti quell’estate. Entro in quella che sarebbe stata la mia stanza, arredata con semplicità ma c’è tutto quello che mi serve. L’indomani -mi dico- si comincia a esplorare questo posto.

Mi alzo prestissimo la mattina dopo anche perché le mie finestre non hanno tende e quindi il sole entra con una certaVarmia Masuria 2 PoloniCult prepotenza, ma è talmente presto che né i due sacerdoti né l’inquietante ragazzino -si chiama Karol- sono in piedi. Decido di fare un giro per la canonica, sembra davvero molto antica, avrei scoperto più avanti che effettivamente lo è, della metà del diciottesimo secolo, quando queste terre erano già da tempo territorio prussiano, piena zeppa di oggetti, targhe, fotografie, quadri praticamente ovunque. Fuori scorgo i primi scorci di un panorama mozzafiato, un lago con un’isoletta al centro si scorge dalla collina e il bosco subito dopo. Un posto di grande pace, pure troppa. E scopro anche un cane, un husky che sembrava molto vecchio e mi guardava con l’aria impassibile e saggia. Avrei scoperto poi che si chiamava Bora, una femmina di husky di 13 anni completamente sorda, ma di eleganza rara. All’ora della colazione, inizio a conoscere i vari personaggi che avrebbero affollato quel micro-mondo tutto a parte.

Iniziamo dal signor Zdzisław, un omino decisamente strano, perennemente con la sigaretta in bocca e magro come un chiodo. Sarei venuto a sapere nelle settimane successive che era un uomo ricco, caduto talmente in miseria da vivere ora come custode della chiesa per un letto e un pezzo di pane più quello che ogni tanto rubacchia dalla cucina quando nessuno guarda (nemmeno tanto, in effetti, considerando che una volta lo vedo con i miei occhi mentre mi mostra vittorioso un pezzo di salsiccia che brandiva come uno scettro). Ama raccontare di un passato fastoso e aveva delle opinioni decisamente ambigue sul passato socialista, non sarei mai riuscito a capire se la sua ricchezza dipendesse proprio da una certa “fedeltà” politica. Ha una grande ossessione per gli alianti, gli aerei senza motore, “ad agosto ti porterò a fare un giro sul volo di Copernico”. Non avrei mai capito di cosa parlasse. Il signor Zdzisław divide il posto in cui vive con un altro mezzo derelitto, un certo Witek, omone baffuto e sempre in tuta, dice di essere stato un calciatore da ragazzo e mi viene presentato come l’allenatore per i bambini da cui -scoprirò poi- è molto rispettato. La mattina in cui lo incontro, mi chiede se conosco qualche calciatore polacco, io rispondo un po’ a caso “Boniek”, sembra soddisfatto e addenta un grosso panino che aveva nella tasca della tuta.

La mia prima mattina a Klebark incontro anche il personaggio in assoluto più inquietante di tutto il mio soggiorno, un poliziotto che dice di essere in pensione ma si presenta in divisa, si chiama Tomasz e quella mattina in cui piomba in canonica (più o meno un porto di mare in cui la gente entra ed esce un po’ a caso) mentre io bevo il mio caffè (da buon italiano all’estero io viaggio sempre con la moka in valigia) mi racconta le sue opinioni sul mondo “Non capisco cosa vogliano questi omosessuali, il mondo funziona così da duemila anni perché ora dovremmo cambiare le cose e farci da parte? Non va bene affatto!” e poi se ne va soddisfatto, ma non prima di avermi mostrato la sua app che gli suggeriva un brano del Vangelo ogni mattina. Sebbene piuttosto pacchiana, è tutto sommato il punto meno inquietante di questo bizzarro soggetto.

Varmia Masuria 3 PoloniCultPoi c’è Grzegorz, il segretario tuttofare di padre Henryk che sembra non vedere l’ora di dovermi accompagnare ovunque mi serva (il posto è servito da autobus interurbani ma d’estate ne passa uno ogni due ore) e quando siamo in macchina tira fuori tutte le sue audiocassette con i successi di Drupi, particolarmente deluso per il fatto che io non sia in grado di cantarne con lui più di una o due,”Drupi è un idolo qui, le sue canzoni hanno fatto innamorare tutti quelli della mia generazione. In Italia non ha molti fan?” oppure mi racconta orgoglioso della figlia, brava studentessa e amante della danza. Anche lui è stato un ballerino da giovane, con la compagnia di danza popolare è stato anche in Francia una volta.

Nelle prime settimane che passo lì ho modo di incontrare diverse altre persone mentre intanto iniziano le lezioni con Henryk, la sua volontà di imparare era più o meno quella di un bambino di otto anni, ogni volta che iniziamo si parte sempre per la tangente. Una volta cerco di spiegargli  la natura del PD, lo confondo a morte. Un’altra volta parliamo delle regioni d’Italia, gli racconto di come in Emilia ci sia stata per molto tempo la tradizione di chiamare i bambini con nomi improbabili o riferibili alla tradizione socio-comunista per poter evitare che li battezzassero, questo un po’ lo spaventa e lo sconvolge. Henryk è il figlio di un alto ufficiale dell’esercito, molto rigido a riguardo e anche se si definisce un liberale su certi punti è un uomo profondamente conservatore. Sugli anni della Polonia popolare è duro e netto “sono stati una tragedia” mi dice “chi racconta che si viveva meglio è un pazzo. Sai che quando i sovietici arrivarono a Klebark nel ’45 fucilarono il parroco proprio in questa stanza?”.

Nel frattempo, tra una (scarna) lezione e l’altra mi guardo un po’ intorno, visito Olsztyn che nonostante sia sede di un ateneo mi sembra decisamente una cittadina di provincia, nulla a che vedere con le altre città che ho potuto visitare. A Klebark, invece, al di fuori di quelli che mi “conoscono”e mi trattano con esagerata gentilezza (compresi una giovane contessa senza un soldo e il marito -da queste parti i nobili decaduti abbondano- che mi invitano da loro a bere żubrówka e mangiare aringhe come in un film sovietico), non vengo guardato di buon occhio. Henryk scherza (ma forse non troppo) dicendo che sia colpa del mio aspetto un po’ semitico, di sicuro capelli ricci, barba e carnagione scura non sono proprio caratteristiche comuni da queste parti. Qualcuno comincia ad accettare che io passeggi per le strade o cercassi di arrivare al lago (che è uno dei più piccoli dei Mazury, ma molto suggestivo) solo quando inizio a farlo con Bora, ufficialmente il cane più amato e rispettato che io abbia mai visto. Anche in chiesa, dove vado qualche volta a sentire le prediche di Henryk e Roman, gli sguardi non sono benevoli nei miei confronti, se non altro conditi da un po’ di sospetto. Scopro anche che Henryk è un predicatore particolarmente bravo e, nel modo in cui è possibile da queste parti, “moderno”. Si muove tra i banchi parlando a braccio, si confronta con i fedeli, più che un prete cattolico sembra un pastore protestante di quelli che poi fanno il controcanto con il coro gospel. Ha fatto delle esperienze particolari Henryk, mi racconta di essere stato ad Haiti (dove c’è una comunità antica di polacchi dovuta alla storia napoleonica) dopo il terremoto e poi in Georgia per la guerra nel 2009 dove mi racconta di aver preso anche parecchie botte dai soldati di frontiera russi per aver fatto scappare clandestinamente una giovane polacca incinta dall’Ossezia. Non sembra vantarsi o se lo sta facendo, lo fa in modo estremamente naturale. Lo racconta come se dicesse: “beh, capita, incidenti del mestiere”.

Varmia Masuria 4 PoloniCult

Varmia Masuria 5 PoloniCultSembra che ci sia una curiosa combinazione di cattolicesimo delle origini qui -più avanti la canonica avrebbe ospitato anche due ex-galeotti e un ragazzo lituano con problemi di alcolismo- e di un conservatorismo bigotto e anticittadino. Spesso e volentieri -davanti a un bicchiere di terrificante vino rosso cileno o meraviglioso cognac armeno ma allungato con acqua bollente e quindi reso probabilmente disgustoso- sento parlar male di Varsavia “colpevole” della sua opulenza e della troppa modernità “molto meglio qui dove la gente si conosce e nessuno penserebbe di farsi un tatuaggio”.
La vita prosegue così per metà circa del mio soggiorno lì fino al giorno in cui Henryk mi annuncia: “dobbiamo andare a Varsavia a prendere un vescovo siriano, ah già, domani arriva una famiglia di armeni di mia conoscenza”. Ma di questo parleremo la prossima volta, fra quindici giorni sempre per Life.pl .

 

Iscriviti alla newsletter di PoloniCult

Iscriviti per ricevere in anteprima le novità di PoloniCult, la raccolta dei nostri migliori articoli e contenuti speciali.

I agree to have my personal information transfered to MailChimp ( more information )

Non ti invieremo mai spam, rispetteremo la tua privacy e potrai recedere in ogni momento.

0 Condivisioni