Magdalena Tulli. Sogni e pietre

Tulli cover PoloniCult
Il fallimento delle utopie del XX secolo

Ci sono sogni scuri e chiari, ce ne sono di belli e di orribili. Ma la loro chiarezza deriva sempre dall’oscurità, la loro bellezza dall’orrore. Il turbinio di sogni mai recisi dalle cesoie riempie tutto il mondo e si può perfino dire che proprio questo turbinio sia il mondo, e che gli abitanti della città – insieme alle case, ai letti, le coperte, i ricordi, le domande senza risposta – servano solo a che i sogni vengano sognati.
(Magdalena Tulli, Sogni e pietre, Voland, 2010)

Magdalena Tulli, scrittrice, traduttrice e psicologa, è tra i più importanti esponenti del “realismo magico” polacco. Nasce a Varsavia il 20 ottobre del 1955, città in cui risiede e lavora tuttora. Tre volte finalista del premio letterario Nike, e finalista nel 2012 del Best Translated Book Award, premio statunitense per il miglior libro tradotto da una lingua straniera. Lei stessa ha tradotto opere di Marcel Proust e Italo Calvino, e i suoi libri sono stati tradotti in più di dieci lingue. Come sostiene Billy Johnson, uno dei suoi traduttori più affezionati, pare sia arduo catalogare la Tulli in un genere letterario ben definito.

Il suo stile si affaccia ben oltre il realismo magico. Ad averla influenzata sono stati molti autori, come Calvino, Kafka e Saramago, e tali influenze hanno contribuito inevitabilmente alla creazione di un suo mondo letterario, articolato, intimo e indifferente alla pubblicità e alla critica. Esordisce come scrittrice nel 1995 con Sogni e pietre (Sny i kamienie), noto in Italia grazie a Voland che l’ha pubblicato nel 2010.

Sogni e pietre è un misto di poesia e prosa. È un romanzo incentrato su un’unica figura, un narratore molto presente che ci mostra i diversi modi di vivere e capire il mondo circostante. A tal proposito, non lo si può considerare un vero e proprio romanzo, poiché non dispone degli elementi fondamentali di un romanzo, quali la trama, i personaggi e i dialoghi, ma più un’opera filosofica. Magdalena Tulli narra una storia surreale, quasi al limite del fantastico, una storia di quelle che ci fanno sognare e ci fanno riflettere sui più grandi dilemmi dell’uomo: la vita, la morte, la luce e l’oscurità.

La storia comincia con la costruzione di una città, con la descrizione del lavoro minuzioso dei costruttori, dei cittadini ligi al dovere che si imbattono nelle loro attività, della forza creatrice che spinge costantemente gli esseri umani a ricercare la perfezione e la bellezza. La città è come una pianta, nasce da un seme per poi crescere ed espandersi nella sua forma geometrica e delineata dei suoi ideatori, fiduciosi nel futuro e pieni di sogni.

Tuttavia, lo sforzo iniziale si trasforma in un progetto irrealizzabile. La struttura geometrica della città si sfalda, il meccanismo si corrompe, comincia il declino e la crisi del valori. L’ossessione di portare la città al massimo sviluppo spinge i costruttori alla corruzione e alla successiva implosione della città stessa. E così si fanno avanti i ricordi e le amarezze, i sogni e le pietre. I sogni di gloria degli esseri umani e la loro tensione verso la bellezza, sogni che diventano pietre, crisi dei valori e caos sociale. Magdalena Tulli descrive il passaggio sogni/pietre in maniera cristallina, mettendo a nudo i paradossi dell’esistenza umana e le costanti contraddizioni che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni. È la storia di Varsavia e di altre “piccole patrie”, la storia della nascita e della morte di un luogo che diviene metafora delle varie fasi dell’esistenza umana, della crisi sociale e del fallimento delle utopie.

Un piccolo gioiello della narrativa polacca al femminile e del tema “urbano” come quello di Olga Tokarczuk di cui abbiamo già parlato. Un romanzo scritto quasi vent’anni fa, ma estremamente attuale nei contenuti e nella crisi che viviamo oggigiorno.

Claudia Vicini

 

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