Lo żużel in Polonia. Un approfondimento.

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Alla scoperta dei dati tecnici, della storia e dei personaggi dello żużel, lo speedway polacco.

di Alberto Bertolotto

In Italia è uno sport che si tiene faticosamente in vita: a oggi è attivo solo un impianto, quello di Terenzano, in Friuli Venezia Giulia, che ha ospitato nel 2019 ogni gara del campionato tricolore. Pochi sono i team, altrettanto pochi i piloti. Dalle parti di Varsavia si vive una situazione diametralmente opposta: tante squadre, molti driver; gli stadi che ospitano i Gp sono sempre gremiti, i campionati sono seguiti e i media dedicano quotidianamente ampio spazio alla disciplina. Da Leszno a Wrocław, passando per Rybnik e Gorzów Wielkopolski, tutti conoscono le regole e i protagonisti del team della loro città. È una vera e propria religione lo speedway, żużel in polacco, disciplina del motorsport popolare in passato in alcuni stati europei ma decisamente ancora attuale in Polonia. Su PoloniCult ne avevamo già parlato qui, ma è ora di approfondire il tema.

L’Ekstraliga, il maggior campionato nazionale, è il più prestigioso, competitivo e col maggior giro d’affari in Europa. L’interesse e la passione si è ulteriormente accesa nelle ultime settimane visto che a Toruń, in uno dei luoghi tempio della specialità, si è laureato campione mondiale Bartosz Zmarzlik, 24enne nativo di Stettino, terzo iridato dei biało-czerwoni nella storia, considerato da tutti l’erede di Tomasz Gollob. Quest’ultimo è uno dei più grandi interpreti di sempre della disciplina e ottimo amico di Zbigniew Boniek, appassionato come pochi altri dell’arte della derapata tanto da avervi investito parte dei suoi guadagni.

LE ORIGINI. Speedway a livello internazionale, żużel in Polonia (sport żużlowy). Come mai e qual è il significato di questa parola? Letteralmente żużel vuol dire scorie. Si riferisce al materiale che veniva usato al tempo per formare le piste: si tratta di ciò che è rimasto dopo che il metallo desiderato è stato separato (cioè fuso) dal suo minerale grezzo. Ora, per creare il campo di gara, sono utilizzate miscele speciali di sienite o granito. I tempi sono cambiati, tuttavia il nome è rimasto, tanto che è difficile sentir parlare di speedway in Polonia.

Si tratta di una disciplina semplice da capire: i centauri si esibiscono su una pista ovale da percorrere in senso antiorario, la cui lunghezza varia dai 260 ai 420 metri. Le qualificazioni si sviluppano nell’arco di 20 batterie da disputare su 4 giri: i piloti al via sono 16 e possono prendere parte a cinque manche. I migliori 8 affrontano le due semifinali. I primi 4 di ogni round passano alla semifinale, ultimo step prima dell’atto conclusivo a cui partecipano i primi due di ogni manche. Questo è il regolamento del campionato mondiale, perché ogni torneo ha una sua legge. La particolarità della specialità è legata soprattutto al tipo di moto che viene utilizzata: è priva di cambio, ammortizzatori e, soprattutto freni, aspetto quest’ultimo che dà vita alla derapata grazie a cui i piloti affrontano le curve, dando spettacolo. Il motore, a quattro tempi, ha una cilindrata di 500 centimetri cubici, eroga una potenza tra i 75 e i 77 cavalli e porta il mezzo ad avere un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2’’8 secondi. Le alte velocità unite alle derapate rendono lo żużel uno sport spettacolare, oltre che pericoloso.

Le sue origini in Polonia risalgono al periodo tra i due conflitti, esattamente al 7 agosto 1932, quando a Mysłowice, in Alta Slesia, si disputò la prima, vera gara: terminata la seconda guerra mondiale, alla fine degli anni ’40, fu adottata la distinzione in classi e si iniziarono a vedere le prime moto appositamente dedicate alla disciplina. «A Katowice e dintorni – racconta Leszek Blażyński, giornalista di Przegląd Sportowy, approfondendo il discorso legato alla Slesia – lo speedway si è sviluppato grazie ai tanti abitanti di Leopoli che, dopo il conflitto, lasciarono il loro paese e si stabilirono a Bytom. Roman Paluch e suo figlio Jan formarono la squadra di żużel del Polonia Bytom: alla prima gara a Bytom parteciparono 4.000 spettatori. Non era una grande affluenza ma lo stesso giorno si giocarono in città alcune partite di calcio. Successivamente, in Alta Slesia, si appassionarono in tanti alla derapata: nel 1949, in una gara tra Polonia e Paesi Bassi assistettero 60 mila spettatori. Fu il record per lo stadio olimpico». I motori fecero presa nella regione e nel resto della Polonia e diventarono presto estremamente popolari: tra gli anni ’40 e ’50, una manifestazione molto seguita fu il Rajd Tatrzański, in cui i motociclisti dovevano affrontare percorsi in montagna talmente duri che meno della metà dei concorrenti raggiunsero il traguardo. «Non si trattava di speedway – specifica Blażyński – ma fu una corsa molto importante: ai polacchi interessavano e i media raccontavano ampiamente queste sfide». Sulla storia della famiglia Paluch, il cronista di Przegląd Sportowy ha appena pubblicato un libro, Jasko ze Lwowa, che sta avendo un grande riscontro tra gli amanti dello żużel (e non solo).

I CAMPIONI. Durante gli anni crebbe sempre di più l’interesse nei confronti della disciplina: nuovi specialisti, altrettante nuove squadre e spettatori portarono lo żużel ad avere una lega nazionale molto importante e a essere inoltre uno dei passatempi principali della popolazione, estremamente attenta allo sport nell’epoca comunista visto che si trattava di una delle pochissime valvole di sfogo. «Ogni club ha una storia nata decenni or sono – riprende il filo Dariusz Ostafiński, giornalista di Sportowe Fakty – negli anni ’70, lo Stadio della Slesia di Chorzów era uno dei tre luoghi al mondo in cui si tenevano le grandi finali dei campionati mondiali, a cui assistevano 100.000 persone. A quei tempi nacquero le nostre stelle: Jerzy Szczakiel, Zenon Plech, Edward Jancarz, Paweł Waloszek, Antoni Woryna». A tal proposito, si è venuta così a creare una vera e propria scuola, nel tempo, tanto che sono innumerevoli i fuoriclasse nella storia dello speedway polacco: impossibile citarle e analizzarle tutte, più agile ricordare i campioni iridati, che rimangono sempre pochi per le qualità del movimento e l’amore da sempre avuto per la disciplina. Il primo fu Jerzy Szczarkiel, altoslesiano di Opole, che nel 1973 vinse il titolo in casa, allo stadio della Slesia a Chorzów, dove la nazionale di calcio superò lo stesso anno l’Inghilterra nel corso delle qualificazioni ai campionati iridati. Fu un evento storico, tanto che la moto usata dal centauro nella gara è conservata nel museo dello sport all’interno dell’impianto di Chorzów (chi mai lo visiterà, potrà anche ammirare il video della gara che laureò Szczarkiel campione del mondo). Si aggiudicò l’alloro dopo essere caduto in uno dei round e di fronte a 100.000 persone. La Polonia dovette poi aspettare 37 anni per vedere un altro pilota trionfare: nel 2010 Tomasz Gollob ruppe il digiuno a Terenzano, nel corso della prova organizzata dal Moto Club Olimpia.

«Ricordo benissimo quel giorno – attacca il presidente della società friulana Pier Paolo Scagnetti, al tempo pilota -: si accorse di aver vinto il titolo quando il suo principale rivale ruppe il motore a metà gara. Ai box esultarono tutti i suoi meccanici. Fu un grand prix spettacolare: finite le prove si scatenò un violento temporale. Piovve tutta la notte, sino a due ore prima della prova. La pista era allagata e tutto lo staff del Mc si era adoperato per asciugarla, mentre i piloti pensavano ormai che si sarebbe corso il giorno dopo. Invece riuscimmo a sistemare il terreno di gara e Gollob vinse, in quello che fu il suo anno di grazia». Il centauro – ora in sedia a rotelle in seguito a un grave incidente – è tuttora molto amato in Polonia. «A differenza di tanti altri suoi colleghi, che andavano in albergo una volta disputata la propria prova, Gollob rimaneva sempre con i suoi meccanici, era estremamente preciso e attento nella cura della moto. – ricorda sempre Scagnetti – Controllava tutto ciò che facevano, con meticolosità». Attualmente il campione è in sedia a rotelle a causa di un brutto incidente avuto in una gara di motocross. Il centauro ha corso nell’ultima parte della carriera con l’ultimo grande pilota della tradizione polacca, Zmarzlik, tanto che può essere definito il padre putativo dell’attuale campione del mondo. I due hanno un rapporto eccellente e Bartek chiama sempre Gollob prima di ogni gara per confortarsi. «È un suo allievo – conferma Ostafiński – Quando Zmarzlik era un ragazzino, Gollob lo invitò nella sua squadra. Nel corso del tempo lo ha aiutato a capire questo sport. Gli ha spiegato come funziona una moto e cosa fare per diventare il miglior pilota del mondo».

A proposito del neo-iridato, non basta dire che per molti addetti ai lavori sia il più forte interprete della disciplina in circolazione (al di là del titolo conquistato): ha un talento innato, il suo stile di guida è efficace e coraggioso e la sua escalation fa capire di essere di fronte a un fenomeno. È il più giovane vincitore di sempre di un Gp (a 19 anni e 140 giorni il primo successo) nonché il più giovane a essere salito sul podio in un Gp (a poco più di 17 anni): i due record resistono ancora oggi. Già nel 2016, a 22 anni, aveva successivamente ottenuto il bronzo iridato, risultato bissato l’anno successivo. Nel 2018 ha chiuso al secondo posto la rassegna iridata, prima di vincerla quest’anno: continuità – 4 volte di fila sul podio –, costanza e crescita, Zmarzilk si è guadagnato il rispetto del mondo dello speedway e anche i complimenti di Boniek, che si è congratulato con lui negli studi di Tvp subito dopo la vittoria dell’iride. Si può dire che il 2019 sia coinciso con la sua consacrazione: un momento che sta vivendo con grande semplicità, visto che lui stesso ha sempre dichiarato di non essere interessato alla fama. Una dichiarazione che trova seguito nei fatti, tanto che passa la maggior del tempo con la famiglia e gli amici, dedicandosi nel tempo libero al giardinaggio, ai giri in bicicletta o alla pesca sportiva.

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LE GARE, LA COPERTURA MEDIATICA, I FAN. Zmarzlik, tra i vari impegni sportivi, gareggia con lo Stal Gorzów Wielkpolski proprio nel massimo campionato nazionale, l’Ekstraliga, che scatta ad aprile e si chiude tra settembre e ottobre, con la partecipazione di otto squadre. Il torneo del 2019 è stato vinto dall’Unia Leszno, che ha conquistato il terzo titolo di fila battendo in finale lo Sparta Wrocław. Entrambi i team sono ininterrottamente dal 2000 in categoria e sono quelli più longevi in categoria. È invece retrocesso una squadra di grande prestigio come il Toruń (che nel 2020 sarà sostituto dal Row Rybnik) mentre si è salvato solamente allo spareggio lo Stal Gorzów Wielkpolski, nonostante la presenza in gruppo del campione del mondo. Alla rassegna hanno poi preso parte e hanno mantenuto il posto in Ekstraliga il Falubaz Zielona Góra, il Włókniarz Częstochowa, il Gkm Grudziądz e il Motor Lublin.

Il campionato è il più importante in Europa perché – oltre ai motivi citati sopra – vi corrono i piloti più forti: nel 2019 il ceco Leon Madsen era la stella del Włókniarz mentre il russo Emil Sayfutdinov era il punto di forza dell’Unia di Leszno. Come si può vedere, la lega è soprattutto composta da squadre dell’ovest della Polonia e in particolare della Slesia: il Motor Lublin rappresenta un’eccezione. Tante sono le gare che vengono organizzate, l’Ekstraliga è solo l’apice di un movimento molto articolato: è presente la Pierwsza e la Druga Liga, il campionato a coppie oltre che il campionato under 21 individuale e a coppie. A livello internazionale si tengono solitamente tre tappe del Gp: quella di Toruń, che chiude quasi sempre la stagione a ottobre, quella di Wrocław (che nel 2020 si disputerà ad agosto) e quella di Varsavia. Nella capitale, si correrà il 16 maggio del prossimo e sarà il momento in cui si renderà omaggio a Zmarzlik. Un evento che si annuncia pazzesco, tanto che la prevendita dei biglietti non solo è già partita (pochi giorni fa) ma ha raggiunto quota 45.000 mila ticket staccati. Ne sono disponibili ancora 10.000 ma è molto probabile che si esauriranno a strettissimo giro di posta. Chi non riuscirà a vedere dal vivo il primo gp della nuova stagione, potrà seguirlo dal vivo vista la copertura televisiva e mediatica prevista per lo speedway: nSport+, Canal+, Eurosport e Eleven Sports trasmettono le prove nazionali e internazionali, senza contare naturalmente i quotidiani generalisti e sportivi che trattano l’argomento.

«Quest’anno è stato storico perché la televisione ha mostrato tutte le sfide di Ekstraliga. – spiega Ostafiński – Gli appassionati di speedway sono speciali. Vivono per il loro club. Quest’anno il fenomeno è stato il Motor Lublin, il cui stadio ha una capacità di 9.000 mila spettatori e ciononostante si è arrivati anche a 12.000 spettatori: molti fan si sedevano sulle scale. A mezzanotte si sono messi in fila alla biglietteria per acquistare i biglietti per la gara successiva della loro squadra».

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Lo speedway ha fatto presa anche tra tanti sportivi: il caso più eclatante è legato a Boniek, nato nella stessa città di Gollob, Bydgoszcz. In passato, l’ex leggenda della nazionale, tramite una sua azienda, ha anche sponsorizzato il grande pilota e lo stesso centauro ha dichiarato che il calciatore è stato una sua fonte d’ispirazione: per esempio, scelse il numero 20 in occasione di un’edizione dei campionati europei (numero di Zibì in nazionale). Più in generale Boniek ama la disciplina, la segue, ne parla, ha un’opinione. Tra i calciatori attuali Dawid Kownacki, attaccante della nazionale ora al Fortuna Düsseldorf ed ex Sampdoria, è un appassionato ed è amico di Kamil Brzozowski, driver impegnato nell’Ekstraliga: per lui ha fatto anche il meccanico oltre che l’autista. D’altronde, il giocatore è nato a Gorzów Wielkopolski, una delle città più importanti per quanto riguarda lo żużel in Polonia. «È uno sport molto popolare dappertutto ma soprattutto nelle città in cui ci sono club – chiude Ostafiński -. Abbiamo la migliore lega al mondo, in cui i piloti guadagnano sino a 2 milioni di złoty». Grande seguito, grande giro d’affari, come si conviene a ogni sport praticato ad alto livello.

(un ringraziamento a Roberto Tomba di Motosprint per la consulenza tecnica al pezzo)

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