Lala – Cent’anni di solitudine lungo la Vistola

Lala Dehnel Cover PoloniCult

Opera di culto di Jacek Dehnel, Lala è il racconto bizzarro di una vita incredibile e il ritratto-mondo di una vita e non solo.

di Salvatore Greco

C’è un romanzo che in Polonia sembra abbia letto praticamente chiunque, uno di quei libri che a distanza di anni fa ancora parlare di sé, conosce continue ristampe e nuove edizioni, e non è raro notare la sua copertina impegnata a celare un volto concentrato di lettore (o lettrice) sulla metropolitana di Varsavia. Si tratta di Lala, l’opera più nota di Jacek Dehnel, uno degli autori più raffinati dell’odierno panorama letterario in Polonia, e che nel 2010 è arrivato in Italia nella traduzione di Raffaella Belletti per i tipi di Salani. Non sembra che Lala abbia conquistato i lettori nostrani, forse per via di un lancio infelice o a causa della sua essenza di libro capriccioso, ostile ai generi e ricco di rimandi e rintocchi al limite del caleidoscopico. Lala va affrontato con pazienza, coscienza e con un po’ di retroterra per non finire travolti dal fiume di parole, nomi, oggetti e rimandi che Dehnel cesella in punta di penna con una lingua straordinariamente elegante e che rischiano di apparire riferimenti senza senso o orpelli autoriferiti. Oggi su PoloniCult proviamo a ridare vita a Lala partendo proprio da questo.

Tra biografia…

Lala, che in polacco significa bambola, è lo pseudonimo di Helena Bieniecka, nonna dell’autore e protagonista a tutti gli effetti del libro a cui dà il titolo. Si può dire dunque, senza particolari remore diegetiche, che Lala è anche un romanzo biografico, condotto nella forma di un’intervista o di una lunga chiacchierata-fiume tra l’autore e la protagonista. Questa forma fa sì che sin dalle prime righe Lala sia una cavalcata un po’ scomposta all’interno della vita e delle storie di una donna che ne ha vissute moltissime attraversando indenne o quasi il secolo più denso che l’umanità abbia conosciuto: il ventesimo. Non è di facilissimo impatto destreggiarsi tra i villaggi e le città, le case e gli oggetti e anche il caravanserraglio di personaggi incredibili che compongono la vita di Lala, e delle generazioni che l’hanno preceduta, esseri umani a volte talmente pittoreschi da tenere sempre in guardia il dubbio narrativo su quanto sia reale e quanto arricchito dall’istrionica penna di Dehnel.

Il fatto che Lala esista davvero e che l’autore sia lì presente accanto a lei non significa del resto trovarsi di fronte a un racconto lineare o a una presunta storia vera di quelle che tanto emozionano gli autori di fascette per best-seller. I momenti drammatici non mancano di certo e la Storia fa capolino e a volte entra con grande molestia, ma quello di Dehnel non è un lavoro documentario e le storie della nonna si ricreano e si confondono nel modo in cui lei stesso le racconta: smorzandole, tagliandole, riprendendole da un capo qualsiasi della fila degli avvenimenti o lasciandosi acciuffare da un guizzo esterno, da un personaggio laterale di quella storia precisa che però è protagonista in pompa magna di un’altra.

“Uno dei fascini della nonna -ancora ai tempi in cui parlava- stava nel suo modo di cominciare le storie. In fondo si trattava (e si tratta) sempre della stessa storia, intricata e offuscata fino a diventare irriconoscibile sotto svariati strati di vernice e fuliggine, che cominciava in una gran quantità di luoghi e di regola non finiva mai, interrotta tutt’al più quando gli ospiti si congedavano o calava il buio”.

Una delle condizioni da accettare prima di iniziare la lettura di Lala è proprio questa, prendere atto che il fiume delle storie non conosce una continuità temporale e logica ma segue quella del ricordo, del flusso di coscienza e delle evocazioni più o meno simboliche che nomi, oggetti e luoghi evocano. Non è facile stare dietro alla linea del tempo e degli eventi della vita di Lala, ma non è nemmeno necessario, anzi è persino dannoso.

… e realismo magico.

Se Jacek Dehnel avesse voluto dedicare una biografia alla nonna lo avrebbe fatto, e se avesse ritenuto la vita di Lala meritevole di un libro di memorie avrebbe fatto anche quello. Per nostra fortuna però Dehnel non è uno storico amatoriale né uno degli innumerevoli grafomani che, soprattutto in Polonia, ritengono la storia propria e della propria famiglia sintomatica e sintetica di un periodo storico o di un particolare evento. Dehnel è uno scrittore di prosa, per altro di non comune talento, e come tale dalla storia della nonna e dai rocamboleschi avvenimenti della sua famiglia attorno, dentro e accanto alla Storia ha deciso di ricavare un grandioso romanzo con davvero pochi riferimenti possibili nel novero della letteratura polacca d’ogni tempo. Il riferimento letterario più vivido che la lettura di Lala ha evocato a chi scrive è quello della grande tradizione sudamericana e in particolare l’opera di Gabriel Garcia Marquez. C’è molto nel romanzo di Dehnel di quanto il creatore del realismo magico ha donato al panorama letterario mondiale: la grande saga familiare, gli intrecci impossibili, situazioni che si disvelano tra il rocambolesco e l’improbabile, eventi che si dilatano anche al di là delle coordinate a cui appartengono. È difficile e probabilmente inutile tentare di ritrovare una vera e propria trama dentro Lala, che appartiene alla categoria dei romanzi-mondo e dove l’unico punto di raccoglimento, l’autentico centro di gravità a cui guardare mentre tutto attorno le storie si accavallano è la protagonista o addirittura l’atto stesso del narrare.

Dehnel ha usato una capacità evocativa sorprendente e una storia umana non comune per costruire un romanzo che parla di memoria, ma più delle sue modalità che non di temi definiti. Lala è una storia intima e familiare ma che si eleva dalla memorialistica per entrare dalla porta principale nel novero della grande letteratura dove l’autore continua ad abitare ancora oggi, tra le figure più elevate di tutta la narrativa polacca contemporanea.

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