La Memoria passa per Edelman

Marek Edelman PoloniCult
Marek Edelman ha testimoniato per tutta la sua vita la Memoria come esercizio morale, gli scritti che ha lasciato mantengono intatta la potenza della sua riflessione e della sua testimonianza.

di Salvatore Greco

La Giornata della Memoria è un momento rischioso dell’anno, quello in cui il sacrosanto dovere di onorare un debito con la storia rischia di confondersi con un esercizio di autoassoluzione, l’adempimento di un compitino sociale o -peggio- il pretesto per sollevare polemiche di rara sterilità. Su PoloniCult cercheremo di evitare tutto questo e cogliere l’occasione per raccontare un personaggio straordinario della storia e della letteratura polacca che della Memoria e della sua conservazione ha fatto la battaglia di una vita, Marek Edelman.

Quello che di Edelman si può leggere in italiano è merito della volontà degli editori Sellerio e La Giuntina che hanno pubblicato rispettivamente i volumi C’era l’amore nel ghetto e l’intervista fatta a Edelman dalla scrittrice Hanna Krall Arrivare prima del signore Iddio, entrambi libri che compongono il quadro cronachistico e riflessivo della Memoria.

A uso di chi non conoscesse già la figura di Marek Edelman, ne raccontiamo un po’ la storia: nato nel primo giorno dell’anno 1922, ebreo varsaviano, visse gli anni della giovinezza come militante molto attivo del Bund, quello che si può comodamente definire una sorta di partito socialista ebraico, attività che dovette cessare con l’occupazione nazista della Polonia e l’ovvia messa in clandestinità di quello che restava del Bund stesso. Dopo che l’occupazione della città giunse a compimento, Edelman finì a condividere con altri quasi quattrocento mila ebrei, meticolosamente stipativi dalle forze occupanti, l’esperienza di vita nel ghetto a cui il titolo del suo libro citato all’inizio fa riferimento.
ghetto varsavia edelman PoloniCultInutile qui entrare nei dettagli delle condizioni di vita cui erano costretti gli abitanti del ghetto e della fine a cui molti di loro furono destinati negli anni della guerra, basterà ricordare che le continue deportazioni verso fabbriche dove erano ridotti in schiavitù o verso i famigerati campi di sterminio portarono la popolazione del ghetto a circa 70.000 unità nel gennaio del 1943. Questa data non è stata scelta casualmente: nei mesi precedenti le deportazioni sembravano essere diminuite tanto dal gettare una calma surreale sul ghetto fino al 18 gennaio di quell’anno, giorno in cui un commando di SS -dopo una visita ispettiva di Himmler in persona- organizzò la deportazione di oltre 8.000 operai destinati ai campi di sterminio. Quel giorno però la ŻOB , una delle organizzazioni della resistenza all’interno del ghetto, riuscì a sabotare l’operazione con un atto di guerriglia e i tedeschi riuscirono a deportare solo poche centinaia degli ottomila uomini che avevano preventivato. Nei giorni successivi a questa guerriglia i tedeschi si ritirarono strategicamente dal ghetto e la resistenza ne approfittò per organizzare un vero e proprio apparato di difesa, subodorando quello che sarebbe successo poi: Himmler di lì a pochi giorni avrebbe ordinato la dismissione e distruzione del ghetto compresa -ovviamente- la liquidazione dei suoi abitanti.
L’insurrezione iniziò il 19 aprile, durante la Pasqua ebraica, con una sparatoria contro una colonna di soldati tedeschi in movimento, e si concluse tragicamente poco meno di un mese dopo, il 16 maggio,dopo poco più di trenta giorni di guerra urbana casa per casa e strada per strada, con un numero di morti tra gli insorti superiori ai 40.000.
Pochissimi sopravvissero, tra cui uno dei capi di quell’insurrezione, il poco più che ventenne Marek Edelman che dopo la guerra si trasferì a Łódź e esercitò la professione medica oltre a lasciare pagine preziose sulla storia dell’insurrezione e sul valore della Memoria che sono le cose che più ci interessano oggi.

amore nel ghetto Edelman PoloniCultC’era l’amore nel ghetto è un libriccino di meno di cento pagine raccolte in quella bella veste blu e tascabile che Sellerio dà ai suoi libri, si rischia di confonderlo con un romanzo di Camilleri a guardarlo da lontano. Invece è un libro denso di racconti, storie e persone. Il desiderio di Edelman è quello di rigettare l’immagine del ghetto come una creatura morta o morente per raccontarne la vitalità e la normalità, nell’idea -comune per altro anche al nostro Primo Levi- che la lotta per sopravvivere in determinate circostanze passi anche dal mantenere l’umanità del quotidiano e dal non negarle dignità per la situazione emergenziale.
Come si legge nella prefazione a cura di Włodek Goldkorn e Adriano Sofri: “C’è uno spreco e un cattivo uso delle parole e delle analogie, quando si parla della Shoah: un impiego della retorica che privilegia la metafora a scapito della vita e delle vite. Si dimentica, o si ignora, che anche nel ghetto ci si innamorava, si litigava, si faceva politica, si sognava. Si sperava in un avvenire addirittura“.
E di queste vite e speranze Edelman fa un racconto commovente, anche se non necessariamente commosso, prende il lettore per mano e lo porta per le vie del ghetto a conoscere le persone che l’hanno abitato con le loro idiosincrasie, paure e la loro normalità. Racconta anche di rastrellamenti e battaglie, certo, perché indubbiamente c’erano, ma senza dimenticare il resto -fondamentale- della vita nel ghetto, anche dell’amore nel ghetto come dice il titolo. Un libro che è come ingoiare sassi, ma che restituisce vita da ogni pagina.

arrivare prima del signore Iddio Hall Edelman PoloniCultArrivare prima del signore Iddio, come si diceva in principio, è un libro molto diverso, una conversazione tra due grandissime menti e penne della Polonia ebraica: Marek Edelman, per l’appunto, “l’intervistato”, e Hanna Krall.
Il racconto confidenziale e storico tra loro va dalle storie di Edelman nel ghetto alla sua vita successiva, altrettanto preziosa e significativa per la sua formazione umana, come cardiologo e portatore della Memoria oltre che dell’eredità di quell’esperienza che si riverbera sempre. Come dice Edelman, ripreso nella quarta di copertina, le due cose si compenetrano alla perfezione:

Nella clinica dove ho lavorato in seguito c’era una grandissima palma.  A volte mi fermavo lì sotto e davanti vedevo le sale dove stavano ricoverati i miei pazienti. Erano altri tempi, non c’erano i farmaci, le apparecchiature né gli interventi di oggi, e gran parte dei malati in quelle sale era condannata a morire. Il mio compito era quello di salvarne il maggior numero possibile e un giorno, sotto quella palma, mi sono reso conto che in fondo era lo stesso compito che là, all’Umschlagplatz. Anche allora stavo al cancello e tiravo fuori degli individui da una folla di condannati“.

Anche qui la vita e le vite sono protagoniste, Edelman racconta -in maniera forse più consapevole- il suo ruolo e quello di tutta la resistenza nei giorni dell’insurrezione e allo stesso tempo è in grado di rifletterci da lontano mettendo a confronto le esperienze della sua vita e ricavandone una lezione importante: la vita come concetto universale, le vite degli individui che compongono una comunità, sono ciò per cui vale la pena testimoniare la Memoria.

È per dare spazio alla memoria come elemento di riflessione che abbiamo scelto di parlare di Marek Edelman, di suggerirvi i suoi libri. Per questo motivo più che cercare storie da Auschwitz (che non mancano certo alla letteratura polacca) abbiamo preferito dedicarci a una storia che ha a che fare certamente con la Memoria e l’ebraismo, ma in modo diverso. Al di là delle necessità storiche e delle millanterie di parte che spesso usano la Shoah come la coperta proverbialmente troppo corta per giustificare la propria esistenza e le proprie azioni tirandola chi da un lato chi dall’altro, è nelle comunità umane e nella loro necessità di perpetuarsi nella reciproca coscienza di sè per superare le storture della storia che la Memoria perora la sua causa. E questo sicuramente Marek Edelman lo sapeva, lo ha raccontato e studiato, continua a raccontarlo attraverso i libri di cui possiamo disporre e che noi, nel piccolo lavoro di divulgazione che facciamo, tentiamo di fare con lui.

Iscriviti alla newsletter di PoloniCult

Iscriviti per ricevere in anteprima le novità di PoloniCult, la raccolta dei nostri migliori articoli e contenuti speciali.

Non ti invieremo mai spam, rispetteremo la tua privacy e potrai recedere in ogni momento.

Condivisioni 0